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DOTTORATO IN ARCHITETTURA - XXV-XXVI Ciclo

6-ago-2014

 

Sono specificati due indirizzi.

INDIRZZO RECUPERO DEI CONTESTI ANTICHI E PROCESSI INNOVATIVI NELL'ARCHITETTURA.

Se il contesto antico costituisce il campo di indagine dell’Indirizzo in RECUPERO DEI CONTESTI ANTICHI E PROCESSI INNOVATIVI NELL'ARCHITETTURA il concetto che sostanzia gli obiettivi formativi è la nozione di processo, termine derivato nel significato a esso attribuito dalle discipline tecnologiche (sequenza di fasi operative necessarie alla produzione di un oggetto). Tale nozione è applicata, nel nostro caso, alla conoscenza, conservazione, valorizzazione ed eventuale presentazione dei paesaggi e dei siti, come aree di forte e stratificata connotazione storica, vincolate o vincolabili, ma anche come adiacenze che sono necessarie alla tutela e alla fruizione. Inoltre, vengono presi in considerazione anche i singoli manufatti architettonici appartenenti alla tradizione costruttiva mediterranea ed i processi da utilizzare per un loro riuso appropriato e conveniente. Il proposto ‘recupero’ si traduce nella rivitalizzazione delle emergenze storiche e archeologiche e dei relativi contesti, nella fruizione, nell’eventuale presentazione, nella gestione e nell’esercizio, con effetti e ricadute di carattere culturale, di salvaguardia ambientale, di crescita sociale ed eventualmente anche economica. L’Indirizzo è stato proposto, appunto, per avviare un “approccio congiunto”, fortemente interdisciplinare, a tali risorse, delle quali la Regione Sicilia, è tanto ricca. Così, coerentemente con le effettive esigenze della comunità scientifica mediterranea e con le richieste di conoscenza del territorio e della sua storia, degli strumenti e delle forme della salvaguardia, dell’incremento della partecipazione comunitaria e della produttività relativa al turismo culturale ed all’ecoturismo del nostro Paese, il Collegio mira a un’elevata formazione dei neo-laureati in Architettura ed in Ingegneria con i seguenti obiettivi scientifici:
• contribuire con analisi tecnologiche alla conoscenza, complessa e pluridisciplinare che i contesti antichi richiedono per il recupero, la conservazione, la presentazione o il riuso e la fruizione;
• integrare la cultura umanistica con la cultura scientifica, tecnologica e ambientale, con particolare riguardo all’uso di tecniche innovative e di materiali di nuova generazione per la conservazione e di biotecnologie appropriate a un intervento sostenibile sull’ambiente;
• determinare con opportune analisi, criteri, parametri e stime una conservazione duratura e adeguata, sia al degrado, sia al contesto specifico;
• specificare il processo conservativo nelle sue fasi, dal progetto fino alla gestione e manutenzione;
• mirare alla valorizzazione e alla fruizione dei contesti antichi, ricercandone le implicazioni di riuso, museografiche ed economiche;
• sperimentare le conoscenze apprese attraverso interventi progettuali mirati a specifici contesti siciliani nei quali si evidenzino problematiche di particolare rilevanza scientifica;
• contribuire al dialogo fra esperti della conservazione, della progettazione contemporanea, del recupero e della reintegrazione culturale, auspicato da tutte le carte internazionali redatte dagli organismi dell’UNESCO (ICOM, ICHAM, ICTOP, ICIP e ICOMOS) e da quelle della Comunità Europea, formando architetti ed ingegneri capaci di lavorare all’interno di équipe multidisciplinari.
• approfondire la conoscenza delle forme di comunicazione del Patrimonio Costruito al pubblico, preparando tecnici, progettisti, museografi ed altri esperti.
Inoltre, per quanto concerne gli obiettivi pratici, il Dottorato, coerentemente con le indicazioni delle Linee Guida per la Politica Scientifica e Tecnologica del Governo, si pone come obiettivo “la promozione di una maggiore capacità nel fare ricerca e l’eccellenza nel sistema universitario”. In particolare, fra le linee di intervento del PNR si individuano come più caratterizzanti quelle relative a:
• mobilità internazionale dei ricercatori;
• incremento negli assegni e nel numero delle borse per dottorati e post-dottorati finanziati all’interno di progetti di ricerca di rilievo nazionale e internazionale;
