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Workflow C - Le politiche sociali a contrasto della violenza di genere

18-mar-2014


CONVEGNO Sguardi di genere e sapere sociologico

Agrigento 29-30 maggio 2014

 

Workshop C ‒ Le politiche sociali a contrasto della violenza di genere

Coordinatori: Folco Cimagalli e Gaetano Gucciardo

 

 

CALL FOR ABSTRACT

 

La violenza contro le donne è un tema non tradizionale per le politiche sociali. Si tratta di un problema che impone approcci innovativi, capaci di operare sia sul versante del contrasto del fenomeno che su quello della prevenzione, sia sulla sicurezza delle vittime che sulle rappresentazioni sociali. Il workshop intende sviluppare una riflessione in merito alla capacità delle politiche di individuare servizi e interventi in grado di fronteggiare efficacemente il fenomeno. In particolare, la sessione si concentrerà attorno ai seguenti temi: interventi di prevenzione; modalità di costruzione e funzionamento di reti e partenariati locali; azioni rivolte a categorie peculiari (donne migranti, ecc.); modalità di valutazione degli interventi; relazioni tra realtà locali e reti nazionali; azioni a favore del recupero degli uomini violenti.

 

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Social policies and gender violence

Violence against women is not a topic for traditional social policies. It requires innovative approaches, capable of operating both in terms of the contrast of the phenomenon than on prevention, and the safety of the victims on the side of social representations.

The workshop aims to develop a reflection on the ability of policies to identify services and interventions that can effectively tackle the phenomenon. In particular, the session will focus around the following themes: prevention, networks and local partnerships; actions targeted at specific groups (migrants, etc.); methods of evaluation; relations between local reality and national networks; actions for the recovery of violent men.

 

PARTECIPANTI:

Maddalena Cannito, Ph.D ‒ Università di Torino

Fiorenza Deriu, ricercatrice ‒ Università di Roma “La Sapienza”

Rima Kabbara Dinnawi, Counselor Socio-éducatif at Y.W.C.A-Beirut

Maria Grazia Gambardella, ricercatrice – Università di Milano “Bicocca”

Rosita Marinoni, presidente del Centro per la Mediazione Sistemica “Gregory Bateson” di Milano

Flora Pisoni, ass. sociale, counsellor, mediatore ‒ Centro “Gregori Bateson” di Milano

Paola Torrioni, ricercatrice ‒ Università di Torino

 

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PARTECIPANTI: Maddalena Cannito e Paola Maria Torrioni

TITOLO: Criticità, 'buone pratiche' e interventi contro la violenza sulle donne a Torino. L'esperienza dei Centri antiviolenza e del Cerchio degli uomini

PAROLE CHIAVE: mutamento; contrasto; prevenzione

ABSTRACT

La Convenzione di Istanbul 2011, recentemente ratificata dall’Italia, ha, tra i vari obiettivi, quelli di prevenire, perseguire ed eliminare la violenza contro le donne e la violenza domestica e predisporre “politiche e misure di protezione e di assistenza a favore di tutte le vittime di violenza contro le donne e di violenza domestica”. Alla luce di tale quadro normativo internazionale, dei recenti sviluppi avvenuti a livello legislativo in Italia (Legge 119/2013) e dei risultati di numerose ricerche sulla violenza e sui servizi preposti per contrastarla (Basaglia et al. 2006; Istat 2006; Eures- Ansa 2012), sembra necessario riflettere - anche in un'ottica locale - su quali politiche, servizi e interventi siano adeguati per fronteggiare ma soprattutto per prevenire questo fenomeno.

In questo saggio ci concentriamo sul contesto italiano contemporaneo e nello specifico sulla violenza maschile all’interno della coppia, violenza interpretabile come il risultato di asimmetrie di potere tra i generi e riconducibile alle sensazioni di perdita di potere e di spaesamento identitario causate dai mutamenti intervenuti nella posizione relativa delle donne nella società e nella famiglia (cfr. Bellassai 2005; Kimmel, 2000; 2005, Magaraggia e Cherubini 2013).

