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Workshop H – La salute delle donne nell’area vasta del Mediterraneo

12-apr-2014

CONVEGNO Sguardi di genere e sapere sociologico


Agrigento 29-30 maggio 2014

Workshop H – La salute delle donne nell’area vasta del Mediterraneo
Coordinatrici: Lia Lombardi e Tullia Saccheri


CALL FOR ABSTRACT

 

I motivi che rendono particolarmente rilevante il tema della salute o, meglio, delle differenze nelle condizioni di salute sono molteplici, ma spesso disconosciute: un primo motivo risiede nell’interesse che tale tema riveste per le politiche sociali e sanitarie, sia sul fronte della risposta ai bisogni sia su quello della prevenzione e promozione della salute; un secondo e rilevantissimo motivo attiene al fatto che il tema della salute/malattia permette di cogliere l’intreccio tra il ruolo esercitato dal dato strettamente biologico/fisiologico e quello esercitato dai comportamenti, dagli stili di vita e dai vincoli sociali quotidiani delle persone.
A partire dalla premessa teorica che le differenze sociali non consistono solo in disuguaglianze nelle posizioni di partenza o di arrivo, ma anche nella configurazione dei percorsi che congiungono le une alle altre, salute e malattia sono spesso il punto di approdo di molteplici disuguaglianze verificatesi nel corso della vita. Esistono disuguaglianze di salute e di cura in Occidente, in Europa, in Italia, che richiamano fattori di ordine sociale: le disuguaglianze di genere sono fra queste e, all’interno di esse, le disparità di accesso all’istruzione, al lavoro, ai livelli più alti delle scale professionali.
La dimensione della salute è, perciò, un elemento determinante per la comprensione del sistema di disuguaglianze, sia sociali sia di genere. Ancora oggi la speranza di vita delle donne che vivono in paesi non industrializzati e/o caratterizzati da forti disuguaglianze rispetto al genere è simile a quella maschile, mentre la mortalità femminile è più alta di quella maschile, diversamente da quanto accade nei paesi industrializzati. La componente femminile, inoltre, mostra una maggiore morbilità rispetto quella maschile, che varia nei diversi gruppi sociali.
I rischi di salute specifici delle donne sono spesso sottovalutati, come quelli legati a particolari tipologie lavorative, al lavoro domestico, alla responsabilità della cura dei familiari, alla coesistenza di più ruoli lavorativi, alla violenza di genere e anche ai rischi creati dalla ricerca medica e farmacologica, per mancata attenzione alla specificità di genere.
Ciò che però ci si chiede è se si possa o si debba trattare il tema delle disuguaglianze di salute fondando il lavoro su dati di mortalità e di morbilità o se, invece, si possano delineare nuove tracce di analisi, dove i temi collegati ai diversi tipi di relazionalità delle società occidentali contemporanee, diventino variabili fondanti di un’analisi legata alle espressioni delle diverse soggettività sociali. Ne sono esempi le ricerche e le riflessioni del pensiero femminile, come quelle della Kittay [1999], della Nussbaum [2002], della Tronto [2006]; di Vineis [1999] che trattando di etica, ritiene fondante anche il pensiero di Simone Weil.
Il bacino del Mediterraneo appare come un osservatorio privilegiato delle dinamiche di produzione e riproduzione delle disuguaglianze sociali e di genere tra popolazioni del Nord e popolazioni del Sud, ma anche un osservatorio significativo, dato sia dal suo valore simbolico nella storia dell’umanità sia dall’infittirsi di scambi prodotti dalle migrazioni recenti dalla riva Sud ed Est (Marocco, Tunisia, Egitto, Albania, ex Jugoslavia) verso i paesi della riva Nord e occidentale (Italia, Francia, Spagna).
Pertanto, sollecitiamo di partecipare a questo workshop inviando contributi teorici e/o empirici che trattino uno dei seguenti temi:
- la medicalizzazione del corpo femminile
- genere, medicina e potere
- movimenti per la salute delle donne nell'area mediterranea
- salute e diritti riproduttivi: contraccezione, aborto volontario, gravidanza e parto, procreazione medicalmente assistita
- disuguaglianze sociali e disuguaglianze di salute in ottica di genere
- salute delle donne nei paesi del Mediterraneo: analisi comparate
- determinanti sociali e determinanti di salute in ottica di genere
- politiche sociali e sanitarie e ricadute sulla salute e sul benessere delle donne

