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Summer School 2015 “La partition des sexes”

29-ago-2015

Jean-Luc Nancy, uno dei più noti filosofi contemporanei, sarà ospite dal 29 agosto al 2 settembre alle Terme di Acqua Pia di Montevago, alla Summer School organizzata dal CRF, Centro palermitano per la ricerca filosofica fondato da Andrea Le Moli, Massimo Cicatello e Rosaria Caldarone, docenti di Storia della Filosofia il primo e di Filosofia teoretica gli altri due, presso l’Università degli Studi di Palermo. Insieme alla regista Claire Denis, la cui collaborazione con Nancy è nota, saranno presenti studenti, dottorandi e ricercatori provenienti da tutte le parti del mondo.
Il tema delle lezioni, a cura di Rosaria Caldarone, studiosa del pensiero francese contemporaneo, è “La partizione dei sessi”, titolo che riecheggia quello del libro La partition des voix (Galilée 1982), in cui Jean-Luc Nancy ribadisce il legame fra la parola (logos) e la pluralità delle voci. Come il logos, anche il sesso indicizza il rapporto, esso marca, infatti, la distanza nell’unità dell’ente e il con-essere che lo caratterizza sin dall’origine. Da questa premessa teorica scaturisce una svolta concernente la “differenza sessuale”, che non si lascia più comprendere come differenza di un sesso rispetto a un altro, presupponendo i sessi come sussistenti e definiti uno di contro all’altro, ma come “differenza del sesso” che differisce da sé, sia nell’uno che nell’altro. Questa idea impedisce di ipostatizzare i generi: il maschile, il femminile, l’androgino, riprendendo la tripartizione platonica, perché nessun sesso è senza resto, senza scarto rispetto a se stesso, avendo la differenza come tratto permanente del proprio essere. Ciò vuol dire che il rapporto, che è la condizione di apparizione di ogni ente, anche della pietra, si accresce di un valore finale nel vivente sessuato – finale perché è tale da non attendere niente al di là di sé, perché non deve sfociare in niente che lo tolga, ma è dato per restare. Restare stabile nel suo essere proteso, nel suo squilibrio costitutivo, come l’esposizione stessa dell’ente o, se si vuole, come il desiderio che lo sostiene nel suo vivere.