• finalizzazione dei corsi di dottorato non più solo alla carriera accademica ma anche per la formazione di personale altamente specializzato nell’industria e nei servizi avanzati.
Infine, per quanto concerne l’utilità ad ampio raggio, si sottolinea quanto segue:
1. che secondo il documento dell’Unione Europea denominato Preservation of cultural heritage: towards an european profile of the conservator (Pavia, 1997), vista l’intrinseca necessità di scambi interdisiciplinari necessari all’attività conservativa, con particolare riguardo sia ai suoi aspetti teorici che a quelli più tipicamente professionali e tecnici, viene fissata una volta per tutte la necessità che gli addetti ai lavori, nel quadro desolante di una proliferazione di corsi di laurea di non certa affidabilità, “abbiano possibilmente superato un Dottorato universitario”;
2. che le Linee Guida per la Politica Scientifica e Tecnologica del Governo, emanate nel 2002, hanno insistito sulla necessità di concentrazioni interdisciplinari di competenze nel settore della ricerca (Punto 3.3.2, Asse strategico) anche per rispondere all’ansia di misurarsi con la natura e con la storia tipica dei paesi avanzati che aspirano alla crescita culturale dei cittadini (Punto 3.3.1 Indirizzi programmatici). Analogamente il Programma Nazionale per la Ricerca 2005-2007 ha inserito al punto 5 la ricerca multidisciplinare fra le parole-chiave delle nuove politiche atte a governare i processi di cambiamento della ricerca italiana.
3. che, infine, coerentemente con quanto espresso ai punti 1 e 2, i Beni Culturali sono stati inseriti fin dalle Linee Guida del Programma Nazionale della Ricerca 2004-2006 fra le priorità assolute. Nello stesso senso il già citato Programma Nazionale per la Ricerca 2005-2007 ha inserito la conservazione e promozione del patrimonio culturale del Paese (Beni Culturali materiali ed immateriali) fra i quattro prioritari settori strategici di intervento. La bozza appena presentata del nuovo Piano Nazionale della Ricerca (9 sett. 2009), con il dichiarato obiettivo di trasformare il "sapere in economia", considera sette priorità nazionali, fra le quali, ancora una volta, i Beni Culturali. Fra gli obiettivi più ovvi del Dottorato non va comunque dimenticato quello dell’occupazione, in accordo all’art.19 punto 1 del Regolamento Didattico d’Ateneo (I Corsi di Dottorato di Ricerca hanno l’obiettivo di fornire le competenze necessarie per esercitare, presso Università, enti pubblici o soggetti privati, attività di ricerca di alta qualificazione), L’esperienza pregressa, esplicitata nei precedenti documenti di richiesta di rinnovo, ha sempre mostrato una risposta più che soddisfacente ad un esame attento degli sbocchi occupazionali dei quali i Dottorandi di entrambi i Dottorati hanno potuto godere, sia in ruoli professionali, sia nella pubblica amministrazione. Una forte richiesta proviene altresì da istituti e laboratori di ricerca scientifica e tecnologica, ed inoltre dagli Enti territoriali e da tutti gli altri che contemplano tra i propri obiettivi tali attività. A tale proposito, insieme ai Comuni, le Province, le Soprintendenze ai BB.CC.AA., l’Amministrazione Regionale (Assessorati e Uffici periferici), gli Istituti Autonomi Case Popolari, che in atto hanno in corso o in programma lavori di recupero del proprio patrimonio edilizio degradato o che si occupano di pianificazione degli interveneti sul territorio, si sono sviluppate numerose iniziative da parte dei produttori di sistemi, componenti e materiali per l’innovazione tecnologica, i quali hanno manifestato l’interesse alla collaborazione e/o all’assunzione di specialisti che possano dare un contributo alla ricerca di mercato ed alla produzione stessa. Tali sbocchi occupazionali sono particolarmente vivaci in area siciliana in considerazione dell’importanza che in quest’area assumono i temi del recupero edilizio e della tutela. Infine, l’alta formazione ha garantito un buon inserimento dei nostri allievi nello stesso ambito universitario. Molti di loro hanno maturato ormai titoli scientifici così rilevanti da essere già ricercatori universitari o da essere in procinto di diventarlo: inutile dire che, fra tutti gli scopi di qualsiasi Dottorato, questo è il più importante, e che, proprio in questo settore, non sono mancati né mancheranno i successi.

