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MIGRARE. Mobilità, differenze, dialogo, diritti

MIGRARE. Mobilità, differenze, dialogo, diritti

Via Maqueda, 172
90134 PALERMO (PA)

CIR Migrare

Photo by Massimo Sestini

Nella dimensione dell’Università di Palermo come Università dell’accoglienza, il CIR Migrare svolge attività di ricerca, di coordinamento, di impulso, di formazione e di terza missione in tema di migrazioni, mobilità, dignità della persona e promozione dei diritti, curando i raccordi tra riflessioni teoriche e pratiche operative e promuovendo il dialogo con Centri di ricerca e formazione nazionali e internazionali, con il sistema scolastico, con le rappresentanze studentesche e del mondo delle migrazioni, con il tessuto della società civile. Con queste finalità il CIR Migrare costituisce un Osservatorio permanente dell’Università di Palermo sulla condizione e sulla natura del migrare e dei migranti, con un approccio inclusivo e di dialogo.

Le principali linee di ricerca che il CIR Migrare intende promuovere concernono i seguenti macro-ambiti tematici: 
a) persona e tutele;
b) culture, immaginari, educazione;
c) salute globale e vulnerabilità;
d) spazi sociali e territori;
e) ambiente.

Il CIR Migrare si ispira a principi di cooperazione e apertura, dischiudendo pertanto la propria compagine a una pluralità di soggetti (Istituzioni pubbliche e private di ricerca, associazioni, migranti, società civile) che condividono l’ethos del dialogo e dell’accoglienza e le dimensioni della tutela e della promozione della dignità della persona, e auspicando l’affermazione di una società plurale e multietnica in cui il riconoscimento universale dei diritti e delle differenze sia prassi costante e condivisa.

Sulla tutela e l’accoglienza dei profughi

 

In questi giorni, la presenza di un flusso di profughi verso le nostre coste ha indotto il Governo italiano a emanare, a causa della pandemia, un decreto interministeriale, firmato da quattro ministri, che ha dichiarato i porti italiani non sicuri.

Il Centro interdipartimentale Migrare. Mobilità, differenze, dialogo, diritti dell’Università degli Studi di Palermo rivolge un appello alle autorità nazionali affinché vengano garantite immediatamente la tutela e l’accoglienza dei profughi attualmente prossimi alle nostre coste. Urge in particolare consentire l’approdo dei 149 migranti a bordo della nave Alan Kurdi, al largo di Termini Imerese, per tutelare la salute sia dei migranti sia dei soccorritori.

Il Centro auspica anche che venga in ogni momento garantito il diritto e il dovere di soccorrere i naufraghi, nel rispetto delle convenzioni internazionali e della nostra Costituzione.

Soprattutto in questo periodo di incertezza e preoccupazione per la salute di ognuno di noi, appare particolarmente impellente l’esigenza di ribadire concretamente l’importanza prioritaria dei valori fondanti della solidarietà, della salute, della libertà, e del rispetto di ogni vita umana, a partire da quella dei soggetti più deboli e indifesi, quali che siano la loro etnia e la loro provenienza.

Nota del Centro di Ricerca "Migrare" sul ricorso all’aborto da parte delle donne straniere presenti in Italia

Photo by Federica Iezzi

Le recenti polemiche politiche sul ricorso all’aborto da parte delle donne straniere presenti in Italia dimostrano innanzitutto una scarsa conoscenza del sistema sanitario italiano, che certamente non prevede che l’interruzione volontaria di gravidanza sia praticata in Pronto Soccorso.

Altra considerazione imprescindibile, nell’ottica di una offerta equa del servizio sanitario, è che le donne migranti, così come le cittadine italiane, hanno diritto a essere padrone di sé stesse e a decidere autonomamente. È responsabilità di noi tutti fare sì che ciò venga garantito rendendo questa scelta davvero libera: dunque informata e scevra da qualsiasi condizionamento economico, fisico o psicologico.

Inoltre, una valutazione obiettiva della questione non può non prendere in considerazione alcuni aspetti di particolare rilevanza:

1. Le donne migranti si trovano in una condizione di vulnerabilità, ovvero di maggiore esposizione al rischio di danno o ingiustizia. Pertanto è essenziale prestare grande attenzione alla tutela della loro salute, ivi compreso il loro diritto ad abortire che, proprio in ragione dell’esercizio del diritto alla salute, è garantito a tutte le donne.

