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Portale delle Biblioteche

Scelta della sede editoriale

Di norma, tranne i casi in cui un lavoro scientifico sia stato, per qualche motivo, vincolato già in fase di progettazione a una destinazione editoriale predeterminata al di fuori del suo diretto controllo, all'autore (o al gruppo di ricerca) spetta anche il delicato compito di effettuare la scelta più opportuna in merito alla collocazione editoriale del prodotto ("dove pubblicare"). Su questa scelta possono influire diverse considerazioni individuali, legate agli ambiti disciplinari di riferimento di ognuno, ai contesti scientifici ritenuti più appropriati in relazione alle linee di ricerca seguite, ma anche al proprio profilo istituzionale e alle aspettative individuali in merito alla migliore diffusione possibile dei propri contributi presso la comunità scientifica nazionale e internazionale.

In proposito, si sa che il percorso accademico dei singoli e le legittime aspettative di carriera di ciascuno possono indurre anche alla fretta di pubblicare uno o più contributi scientifici in dipendenza dalle scadenze degli esercizi di valutazione della ricerca, che rispondono a scopi sia interni all'istituzione (es. "scatti retributivi") sia esterni (es. ASN, VQR, bandi PRIN, etc.). La pressione legata a tali dinamiche può far sì che gli autori talvolta non abbiano un controllo ottimale sulla scelta della destinazione editoriale più idonea per i propri contributi scientifici.

Pertanto, a beneficio degli autori di Ateneo e a supporto delle scelte da compiere, nel rispetto della libertà e responsabilità individuale della ricerca, richiamiamo qui alcuni aspetti più propriamente bibliometrici e offriamo alcuni suggerimenti sull'opportunità di disseminare in modalità open access i propri lavori (anche con riguardo agli aspetti giuridici coinvolti), con avvertenze specifiche per evitare in ogni caso editori e riviste di sospetta affidabilità.


Impatto e qualità dei prodotti della ricerca (aspetti bibliometrici)

Intorno alla scelta su "dove pubblicare" si condensano anche aspetti strategici, nella consapevolezza che tra una collocazione editoriale e un'altra possono esistere differenze molto significative, soprattutto sul piano della capacità dell'editore di controllare, descrivere, distribuire e disseminare più o meno efficamente i contenuti di una pubblicazione. Tutti questi aspetti incidono molto sulla potenzialità di impatto scientifico del contributo pubblicato, che spesso è strettamente correlato al prestigio acquisito e consolidato da un editore e/o una rivista. Nell'ambito dell'editoria scientifica internazionale, tale potenzialità viene normalmente misurata attraverso il conteggio delle citazioni e i valori degli indicatori bibliometrici riportati nei principali database citazionali (Scopus, Web of Science), e quindi può essere conosciuta o perlomeno preventivata dall'autore già prima della pubblicazione.

Appare evidente che il prestigio e la capacità di impatto di un editore/rivista è legato, a sua volta, alle garanzie di buona gestione del processo editoriale offerte agli autori e ai lettori. Le riviste con maggiore impatto/qualità normalmente hanno un alto indice di selezione degli articoli per la pubblicazione, sono dotate di meccanismi di peer reviewing molto rigorosi, si avvalgono di comitati scientifici e collaboratori editoriali estremamente professionali, e curano in ogni dettaglio tutti gli aspetti del workflow di pubblicazione, incluso il marketing, la comunicazione, l'accuratezza della descrizione e indicizzazione dei prodotti nelle piattaforme web sviluppate per l'accesso e la disseminazione pubblica dei contributi. Gli aspetti bibliometrici riguardanti i prodotti della ricerca e la loro valutazione quali-quantitativa sono approfonditi nella sezione Bibliometria del nostro portale.