Il materiale empirico su cui si basa il saggio combina, secondo una logica mix-method, dati quantitativi e qualitativi. I primi derivano da un’analisi descrittiva di dati secondari (circa 500 casi) raccolti nel 2011 presso il Telefono Rosa di Torino, Centro antiviolenza e osservatorio della violenza di genere, integrati con i dati raccolti dall'Osservatorio sociale del Coordinamento Cittadino e Provinciale Contro la Violenza sulle Donne. I secondi derivano da 11 interviste a testimoni privilegiati: dieci operatrici dei tre maggiori Centri antiviolenza torinesi (Casa delle Donne, Donne&Futuro, Telefono Rosa) e un operatore de Il Cerchio degli Uomini, una delle poche realtà italiane che si occupano della presa in carico di uomini violenti e di tematiche legate alla maschilità. La ricerca è stata condotta sul territorio torinese in cui esiste una tradizione di studi e di interventi di contrasto alla violenza di genere ormai consolidata.

Tre gli elementi di interesse emersi. Innanzitutto, grazie alla combinazione di due tipi di dati, abbiamo potuto rilevare come la violenza contro le donne si distribuisce sul territorio, con un particolare focus sui modi in cui Forze dell'ordine, Servizi sociali e Servizi sanitari si rapportano alle donne che la subiscono. In secondo luogo, abbiamo potuto mettere a fuoco le 'buone pratiche'.

 

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PARTECIPANTE: Fiorenza Deriu, ricercatrice Roma “ La Sapienza”

TITOLO: L’Osservatorio sulle donne vittime di violenza e i loro bambini della Provincia di Roma: processi di costruzione della rete locale Solidea*

ABSTRACT

Nel 2005, su proposta dell’Istituzione di Genere Femminile e Solidarietà “Solidea”, la Provincia di Roma ha deciso di finanziare la progettazione e l’implementazione di un “Osservatorio sulle donne vittime di violenza e i loro bambini” (www.solidea.org), per dotare i policy makers e le/gli operatrici/ori di settore di uno strumento conoscitivo del fenomeno a livello locale. Da allora a oggi non solo l’Osservatorio è stato realizzato e costantemente aggiornato ma, col tempo, è diventato un punto di riferimento per operatrici, associazioni, enti locali, e molti altri attori del territorio nel loro quotidiano lavoro di prevenzione e contrasto della violenza contro le donne.

Ad alimentare e sostenere l’Osservatorio, una rete di attori locali che, grazie al paziente lavoro di tessitura dell’Istituzione Solidea, hanno potuto stipulare accordi, protocolli d’intesa, convenzioni volti a favorirne l’incontro, la cooperazione e la sinergia verso un comune obiettivo.

Accordi e intese raggiunti attraverso processi partecipativi bottom-up, sia sul piano tecnico-amministrativo sia su quello politico.

In questo paper ci si propone di analizzare proprio i processi e, in particolare, le metodologie di azione che hanno portato alla creazione di una solida e articolata partnership locale che a oggi comprende: 6 centri antiviolenza, 4 Municipi della Capitale (V, VII, VIII e X), una Asl (Asl RMB) con i suoi 13 consultori familiari e i Presidi Ospedalieri del Sandro Pertini e del Policlinico Casilino; le Forze dell’Ordine e le questure; numerosi sportelli collocati anche presso i Pronto Soccorso di alcuni importanti Ospedali (San Camillo), oltre ai costanti e fattivi rapporti attivati con i Tribunali per i minori e quelli civili e penali nelle cause di separazione e in quelle in cui si contesta il reato di violenza.

Al contempo saranno presentate e discusse tre buone pratiche che sono originate da questa rete di collaborazione in tre diversi ambiti di intervento: la prevenzione (seminari e formazione nelle scuole); il contenimento del danno sui minori per violenza assistita (progetti per l’elaborazione del trauma); l’accompagnamento delle vittime fuori dal tunnel della violenza e il loro empowerment per la conquista di nuovi orizzonti di realizzazione.