 

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Women's health in the Mediterranean Area

The reasons that make particularly relevant the topic of health or, rather, the differences in health conditions which are varied, but often disclaimed: the first reason is that this issue is of interest to the social and health policies, both in terms of responding to the needs and on that of prevention and health promotion; a second and very relevant reason relates to the fact that the issue of health / illness allows us to understand the connections between the role played by the strictly biological / physiological factor and that exerted by the behaviours, lifestyle and social constraints of people.
Therefore, health is a key element for understanding both social and gender inequalities. Nowadays the life expectancy of women living in developing countries (and/or characterised by strong gender inequalities) is still closer to men’s, and women’s mortality is considerably higher than men’s. The female component also shows greater morbidity than the male one that varies in different social groups.
The health risks, specific to women, are often underestimated, such as those related to particular types job, to domestic work, to the responsibility for the care of family members, to the coexistence of multiple job roles, to gender-based violence and also to risks generated by the medical and pharmacological research, because of the lack of attention to gender specificity.
However, what we ask is if you could or should deal with the issue of health inequalities basing research only on data of mortality and morbidity, or if, instead, you can define new audit trails where the themes related to various types of relationships in the contemporary Western societies, become fundamental variables of analysis linked to the expression of different social subjectivities. Examples are research and reflections of feminist thought, such as those of Kittay [1999] Nussbaum [2002], Tronto [2006], Vineis [1999] who dealing with ethics, considers fundamental even the thought of Simone Weil.
With these assumptions, we intend to analyse the women's health in the Countries bordering on the Mediterranean shores. These appear to be a privileged observatory of the dynamics of production and reproduction of social and gender inequalities between the populations of the North and those of the South.
A significant observatory due both to its symbolic value in the history of mankind, and the increase in exchange in more recent years: in particular, the migrations from the countries on the south and east shore (Morocco, Tunisia, Egypt, Albania, former Yugoslavia etc) towards the countries on the north shore (Italy, France and Spain).
Therefore, we invite you to participate in this workshop by sending theoretical and/or empirical contributions which deal with one of the following themes:
o the medicalization of women's body
o gender, medicine and power
o cultural and political movements for women's health in the Mediterranean area
o health and reproductive rights: contraception, abortion, pregnancy and childbirth, Medically assisted procreation/New reproductive technologies
o social inequalities and health inequities in gender perspective
o women's health in the Mediterranean countries: comparative analysis
o social and health determinants in gender perspective
o social and health policies; the impact on the health and well-being of women

PARTECIPANTI:
Federica Cirami, Ph.D Candidate ‒ Università di Palermo
Alexandra Ferreira Valente Ph.D e Lina Coelho Ph.D ‒ University of Coimbra, Portugal
Andrej Kirbiš Marina Ph.D e Tavčar Krajnc Ph.D ‒ Università di University of Maribor, Slovenia
Anna Ortolani, Ph.D Candidate – Università di Bologna

 

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PARTECIPANTE: Federica Cirami, Ph.D Candidate ‒ Università di Palermo

TITOLO: Salute riproduttiva, HIV e violenza sessuale delle giovani migranti nella frontiera sud Mexico-Guatemala

PAROLE CHIAVE: Immigrazione, salute riproduttiva, violenza contro le donne, frontiera, diritto alla salute, discriminazione di genere

