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Presentazione

19-giu-2023

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PREMESSA

Un’analisi attenta delle problematiche derivanti dalla produzione agricola e dai residui che ne derivano non è di poco conto poiché ha riflessi sostanziali sulla gestione dei cicli produttivi e sul miglioramento dell’efficienza produttiva nella produzione primaria e nella trasformazione agroalimentare. Tale tematica è di attualissima importanza a seguito anche delle recenti normative che, in relazione ai regolamenti comunitari, hanno valutato in modo molto attento l’opportunità di escludere i residui vegetali della lavorazione agroalimentare, sia in campo che in magazzino, dalle normative che impongono specifici obblighi ai produttori in termini di gestione dei rifiuti speciali.  

Questo approccio della recente normativa non eÌ€ di poco conto, atteso soprattutto che gli scarti verdi possono avere molteplici utilizzi non solo per le applicazioni connesse con il sostegno degli impianti a biomassa per la generazione di energia verde, ma anche per lo sviluppo di una produzione derivata che permette di restituire maggiore sostenibilità all’intero ciclo produttivo derivante dall’attività agricola.

La Legge 154/2016 ha apportato interessanti novitàÌ€ nell’ottica di una sostanziale razionalizzazione del comparto soprattutto alla ricerca di una maggiore competitivitàÌ€ attraverso percorsi di semplificazione del settore che, sia pure in modo discontinuo, attraversa da un decennio un periodo di sostanziale difficoltà.

Tra le norme che più hanno dato respiro al comparto, indubbio interesse ha rappresentato la parte relativa allo smaltimento dei residui vegetali, modificando in modo sensibile precedenti normative che li riconducevano a generici “rifiuti speciali”.

La comunicazione UE 614 del dicembre 2015 ha presentato il programma “L'anello mancante - Piano d'azione dell'Unione europea per l'Economia Circolare”, finalizzato al raggiungimento di un auspicabile saldo zero nell’utilizzo delle materie prime ed energetiche nella produzione, a partire dal pieno recupero di quelle giaÌ€ impiegate, producendo il minimo rifiuto o riuscendo ad attuare politiche di sostenibilità nel loro riuso.

Molti studio hanno posto in campo concetti importanti di economia circolare non solo finalizzata all’uso delle biomasse e dei rifiuti organici e alimentari soprattutto nella produzione di energia pulita, ma anche alla possibilità di recupero degli elementi nutritivi che nella produzione sono stati utilizzati dalle specie coltivate con l’obiettivo di restituirli al suolo.

La produzione nazionale di scarti vegetali risulta prevalentemente derivante dalle colture erbacee (circa il 60 %), la restante parte deriva dalle coltivazioni arboree o comunque perenni. Di questa produzione di scarti, almeno un terzo viene utilizzata nella combustione e nella zootecnia mentre un altro terzo viene ordinariamente amminutata e restituita al suolo. Quest’ultima scelta non trova spesso grande diffusione per via della possibilità di trasmissione di fitopatia (vedi il caso Xylella fastidiosa in Puglia) motivo questo che lascia prediligere la distruzione diretta in campo attraverso combustione.

La produzione di scarti vegetali, inoltre, non è legata esclusivamente al ciclo produttivo e alla potatura degli alberi ma anche alla fase di lavorazione post-raccolta come ad esempio nella denocciolatura delle olive, nella sgusciatura della frutta secca e nella lavorazione dei legumi. I volumi complessivamente prodotti, pertanto, sono consistenti e tali da stimolare lo studio e la valutazione di soluzioni alternative che permettano un impiego diverso dalla semplice distruzione.

Nel caso delle colture erbacee e orticole gli scarti sono disponibili a seguito delle operazioni di raccolta del prodotto principale con fortissimi condizionamenti rispetto alla stagionalità soprattutto per via dell’elevata umidità del residuo che ne riduce sostanzialmente la durabilità. Per altre colture, ovvero quelle arboree, i residui vegetali derivano dalle fasi di coltivazione (potatura verde e secca) e dalla fase di lavorazione post-raccolta. In questi casi, i residui prodotti sono a ridotta umidità e la loro gestione, quindi, permette di sviluppare protocolli meno vincolati da ristretti tempi di stagionalità.