Il metodo dello studio di caso sarà corroborato da una serie di storie di vita raccolte presso i centri antiviolenza della rete Solidea.

 

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PARTECIPANTE: Maria Grazia Gambardella, ricercatrice Università di Milano-Bicocca

TITOLO: Donne che aiutano le donne. Il caso di Milano

ABSTRACT

Rashida Manjio, nel suo rapporto sugli omicidi di genere presentato nel giugno 2012, a proposito dell’Italia ha scritto che nel nostro Paese le leggi per proteggere le vittime della violenza non mancano ma non vengono applicate in modo efficace. Questo significa che le leggi e i programmi, anche se buoni, non sono coordinati tra loro; che i centri antiviolenza sono finanziati, quando lo sono, a singhiozzo, rendendo difficile progettualità e continuità; che mancano programmi di educazione e prevenzione su larga scala; che non esiste un sistema affidabile di rilevamento delle violenze e delle risposte istituzionali.

Per le istituzioni italiane, insomma, la violenza contro le donne sembrerebbe ancora rappresentare un’assoluta novità e un fenomeno che emerge a tratti senza mai assumere una dimensione sociale e prioritaria. Ma anche dal punto di vista delle analisi, degli studi accademici, l’Italia registra un forte ritardo.

Nel nostro Paese si inizia a parlare di violenza contro le donne alla fine degli anni Settanta, in collegamento con i movimenti di emancipazione femminile. Negli anni Ottanta troviamo alcuni lavori scientifici, ma è soprattutto a partire dagli anni Novanta che il tema acquista rilevanza per la ricerca empirica, per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica e per gli interventi legislativi e di politica sociale.

In retrospettiva, l’interesse legislativo e scientifico sono di gran lunga inferiori all’attivismo sociale, alla forza della militanza attiva delle operatrice e degli operatori che lavorano sul territorio.

Storicamente i centri antiviolenza, le case delle donne maltrattate, i rifugi, le associazioni e i gruppi rappresentano la prima e più importante risposta innovativa a problemi posti dalla violenza contro le donne; tuttora una risposta insostituibile.

In Italia i primi centri sono sorti negli anni Novanta, oggi ne esistono più di cento. Luoghi in cui l’accoglienza delle donne è affidata, ancora prima che ad operatrici specializzate, ad altre donne in grado di ascoltare, cogliere e condividere i vissuti dell’universo femminile. Spazi in cui le donne sperimentano la solidarietà di genere poiché, al loro interno, un’importanza decisiva è riconosciuta al confronto tra donne.

Il paper intende presentare i risultati di una indagine a carattere qualitativo, condotta sul territorio milanese.

Dal Duemilasette il Comune di Milano, consapevole che solo una coraggiosa sinergia che metta in rete le istituzioni con la società civile può affrontare correttamente e tentare di farsi carico dei bisogni delle donne maltrattate, ha stimolato il coordinamento tra agenzie diverse, pubbliche e private e del volontariato sul tema della violenza contro le donne. Il Comune ha, insomma, sostenuto la costituzione di una rete cittadina tra le realtà che operano sul territorio a favore delle donne vittime di violenza.

Il paper propone una analisi delle interviste semi strutturate raccolte proprio tra le donne che sostengono questa rete e che, quotidianamente, si scontrano con la durezza di vissuti femminili caratterizzati da violenze continue e mancate risposte istituzionali. Ogni giorno, questi soggetti si fanno carico di modificare lo stato delle cose attraverso azioni concrete, sempre caratterizzate da un elevato sforzo di invenzione.

Il paper prende, dunque, in considerazione l’operato di donne che sostengono altre donne, soggetti che nel loro lavoro hanno ogni giorno a che fare con vite, identità, contesti esperienziali segnati dalla violenza di genere.

