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Architettura

Fondi Caronia Roberti, Giuseppe Caronia, Antonio Zanca

Il Fondo Caronia Roberti (curatore Ettore Sessa), il Fondo Giuseppe Caronia (curatore Carla Quartarone), il Fondo Antonio Zanca (curatore Paola Barbera) hanno formato la Sezione Archivi di Architettura Contemporanea dei Fondi Speciali del Dipartimento di Storia e Progetto nell’Architettura. I tre fondi raccolgono materiali documentari e bibliografici provenienti dagli archivi degli studi professionali e dalle biblioteche di Antonio Zanca (Palermo 1861-1958), di Salvatore Caronia Roberti (Palermo 1887-1970) e di Giuseppe Caronia (Palermo 1915 – Roma 1994). Si tratta di tre architetti e ingegneri palermitani, attivi in tutta la Sicilia e anche in ambito nazionale, che hanno svolto ruoli fondamentali nell’ambito della cultura del progetto dell’Italia d’Età Contemporanea, lasciando tracce significative sia in relazione al patrimonio edilizio sia in ambito di studi ed elaborazioni teoriche sia, ancora, segnando un percorso considerevole in ambito accademico. 

Appartenenti a tre diverse generazioni, Antonio Zanca, Salvatore Caronia Roberti e il figlio di quest’ultimo Giuseppe Caronia condividono, almeno in una fase dei rispettivi percorsi di progettisti, quella tendenza (ancora soggetta ad un recente processo di rivalutazione storico-critica essenzialmente in Francia e in Germania più che in Italia) definita neo-humanisme che, travalicando i confini delle singole appartenenze a correnti stilistiche o ad orientamenti estetici, informa la cultura del progetto architettonico ed urbanistico europeo in un difficile confronto critico con il funzionalismo a partire dagli anni Venti fino all’epilogo negli anni Cinquanta.
È, dunque, un comune denominatore, quello del neo-humanisme, che connota buona parte delle rispettive elaborazioni e produzioni architettoniche; se Antonio Zanca (già allievo di Giuseppe Damiani Almeyda) vi perviene in avanzata maturità quasi per naturale decantazione formalistica, partendo da una robusta impostazione eclettico-tecnicistica (tarda ma di buon mestiere), e Salvatore Caronia Roberti (già allievo di Ernesto Basile) vi traghetta con singolare originalità percettivista il portato soggettivista della sua particolare formazione modernista (già pronta a convertire in codici classicisti le “famiglie di forme” declinabili della variante accademizzante del liberty basiliano), Giuseppe Caronia (allievo del padre) ne informa la sua prima stagione progettuale reiterandone con sincera adesione di formulari e contenuti anche oltre il limite epocale degli anni della ricostruzione post bellica.
Prodromi di questa istanza etico-estetica, tesa a riguadagnare alla cultura del progetto quei valori umani che la parte più sensibile della classe egemone (politicamente e culturalmente) dell’epoca, tanto del ventennio fascista quanto dei primi anni della ricostruzione, si impegnava a riconoscere nella classicità (intesa però, allora, come metafora e distillato moderno di una tradizione oramai guardata come fonte di ispirazione attiva e non di remore declamatorie oppure di nostalgiche restituzioni o reinterpretazioni), compaiono nelle precedenti attività, sia professionali che scientifiche, di Zanca neo eclettico e di Caronia Roberti tardo modernista e déco. Con loro il “primo” Giuseppe Caronia percorre quella particolare via culturale di una modernità rassicurante, responsabilmente austera e formalmente solida ma, soprattutto, non dimentica delle regole compositive del “buon antico”. Una tendenza, questa, in realtà trasversale che ancora reclama un posto in quel segmento della storia dell’architettura contemporanea che va dagli anni Venti agli anni Cinquanta e che, per questa specifica fase della loro attività, accomuna Zanca e i due Caronia agli inglesi Edward Maufe, Courtenay Crikmer, Frank Scarlett, ai tedeschi Paul Bonatz, Emil Fahrenkamp, Clemens Holzmeister, Werner March, Paul Schwebes, Alfred Gunzenhuser e ai francesi Henri Belloch, Jean-Charles Moreux, Joseph Marrast, Charles Letrosne, Louis-Hippolyte Boileau, Pierre Patout, André Granet, Paul Tournon, Robert Fournez, Albert Laprade, André Aubert, Jean-Claude Dondel, Paul Viard.
Protagonisti di una nuova maniera di pensare la scena urbana tradizionale fra le due guerre, il loro apporto alla cultura del progetto, volto più al risultato sicuro (obiettivo al quale indirizzano le rispettive missioni di docenti) che non allo slancio innovativo, attende ancora oggi una più attenta e mirata analisi dei valori intrinseci della loro opera di architetti-ingegneri impegnati nella ricerca della “qualità”.
Consistente in migliaia di elaborati progettuali (alcuni dei quali di notevole valore artistico per le affinate tecniche di rappresentazione) e in centinaia fra volumi e fascicoli di periodici d’epoca, oltre che in centinaia di fotografie (anche di cantiere e di modelli di architetture) e di documenti, questo patrimonio proveniene dai Fondi Speciali ed è dichiarato presso la AAA Italia (Associazione Nazionale Archivi Architettura Contemporanea) della quale il Dipartimento di Storia e Progetto nell’Architettura è Socio Fondatore (ruolo oggi trasmesso al nuovo Dipartimento di Architettura). Fonte inesauribile di consultazione per dottorandi, docenti e studiosi in genere (di storia dell’architettura, ma anche di altri ambiti disciplinari quali restauro, urbanistica, tecnologia, scienza delle costruzioni, progettazione, ecc.), per professionisti e per tecnici di istituzioni pubbliche e private questo materiale documenta una parte rilevante della storia dell'architetura siciliana dell'ultimo Ottocento e di gran parte del XX secolo.