Accessibilità e disseminazione dei prodotti della ricerca (aspetti giuridici)

Sono molte le considerazioni che ci spingono a suggerire a tutti gli autori di Ateneo l'opportunità di pubblicare, ogni volta che è possibile, i propri lavori direttamente in modalità ad accesso aperto (l'argomento è ampiamente approfondito dal nostro Settore nell'apposita sezione Open access del nostro portale). Frequentemente, tale modalità è anche un obbligo di legge, collegato alla forma pubblica di finanziamento ricevuta per specifiche ricerche, di cui le pubblicazioni presentano alla comunità scientifica gli esiti. Ciò vale, ad esempio, per tutti i contributi scientifici che siano l’esito di ricerche sostenute finanziariamente – per intero o in quota maggioritaria – dall’Università degli Studi di Palermo, dal MIUR o Enti di ricerca vigilati dal MIUR, dall’Unione Europea o Enti di ricerca vigilati dall’Unione Europea. In proposito, si veda il quadro di riferimento descritto nella sezione Progetti con finanziamenti pubblici del nostro portale. 

In ogni caso, è molto importante sapere che, anche quando sia prevista dagli accordi la cessione agli editori di diritti sulla pubblicazione, esistono alcuni strumenti giuridici che possono aiutare per una gestione più consapevole degli accordi editoriali, allo scopo di salvaguardare alcune prerogative dell'autore in merito all'accesso e alla disseminazione dei prodotti della ricerca (si veda in proposito la pagina Diritto d’autore per chi pubblica del nostro portale), oltre all'eventualità di adottare per il proprio lavoro una formula editoriale che includa una delle licenze Creative Commons, allo scopo esplicito (reso trasparente dal logo e dalla tipologia di licenza CC scelta, indicati nell'opera) di riservare all'autore una serie di diritti.

Nell’ambito della ricerca scientifica è importante sfatare il mito secondo cui l’open access sarebbe incompatibile con il diritto d’autore, o quantomeno ne costituirebbe un limite: a tal fine è importante che i ricercatori  diventino più consapevoli dei propri diritti e imparino a contrattare con gli editori per mantenere i diritti di riuso dei propri lavori scientifici (argomento approfondito dal nostro Settore nell'apposita sezione Open access e diritto d'autore del nostro portale)


Come riconoscere gli editori di sospetta affidabilità (avvertenze)

Nella Carta europea dei ricercatori dell'UE, al paragrafo "Diffusione e valorizzazione dei risultati", si afferma che "Tutti i ricercatori dovrebbero accertarsi, conformemente alle prescrizioni contrattuali, che i risultati delle loro ricerche siano diffusi e valorizzati, ossia comunicati, trasferiti in altri contesti di ricerca o, se del caso, commercializzati. I ricercatori di comprovata esperienza sono particolarmente tenuti ad accertarsi che le ricerche siano proficue e che i risultati siano valorizzati o resi accessibili al pubblico (o entrambe le cose) laddove possibile".

L'obbligo descritto nella Raccomandazione UE andrebbe tenuto ben presente dagli autori al momento della scelta dell'editore/rivista e della modalità di pubblicazione di un lavoro scientifico. Infatti, nonostante possa sembrarlo, non è affatto scontato che al pagamento di una tariffa da parte di un autore a un editore per ottenere la pubblicazione di un lavoro scientifico in una rivista corrisponda sempre l'accessibilità pubblica del contributo. Continuano a circolare, nel mercato internazionale, pratiche editoriali al limite della truffasedicenti open access, in cui editori/riviste di dubbia affidabilità (cosiddetti predatory publishers / predatory journals) ospitano, in piattaforme web improvvisate, lavori di ricerca a solo scopo di profitto, sfruttando il modello "author pays" dell'open access ma senza offrire in cambio delle tariffe alcun servizio editoriale né agli autori (revisione / peer review dei contenuti; redazione/correzione o proofreading del manoscritto) né al pubblico (es. accesso al full-text; indicizzazione/descrizione dei contributi per favorire il recupero delle informazioni da parte degli utenti). In proposito, abbiamo approfondito alcune questioni nella sezione Pubblicare open access in sicurezza del nostro portale.