2. Esistono potenziali difficoltà nell’impiego di metodi contraccettivi da parte delle donne straniere presenti in Italia perché solo alcuni contraccettivi sono stati inseriti in fascia A (e sono pertanto prescrivibili con il SSN) o per via di una difficoltà nella comprensione delle modalità di assunzione (ricordiamo che i foglietti illustrativi dei farmaci sono solo in lingua italiana). Per quanto concerne poi il ricorso a metodi contraccettivi meno costosi quali i preservativi, esso può essere un'alternativa solo in situazioni di rapporto consenziente. Anche in questi casi, tuttavia, alla luce del fatto che il rapporto uomo-donna è generalmente non paritario (e non solo per le donne straniere in condizione di migrazione), esso può costituire un problema per una scelta consapevole rispetto alla gravidanza.

3. Vi sono potenziali differenze culturali e una probabile assenza di un’educazione alla sessualità e alla contraccezione, sia a scopo contraccettivo che come strumento di prevenzione delle malattie.

4. Vanno considerati i possibili abusi subiti dalle donne straniere sia in territorio italiano (ove comunque, proprio in quanto soggetti vulnerabili, le donne spesso non denunciano le violenze subite), sia nei luoghi di provenienza o di passaggio, con particolare riferimento alla Libia, ove con sempre maggiore chiarezza i dati a nostra disposizione dimostrano gli abusi sessuali subiti dalle donne migranti.

5. Qualsiasi politica di restrizione nell’accesso all’aborto determinerebbe esclusivamente il riemergere della terribile pratica dell’aborto clandestino, con ricadute devastanti sulla salute delle donne, ma anche con potenziali costi aggiuntivi ben più elevati per il sistema sanitario, che dovrebbe curare le pazienti che vanno incontro a complicazioni dovute alle carenze igieniche o alla mancanza di competenza di chi porta avanti tale pratica illegale.

6. L’accesso ai servizi del sistema sanitario, ivi inclusa l’interruzione volontaria di gravidanza, è un’importante opportunità di garantire non solo una singola prestazione, ma un primo contatto e un coinvolgimento in un processo di cura che tuteli donne che possono trovarsi in condizioni di salute precarie.

La stessa legge 194/1978 evidenzia l’esistenza di un diritto alla procreazione cosciente e responsabile e sottolinea che l’interruzione volontaria di gravidanza non possa essere vista come un mezzo di controllo delle nascite: questi necessari assunti di base indicano con chiarezza la necessità di attuare politiche di educazione alla sessualità responsabile, ma non giustificano affatto alcun tipo di restrizione o obbligo di pagamento per una prestazione sanitaria che, coerentemente con l’impostazione del nostro sistema sanitario nazionale e con il dettato della Costituzione stessa, tutela il diritto alla salute come diritto di qualsiasi individuo presente sul territorio italiano, indipendentemente dalla sua cittadinanza.

Appello alla comunità accademica italiana

Allarmanti dati di stampa degli scorsi giorni riferiscono dell’arresto, operato in territorio egiziano, di Patrick Zaki, che frequenta in Italia il Master internazionale in Women's and Gender Studies dell’Università di Bologna e che era appena arrivato in Egitto per trascorrervi alcuni giorni ricongiungendosi alla propria famiglia di origine. Nell’esprimere viva preoccupazione per le notizie di violenze e abusi che uno studente del sistema universitario italiano avrebbe subìto nel corso di una detenzione originata da una mera professione di idee, e nella consapevolezza che la libera mobilità di studenti e studiosi costituisce, per il sistema universitario italiano come per l’intero network accademico mondiale, preziosa fonte di ricchezza in quanto strumento di dialogo, di circolazione di idee e di condivisione di saperi, il CIR “Migrare” formula il fermo auspicio che la comunità accademica italiana voglia chiedere alle Pubbliche Autorità di dispiegare ogni azione utile affinché sia concretamente garantito il pieno rispetto della dignità, dell’integrità e delle prerogative individuali delle persone ristrette nella libertà personale e sia riaffermato e tutelato il diritto di ciascuno alla libera manifestazione del proprio pensiero.