INDIRIZZO PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA.

Gli indirizzi didattici istituzionali del Corso di Laurea in Architettura hanno postulato aspetti diversificati della Progettazione Architettonica, orientando la didattica e la formazione disciplinare, in alcuni casi in ambiti marcatamente urbanistici o tecnologici e, in altri casi, in ambiti tematici desunti dal recupero funzionale di strutture edilizie esistenti in questo quadro formativo risulta fondamentale l'indirizzo della Progettazione Architettonica circostanziato da un processo teorico e pratico permeato dallo studio della storia e dalla conoscenza critica della realtà. Processo alla cui sintesi si perviene tramite l'esercizio sia di capacità "creative" e sia di manualità che guidano le complesse operazioni di ideazione, selezione, dosaggio e composizione dei "materiali" dell'universo dell'architettura.
Risulta quanto mai decisivo il recupero dell'esperienza artistica nel procedimento dell'elaborazione del progetto architettonico, per confermare alla stessa opera architettonica quella adeguata espressione significativa della cultura umana. Cultura e pluralità di culture forniscono d'altro canto un'ampia "tipologia" di beni architettonici e artistici in cui è indubbia la centralità dell'arte nella formazione del vastissimo patrimonio di cui disponiamo e su cui fare riferimento nella progettazione contemporanea.
I collegamenti disciplinari che si intendono intraprendere attraverso l’indirizzo del Dottorato saldano esperienze da tempo separate ma che, nel passato, per la loro compartecipazione diretta hanno prodotto opere e testimonianze di grandissimo rilievo per l'arte e per l'architettura.
Il campo teorico e pratico del Dottorato è sostanziato dalla ricerca progettuale finalizzata alla definizione di organismi architettonici destinati alla vita sociale e collettiva per ambiti urbani di antica e recente formazione.
Sono affrontati temi e problemi specifici connessi al recupero di beni esistenti o di nuova istituzione. Particolare riguardo è dato dall’ermeneusi dell'opera e alla continuità e innovazione del linguaggio architettonico.
Un campo specifico sul quale il Dottorato sta lavorando in questi ultimi anni è quello del restauro del “Moderno”, campo nel quale si stanno costruendo formazioni scientifiche di alto profilo con riferimento all’architettura dell’Europa mediterranea; il dottorato di ricerca in Progettazione Architettonica con sede a Palermo, si è definito come nucleo di riferimento critico e formativo a livello europeo, generalmente riconosciuto nella comunità scientifica internazionale.
La specificità e la pregnanza della disciplina della Progettazione Architettonica e Urbana nei processi di modificazione del territorio, del paesaggio e della città, obbligano, nell’ambito dei corsi di dottorato di ricerca, ad un’autonomia di percorsi e dei processi formativi che, pur giovandosi di una continua intersezione multidisciplinare, segni una differenza di obiettivi formativi rispetto ad altre discipline apparentemente ad essa prossime (quali la Storia, la Conservazione o l’Urbanistica). Tale specificità è stata ribadita, a livello nazionale, in numerose occasioni di dibattito scientifico tra cui, non ultimi, i congressi nazionali dei Dottorati di ricerca afferenti ai SSD ICAR/14,15 e 16, svoltisi a Ferrara e a Torino, e che hanno visto il ruolo del dottorato in Progettazione Architettonica con sede a Palermo tra i principali organizzatori e protagonisti.