La strategia “Innovating for Sustainable Growth: A Bioeconomy for Europe”, è lo strumento con cui la Commissione Europea, nel 2012, ha descritto la Bioeconomia come un settore chiave per il rilancio sostenibile dell’Europa, dal punto di vista economico, ambientale e sociale. Nel documento viene sottolineata, inoltre, l’opportunità e la necessità che si adottino strategie nazionali finalizzate alla maggiore diffusione di “materie prime rinnovabili, lo sviluppo di tecnologie innovative legate all’efficienza delle risorse e la creazione di filiere sostenibili interdisciplinari e a basso impatto.” La Bioeconomia si basa essenzialmente su due pilastri portanti: a. sistema agricolo competitivo, che produce materie prime sotto forma di biomassa; b. tecnologie industriali bio-based, in grado di utilizzare pienamente la biomassa residuale finalizzata ad ottenere diversi prodotti come farmaci, nutraceutici, cosmetici, biopolimeri, bioenergia.

A livello internazionale, negli ultimi anni sono molteplici le azioni e le strategie sviluppate al fine di rafforzare l’approccio riferito alla Bioeconomia con un interesse sempre più crescente. In tale ambito, l’industria agroalimentare appare pienamente coinvolta con processi di produzione primaria e secondaria che hanno dirette conseguenze sulle politiche di sostenibilità in ambito ambientale, sociale ed economico.

La strategia Europea è stata sviluppata nell’ambito di: a) Investimenti in ricerca, innovazione e competenze per la bioeconomia; b) Sviluppo dei mercati e della competitività nei settori della bioeconomia, attraverso un’intensificazione sostenibile della produzione primaria, la conversione dei flussi di rifiuti in prodotti con valore aggiunto; c) Coordinamento delle politiche di bioeconomia su scala transnazionale attraverso un continuo monitoraggio delle strategie nazionali di settore.

La strategia intende creare sinergie finalizzate ad un maggiore utilizzo di fonti rinnovabili promuovendo il passaggio ad una società basata su processi produttivi sostenibili accompagnati da politiche di consumo responsabile.

Anche in Italia, la strategia nazionale sulla bioeconomia è finalizzata ad una produzione sostenibile di risorse biologiche rinnovabili e alla conversione di queste risorse e dei rifiuti derivati in prodotti ad alto valore aggiunto come alimenti, mangimi, prodotti a base biologica e bioenergia di ogni tipologia. Questa strategia mira ad offrire una visione condivisa dei percorsi economici, sociali ed ambientali e rappresenta l’opportunitàÌ€ per promuovere la crescita sostenibile in Europa e nel bacino del Mediterraneo.

Ambiti di attività

Il CIR RIVIVE prevede il coinvolgimento di dipartimenti dell’Ateneo con specifiche competenze in attività scientifiche finalizzate a studi di bioeconomia su diversi aspetti. La valutazione della sostenibilità ambientale, economica e sociale viene applicata alle produzioni primarie e secondarie dell’industria agroalimentare, nei sistemi di piccola scale e negli agrosistemi industriali.
Con diretto riferimento alla strategia nazionale sulla bioeconomia finalizzata anche al riuso degli scari della produzione primaria e secondaria dell’industria agroalimentare, il CIR intende sviluppare attività scientifica condivisa per mettere a punto protocolli di riuso di prodotti di scarto vegetale legato, in misura maggiore ma non esclusivo, alle produzioni regionali di particolare importanza. Il campo dell’orticoltura, delle colture annuale in genere (cereali e legumi in particolare, ma anche il campo delle coltivazioni arboree (prevalentemente frutta secca) saranno oggetto di approfondimenti su base scientifica. Alcune singole ricerche hanno permesso di sviluppare interessanti protocolli di attività derivante dalle competenze di più docenti e ricercatori che, nell’ambito del CIR, promuoveranno anche la possibilità di accedere a specifiche fonti di finanziamento su bandi nazionali ed internazionali.
Nella fase iniziale sono già previste prime attività scientifiche su riuso dei residui della lavorazione della frutta secca e della pesca, in collaborazione con enti privati e istituzioni pubbliche particolarmente interessate allo sviluppo di protocolli di economia circolare finalizzata allo smaltimento produttivo di residui vegetali e della lavorazione industriale.

Dipartimenti coinvolti

1)    Dipartimento di Architettura (Sede Amministrativa)
2)    Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali
3)    Dipartimento di Ingegneria
4)    Dipartimento Scienze e Tecnologie Biologiche Chimiche e Farmaceutiche
5)    Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali e Statistiche
6)    Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare
7)    Dipartimento di Fisica e Chimica