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Museo di Zoologia Doderlein

11-mar-2013

       

Quando alla foce dell’Oreto nuotavano storioni giganti

è un museo-gioiello che custodisce, come cristallizzato, l’ecosistema scomparso di un secolo e mezzo fa. Quando gli storioni erano di casa alla foce dell’Oreto, oggi tra i fiumi più inquinati d’Italia. E quando il “Mar di Sicilia” era un caleidoscopio di colori e di specie, popolato da anguille, gronchi, cernie, dentici di dimensioni paragonabili a quelle degli esemplari che si trovano oggi nei parchi marini. È il Museo di zoologia Pietro Doderlein, creato nel 1862 dal cattedratico dalmata, arrivato all’Università di Palermo per occupare la cattedra di Zoologia. 
Le collezioni ittiologiche, prevalentemente collocate nel piano inferiore, comprendono circa 1.200 esemplari di pesci preparati a secco o in liquido. Tra le rarità ittiche si annovera il lemargo (un piccolo squalo), il capolepre, il wahoo e il curioso pesce-istrice, tipico del Mar Rosso, che attesta con anticipo la tropicalizzazione delle nostre acque. I pesci erano conservati con uno speciale trattamento chimico che ne preservava le caratteristiche fisiche ed estetiche, con effetti di assoluto realismo. Un segreto che però rimase privilegio dei pochi allievi di Doderlein e non è stato più tramandato. Gli animali sembrano di cartapesta, e invece sono veri.