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Studio multidisciplinare sulla struttura interna della Terra col contributo scientifico del DiSTeM UniPa pubblicato su Nature-Scientific Reports

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Il prof. Marcello Merli, Associato al Dipartimento DiSTeM-Scienze della Terra e del Mare dell’Università degli Studi di Palermo, insieme ad una rete di ricercatori internazionali, tra i quali geochimici, petrologi, geofisici, e mineralisti, provenienti dalle Università di Ferrara, Palermo, Roma-La Sapienza, Torino, Trieste ed affiliati anche ad altre istituzioni di ricerca italiane e straniere, ha contribuito ai risultati di uno studio di tipo geochimico-petrologico-mineralogico su rocce che si trovano ad una profondità di 40-90 Km sotto la superficie terrestre.

Lo studio, pubblicato col titolo “Phlogopitepargasite coexistencein an oxygen reduced spinelperidotite ambient” sulla rivista Nature-Scientific Reports, è stato condotto con approccio multidisciplinare, consentendo di superare difficoltà a livello sperimentale integrando le informazioni empiriche con la simulazione teorica.

Lo studio della struttura interna della Terra a grandi profondità è un compito particolarmente complicato per gli scienziati – spiega il prof. Marcello Merli - sia perché spesso non è fisicamente possibile effettuare una osservazione diretta, sia perché gli esperimenti condotti in laboratorio al fine di riprodurre le rocce in condizioni di pressione e temperatura così estreme sono particolarmente difficoltosi. In questa ricerca, volta in particolare a spiegare la coesistenza di due minerali, la ‘flogopite’ e la ‘pargasite’, presenti in certe condizioni nell’interno della Terra, è stato impiegato un approccio multidisciplinare, affiancando a tecniche di indagine sperimentali  simulazioni computazionali delle specie mineralogiche coinvolte a quelle condizioni. Le simulazioni al calcolatore sono state effettuate all’Università di Palermo, nei laboratori del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare. Grazie a questa impostazione di studio si è potuto dimostrare che la genesi dei due minerali studiati è dovuta ad un unico processo di formazione, contrariamente a quanto sostenuto fino ad oggi, aggiungendo quindi un nuovo punto di vista nella modellizzazione dell’interno della Terra, rappresentando probabilmente il futuro di questo tipo di investigazioni sulla struttura del nostro pianeta”.