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L’8 Marzo: storie di riscatto ed inclusione sociale

8-mar-2017

L’impegno di ItaStra

post donne 8 marzo

 

L’8 marzo è un buon giorno per ricordare cosa significhi essere donna, soprattutto ricordare come nel corso degli anni la figura della donna nel nostro paese e nella maggior parte del mondo sia cambiata, evoluta  socialmente e culturalmente. Oggi la società italiana è in profonda trasformazione e in questo le donne hanno, nuovamente, un ruolo primario nella società. Tra loro sono sempre di più le donne che in Italia, tramite vicissitudini e troppo spesso tragedie, ci si trovano o la scelgono per ricostruire se stesse e la propria vita.

Ieri, 7 marzo, vigilia della ormai tradizionale festa delle donne, si sono tenute molte manifestazioni e ancora oggi continuano. In una di queste (“Donne Anche Noi – Storie di fuga e di riscatto”, nella sede dell'Associazione Stampa Estera a Roma, si è tenuto l'incontro) c'è stato spazio soprattutto per le storie di donne immigrate.  

Storie come quella raccontata dall'etiope Agitu Ideo Gudeta che in Italia ha inizialmente frequentato l'Università e successivamente vi ha trovato rifugio dopo che al suo ritorno in Etiopia le cose sono cominciate ad andare male. Infatti, dopo esser tornata nel suo paese natio, la violenza delle autorità sui contadini e sulle fasce più deboli , hanno spinto la giovane a tornare in Italia. Una fuga che l’ha condotta in Trentino Alto-Adige, dove oggi vive, occupandosi di allevamento (possiede ben 80 capre) e di produzione di formaggi e latticini nella Val di Gresta: “Il progetto di agricoltura sostenibile che ho messo in piedi si chiama 'La Capra Felice' ed e  che cerca di promuovere un’economia della felicità".

Poi la storia dell'ivoriana Habiba Ouattara, altrettanto emblematica, che racconta di come la forza d'animo e la voglia di riscatto possano rappresentare un faro da seguire: rifugiata in Italia in seguito alla guerra civile in Costa d'Avorio è stata accolta dal Centro Astalli di Roma, dove ha fondato una piccola impresa di catering. Habiba racconta di Makì, un catering da lei ideato e realizzato che, oltre a diverse attività, occupa molti richiedenti asilo e propone cibi e piatti dalle cucine di tutto il mondo proprio in un'ottica di maggior conoscenza che possa aiutare e migliorare il processo di integrazione.

Sono storie che mostrano il valore del lavoro femminile, del riscatto: se è vero che i migranti uomini che lavorano sono più delle donne è anche vero, che le donne migranti svolgono lavori più qualificati.

Storie che oramai da anni anche l'Università di Palermo con la sua Scuola di Lingua italiana per Stranieri (ItaStra) ha raccolto e continua a raccogliere, confluite in un archivio sempre in via di crescita.

Proprio a ItaStra l’anno scorso si è tenuto un progetto per le donne migranti della città, per sostenere anche qui il cammino per l’inclusione e favorire scambi di esperienza e nuovi modi di guardare il modo. Il titolo del progetto è "I Saperi per l'inclusione". Le partecipanti provengono soprattutto dal Blangadesh e dallo Sri Lanka. Il progetto si base su quelle che le promotirici, con Mari D'Agostino in testa, hanno chiamato le 5 ELLE: lingue, latte, libri, legalità, lavoro.  Il progetto, quindi, si è sviluppato su questi 5 punti permettendo alle donne partecipanti di imparare la lingua italiana attraverso corsi tenuti dai docenti ItaStra.

All'interno dei percorsi programmatici Latte e Libri le donne sono state guidate in quello che è il 'mestiere' più difficile del mondo, fare la manna, prendersi cura dei loro bambini e istruirle sull’alimentazione dei piccoli e sul corretto sviluppo psico-fisico.

Con Legalità si è sottolineata una funzione chiave per l’accoglienza e l’avvio del cammino verso l’inserimento sociale, quindi rappresenta un obiettivo prioritario nell’ambito degli interventi che il progetto ha messo in atto per l’inclusione delle donne straniere.

Infine all'intenro del punto programatico Lavoro, è nato  il laboratorio di taglio e cucito che ha portato alla realizzazione di diversi tessuti e oggetti etnici realizzati dalle stesse donne, e il laboratorio di Gestione delle strutture di accoglienza che ha permesso di acquisire le conoscenze e le competenze tecniche di base nella gestione e cura degli ambienti interni ed esterni.

Un’esperienza formativa fondamentale, perché questo laboratorio ha avuto come obiettivo principale quello di far entrare le donne in stretto contatto con  una realtà operativa regolata da un sistema in cui sviluppare competenze utili per inserire loro nel mondo lavorativo futuro.