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Seminario “Morte e trasfigurazione degli area studies? Sugli spazi mediterranei di età moderna”

9-dic-2015

Mercoledì 9 dicembre 2015, si terrà il seminario intitolato “Morte e trasfigurazione degli area studies? Sugli spazi mediterranei di età moderna” Biagio Salvemini. L’evento si svolgerà nell’aula DEMS in via Ugo Amico 2/4, al secondo piano, alle ore 10 e sarà coordinato da Giovanna Fiume. Interverranno Naor ben-Yehoyada, Antonino Blando, Fernando Ciaramitaro, Ida Fazio Rita Foti, Berardino Palumbo e Vito Pipitone.
Il seminario prenderà le mosse dalla discussione del libro di Peregrine Horden - Sharon Kinoshita, A Companion to Mediterranean History (Wiley - Blackwell, Oxford, 2014), quindi porrà l’accento sul carattere radicalmente storico della spazialità mediterranea, sulla produzione di spazi originata dal gioco incrociato delle pratiche e dei poteri. In questo processo il nostro mare viene di continuo scomposto, ricomposto, riconfigurato a scale radicalmente diverse ed in forme sempre nuove, asimmetriche, instabili, non areali, spesso acutamente conflittuali. Anche le scale maggiori, quelle più connotate ideologicamente, possono essere evocate ed attivate in contesti dati. In particolare si accennerà alla riconversione ed alla riattivazione settecentesca della vecchia nozione di frontiera “interculturale”, ed ai conflitti che vi si accompagnano non solo fra le due opposte rive nord e sud, ma anche fra paesi ed attori tradizionalmente integrati nello spazio europeo. Rielaborati al tempo stesso nella Repubblica delle lettere e in seno a gruppi e istituzioni, lemmi come Levante, Mediterraneo, Europa vengono riferiti ad ambiti geo-politici e mercantili dotati di caratteristiche particolari e differenti posizioni gerarchiche. Lungi dal restare nel mondo delle rappresentazioni, essi vengono generati e a loro volta producono conflitti aperti o latenti sulla attribuzione e rivendicazione di concrete prerogative e diritti nel gioco delle potenze e nei circuiti mercantili. Con questa riconfigurazione degli spazi, i regni di Napoli e Sicilia, ormai dotatisi di un “re proprio”, devono misurarsi in forme particolarmente drammatiche e non risolutive.