ABSTRACT
Negli ultimi dieci anni si è registrato un aumento considerevole del flusso migratorio nella frontiera del sud tra il Messico e il Guatemala. Circa il 52% degli immigrati guatemaltechi è di sesso femminile e di origine indigena, invece di minor percentuale risulta il tasso degli immigrati di sesso maschile. Le ricerche svolte dal Fondo de Población de las Naciones Unidas (UNFPA – LACRO) e dall'Organizzazione internazionale Migranti (OMI) dimostrano l'emergenza presente all'interno della questione sulla violenza sessuale e il contagio HIV. Il diritto alla salute è un diritto umano all'interno della questione di discriminazione di genere. La medicalizzazione del corpo femminile in queste zone di frontiera è una realtà liminale oscurata dagli interessi politici manipolatori. Questo lavoro intende presentare l'emergenza salute che incombe sulle immigrate guatemalteche all'interno di un'ideologia di potere che non recepisce la salute quale diritto universale.
Il Messico è il terzo paese dell'America Latina che presenta un elevato tasso di individui portatori di HIV. I dati del Centro Nacional para la Prevención y Control del HIV/Sida (CENSIDA) stimano circa 220,000 persone affette da questa malattia, la cui maggioranza è rappresentata da donne e omosessuali. In particolare le donne affette sono per lo più indigene, le quali durante il viaggio clandestino incorrono a aberranti abusi che violano i diritti umani: violenza sessuale, prostituzione, traffico umano, abusi e torture. I servizi sanitari pubblici messicani per molto tempo hanno ignorato la questione evitando di riconoscere l'emergenza connessa al flusso migratorio proveniente dalla frontiera sud e all'aumento delle malattie sessualmente trasmissibili. Difatti attualmente la questione non riguarda solo le donne immigrate ma anche la popolazione messicana stessa, in quanto sia l'assenza di una politica di prevenzione sia la cultura machista provocano l'affermarsi di uno stato di censura sulla questione. Di conseguenza questa indifferenza causa notevoli difficoltà nell'individuare precisi dati statistici inerenti la percentuale reale di donne immigrate affette di HIV. In questa realtà la questione della medicalizzazione del corpo femminile necessita un osservazione antropologica in base ai parametri di matrice foucaultiana, quali il concetto di Biopolitica e la sessualità compresa all'interno di canoni politici, simbolici, economici e culturali. Infine questo lavoro intende analizzare il corpo femminile quale soggetto-oggetto all'interno delle discipline antropologiche e mediche proponendo di ricostruire la condizione di salute delle donne messicane a partire dalle questioni politico-economiche, culturali e dei diritti umani.


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PARTECIPANTI: Alexandra Ferreira Valente Ph.D ‒ University of Coimbra, Portugal, Lina Coelho Ph.D ‒ University of Coimbra, Portugal

TITOLO: Health and economic crisis in Portugal: a pilot exploratory study

ABSTRACT
Health is a complete state of well-being influenced by a large broad of biopsychosocial variables other than the mere absence of disease. Among the social determinants of individuals’ health, the consequences of the current economic crisis affecting mainly the Southern European countries (among whom are Greece and Portugal, Spain and Italy), should be taken into consideration. Indeed, the 2011 UN report on the impact of the current economic crisis points the potential influence of socio-economic factors upon individuals’ health. Especially, economic deprivation, unemployment and excessive indebtedness were found to be associated with mental health degradation. The specificities of these countries may be important variables affecting general and mental health. This may be particularly true for Portuguese women. These women frequently combine full-time jobs with family and motherhood responsibilities. Truly, gender inequalities within the household in what regards housework division still remain and may be associated to a greater psychological and physical distress of women when compared to their partners . This preliminary study is part of an ongoing research aiming to know gender entitlements, marital power and money management arrangements among Portuguese couples in times of economic crisis. This paper presents preliminary results of a survey on a sample of 600 Portuguese couples aged between 30 and 50 years. We intend to characterize the average health perception of married and as-married men and women and compare it with the average health reported in the year 2005. We also intend to understand the association between labour market and socio-economic variables, as well as the housework division gender inequalities, and existing gender differences in mental and physical health perception. Based on previous findings, on the 2011 UN’s report and on the results of our pilot study, we predict to find: (1) statistically significant differences between the average health perception of men and women on the year 2005 and the present; (2) statistically significant gender differences on the average health perception; (3) significant associations between the above cited variables and the average health perception of men and women. Results will be discussed in regards to its association with social inequalities and its implication on social relationships and family life.


