In ricordo di Rita Calabrese
Rita Calabrese, già professore ordinario di Letteratura tedesca, nel nostro Ateneo, ci ha lasciato improvvisamente.
La professoressa Calabrese aveva studiato nell’allora Facoltà di Magistero con uno dei più grandi germanisti e intellettuali italiani, Furio Jesi, che già negli anni Settanta aveva rinnovato gli studi di germanistica riflettendo sui traumi e le ambiguità della cultura tedesca. Con Jesi Rita Calabrese aveva imparato a decifrare il lato “oscuro” del Novecento tedesco collaborando all’epocale traduzione de Il tramonto dell’Occidente di Oswald Spengler costantemente ristampato da Longanesi.
Tra le fondatrici della Società Italiana delle Letterate, di cui è stata presidente e un’instancabile animatrice, Rita Calabrese è stata una pioniera degli studi femministi e in particolare della Frauenliteratur tedesca. È in quest’ambito che spiccano alcuni suoi studi come Dissonanze. Aspetti di cultura delle donne (1990) o Felicità del dialogo. Relazioni tra donne (1991), Della stessa madre, dello stesso padre. Tredici sorelle di genii (1996), e ancora Sconfinare. Percorsi femminili nella letteratura tedesca (2003) e Oltrecanone. Generi, genealogie, tradizioni (2015). Non a caso è stata la prima nella Facoltà di Scienze della Formazione a insegnare studi di genere.
Altrettanto importante è stato il contributo di Rita Calabrese sul fronte della letteratura ebraico-tedesca e sulla Shoah, culminato nella monografia Acher l'altro: figure ebraiche nella letteratura tedesca dal Settecento al Novecento (1996) e la cura del volume Dopo la Shoah. Nuove identità ebraiche (2005) pubblicata nella collana del Dipartimento Arti e Comunicazione dell’Università di Palermo di cui Rita Calabrese è stata anche direttrice.
A elencare i titoli dei suoi lavori ci si rende conto che sarebbe possibile tracciare un ritratto di Rita Calabrese anche solo mettendo insieme le parole che li compongono: dissonanze, di una cultura declinata al femminile, guardata con uno sguardo orgogliosamente femminista, dialogo, che in lei si univa alla facilità di entrare in contatto con gli altri, relazione, tra donne, cercata con la grinta che la contraddistingueva, nelle amicizie come nella politica e nell’impegno civile. La sua attenzione per le vite vissute ai margini – l’ebreo, l’altro, le donne – l’ha portata a dedicare studi su figure come quelle di Fanny Mendelssohn, Clara Wieck Schumann, Franziska zu Reventlow, Grete Trakl, Erika Mann, tutte caparbiamente geniali, a dispetto dell’invadente fama dei più noti padri, fratelli e mariti.
Anche le sue traduzioni parlano del suo desiderio instancabile di comunicare e trasmettere: La gita delle ragazze morte di Anna Seghers (2010), Piccoli amori di Franziska zu Reventlow (2014), Album italiano di Fanny Lewald, (2015), Il cielo sopra Palermo di Constanze Neumann (2021).
Negli ultimi anni alla letteratura si era affiancato l’antico interesse per le fotografe ebree tedesche degli anni Venti e, per quanto ormai in quiescenza, la professoressa Rita Calabrese non aveva fatto mai mancare il suo contributo ai lavori dei dottorati di ricerca in Studi Culturali Europei/Europäische Kulturstudien e in Cultura visuale continuando a formare gli allievi e stimolando i colleghi sui temi che le erano congeniali.