 

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PARTECIPANTE: Rima Kabbara Dinnawi, ricercatrice ‒ Università di Beirut

TITOLO: Gender Based Violence in Lebanon

ABSTRACT

Around the world, gender-based violence (GBV) reflects and reinforces inequalities between men and women. It is determined by power relations and control, cultures of silence and denial, political and cultural indifference, and affects men and women all the way through their lives.

Despite the significant progress achieved in Lebanon with regard to women empowerment and specifically women and girls’ access to education and participation in social, economic and cultural fields, and regardless of the support of Lebanon of most human rights instruments, and despite the fact that GBV has become a phenomenon in the spotlight and is referred as a form of discrimination and a violation of human rights of women, it is still part of our daily lives and within its different forms. Discrimination against women is ample in the legal texts and accompanied by injustice occurring in societal practices as stereotypes and prejudiced expressions. It is present in various circles and environments: Domestic violence, honor crime, violence against migrant woman workers, women serving prison sentences, women’s participation in decision making… Sexual violence and sexual harassment are still hidden forms of violence against girls and women which are surfacing in our society. As for domestic and family violence, victims rarely speak out due to fear of such repercussions as scandal and humiliation! Moreover, conflict and regional political instability is of importance. Several neighbor countries are still suffering from wars and women refugees often experience sexual violence, forced pregnancy, rape, forced prostitution, early marriage mainly due to their identity and gender.

Lebanon approved the CEDAW in 1996, but the Government of the Lebanese Republic enters reservations regarding article 9 and article 16 concerning nationality and marriage and family law. The status of women is commonly controlled by the religious laws. In addition, gender stereotyped roles; patriarchal norms and the holiness of the family succeed to hold back progress towards dealing with violence. Religious, not civil, courts govern personal status matters including marriage, divorce and inheritance.

I believe that we should highlight the level of awareness and commitment of the Lebanese society to achieve full equality between men and women in human dignity, rights and opportunities in all fields. Women in Lebanon have courageously faced up to difficult situations. Persistently, they are working to overcome challenges, promoting the state of law and combating all forms of violence. Their vision is to ensure a better future for each and every one.

Mrs Rima Kabbara Dinnawi, since October 2011 till present, I am a supervisor for Trainees in Master degree class, option: “Counselor Socio- educatif” at the Saint Joseph University Beirut, Lebanon and in charge for their Memoir.

Besides, I am a Counselor at the Young Women’s Christian Association- Beirut. I Provide Counseling services for women and youth who are experiencing critical situations, social problem or crisis. My interest in this field is the importance of the well-being of all people equally valued. Moreover, I am responsible of the “Big Sister “program and the “Press Club” for young girls in the YWCA Technical College and the vocational training programs to Empower Women. Also, I represented the YWCA-Beirut in several conferences on the national and the international levels.

In addition to this, I am an activist in gender issues, peace building and activities. I strongly believe that we have to be inspired by women who helped pave the way for our future and continue the mission.

 

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PARTECIPANTE: Rosita Marinoni, presidente Centro per la Mediazione Sistemica Gregory Bateson - Milano

TITOLO: Mediazione e violenza di genere: relazione impossibile o cambiamento possibile? Esperienza di una formatrice italiana in Marocco

PAROLE CHIAVE: violenza di genere, mediazione, formazione

ABSTRACT

Storia di un’esperienza di formazione in Marocco con un gruppo di operatrici di centri di ascolto per la prevenzione e l’intervento nelle situazioni di violenza di genere. La mediazione familiare e il pensiero sistemico sono stati una parte rilevante della formazione complessivamente proposta a questo gruppo di operatrici, già attive da tempo per conto di diverse associazioni presenti sul territorio.

Viene proposta una riflessione su un’esperienza di incontro con una “realtà” altra” che ha portato la formatrice a riposizionare molti dei propri presupposti e pregiudizi e, nella dinamica di apprendimento stimolata dall’interazione con i partecipanti, a riorentare il proprio intervento anche nel proprio paese.