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PARTECIPANTI: Andrej Kirbiš Ph.d, University of Maribor, Slovenia, Marina Tavčar Krajnc PhD, University of Maribor, Slovenia

TITOLO: Gender and self-rated health among Slovenian youth: the impact of socioeconomic status, subjective mental health and social engagement

PAROLE CHIAVE: gender inequalities in health, self-rated health, self-rated mental health, self-reported depression, Slovenian youth, socioeconomic inequalities, social engagement.

ABSTRACT
Previous studies have found that despite having longer life expectancy than men, women suffer from worse health throughout their lives (Verbrugge, 1989; Ross and Bird, 1994; Doblhammer and Hoffmann, 2009; Wiklund et al., 2012). Such gender inequalities have also been found among European youth, particularly adolescents (Currie et al., 2010), and also among Slovenian (post)adolescent youth (Jeriček Klanšček, 2011; Kirbiš, 2014; Kirbiš and Tavčar Krajnc, 2014). Nevertheless, there is a lack of studies focusing on mechanisms regarding gender differences in health among youth, especially in the wider Mediterranean region. The purpose of the present study was to examine gender differences in and predictors of self-rated health, with a particular focus on three blocks of independent variables: 1) individual and family socioeconomic status (SES), 2) subjective mental health, and 3) social engagement. We analyzed survey data from the FES-CEPYUS Slovenian Youth 2013 Study (young people aged 16–27 years; N = 907; Mage = 21.90; SD = 3.25; 48.3 % women). Self-rated health (SRH) was measured with a standard five-point single-item indicator; SES was measured with four indicators (educational level of the mother and the father, self-assessed family material status, and the respondent’s monthly income); subjective mental health was tapped with five single-item measures (self-rated mental health, self-rated depression, self-perceived stress, satisfaction with life and satisfaction with one’ own looks); and social engagement was measured with an indicator of volunteering in previous twelve months (1 = no; 2 = yes) and an indicator of belonging to a group of friends with whom respondent frequently hangs out and socializes. Results indicated that young women reported lower scores on all six analyzed subjective health measures. In addition, regression analysis by gender indicated that SES explained only a small amount of variance in SRH among both men (1.2 %) and women (3.1 %). Subjective mental health indicators had the strongest impact on SRH although their contribution to explained variance was larger among women. Interestingly, social engagement indicators had no impact on women’s SRH, yet both indicators had a significant and independent effect on men’s SRH. Combined, the three models explained 21.7 % of variance in SRH among men and 21.1 % among women. Finally, a regression analysis on total sample indicated a substantial decrease of the magnitude of beta values (indicating gender differences in SRH) with the inclusion of each of the three variable blocks, with the largest decrease following the inclusion of mental health variables indicating that gender differences in SRH partly reflect gender differences in mental health. Implications of the results are discussed.


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PARTECIPANTE: Anna Ortolani, Dottoranda Università di Bologna

TITOLO: Buone pratiche per il contrasto alla violenza di genere in Emilia Romagna. Il caso studio del Circondario Imolese

PAROLE CHIAVE: Buone pratiche, Integrazione socio-sanitaria, Emilia Romagna

ABSTRACT
Il contributo, di carattere teorico-metodologico, si propone di analizzare il percorso di presa in carico delle vittime di violenza di genere attraverso l’analisi dettagliata dei contenuti delle Linee di indirizzo della Regione Emilia Romagna per l’accoglienza di donne vittime per confrontarli con due documenti ufficiali elaborati e diffusi nel territorio provinciale quali la Guida dei servizi del territorio contro la violenza alle donne elaborata dal Circondario Imolese ed il Protocollo socio-sanitario per l’accoglienza e la presa in carico delle donne vittima di violenza elaborata dalla Azienda USL e dal Servizio Sociale.
Attraverso l’incrocio delle informazioni desunte da tale analisi approfondita con i dati raccolti all’interno dei servizi socio-sanitari per la periodica rendicontazione di attività relativa al fenomeno del maltrattamento famigliare ci si pone l’obbiettivo di valutare le politiche sociali e sanitarie analizzando nello specifico il caso-studio del Circondario Imolese col fine ultimo di definire se gli strumenti attuati in questo ambito territoriale possano essere considerati “Buone Pratiche”.