I temi di ricerca svolti e in corso di svolgimento da parte dei dottorandi sostanzialmente segnano tre fasi e tre aree di interesse disciplinare. Con la prima fase si è esplorata la “Didattica della progettazione architettonica nelle Scuole di Architettura”; nella seconda si è indagato sulla tematica: “Parti, insiemi e sistemi nella costruzione dell’architettura”; la terza fase ha indagato sull’argomento “Luogo e atopia nell’architettura del Mediterraneo”.
La seconda fase ha riguardato le tesi dei dottorandi del XIII ciclo, che sono state orientate sul tema: “Centro e memoria nell’architettura del Mediterraneo”, confermando l’interesse di indagine nel contesto geografico e culturale del Mediterraneo e al contempo del mantenere sul piano teorico la problematica disciplinare aperta ad approfondimenti diversificati.
A partire dal XV ciclo, è stato invece individuata una linea di ricerca fondata su “La scienza del progetto”, precisata poi nei temi specifici su cui fare convergere le ricerche dei dottorandi appartenenti ai diversi cicli.
Per il ciclo XV il tema specifico è stato: “La scienza del progetto per l’architettura del manufatto. La casa temporanea e nuovi modi di abitare la città”.
Sempre centrato sulla scienza del progetto, per il XVI ciclo il tema precedente è stato declinato su: “La scienza del progetto per l’architettura del manufatto. Il restauro del Moderno e nuovi modi di abitare la città”.
A partire dal XVII ciclo, ribadendo la linea di ricerca già individuata, è stato indicato il tema generale del “Restauro del Moderno” quale traccia su cui, fino al XXIII ciclo è confluita l’attenzione del Collegio e dei dottorandi ribadendone la pregnanza e l’efficacia nell’ambito del progetto formativo del Dottorato. Con il XXIV ciclo il collegio dei docenti  ha introdotto una tematica più ampia, orientata sul titolo: “La Scienza del Progetto per l’Architettura e la citta del XX secolo”.
 
   Tematiche


 1.     RECUPERO DEI CONTESTI ANTICHI: CONOSCENZA E CONSERVAZIONE.
L’Indirizzo, tanto più poiché si trova in stretta relazione con il gemello indirizzo di Porgettazione architettonica, non costituisce un monolito monodisciplinare, ma un insieme di molteplici competenze e attenzioni, rivolte tuttavia a un unico oggetto, i contesti antichi, dizione che congloba al suo interno una grande varietà di casi, dalle rovine extra-urbane a quelle urbane, dai grandi siti insediativi ai singoli monumenti, dai brani di città ai grandi complessi monumentali e di archeologia industriale, o, anche, di edilizia vernacolare, tutti da considerare, ovviamente, insieme ai loro contesti più ampi, naturali o antropizzati. In questo quadro la conoscenza e la conservazione costituiscono tanto un punto di partenza quanto un punto d’arrivo del processo di ricerca che si intende condurre assieme ai Dottorandi, e, contemporaneamente, di quanto avviene, o dovrebbe avvenire, nella realtà. Quest’ultima costituisce sempre un processo di adattamento fra l’approfondimento e l’intento conoscitivo, le necessità e le finalità conservative e le più svariate esigenze espresse dalla comunità, dalla società in genere e dalla cultura internazionale. Tale tematica ha costituito e continuerà a costituire, insieme al problema della più opportuna valorizzazione, lo sfondo di riflessioni costantemente presenti nell’attività didattica, nelle ricerche dei Dottorandi e dei componenti il Collegio, secondo i vari approcci disciplinari qui di seguito meglio precisati.
2.     TRADIZIONE LOCALE E RECUPERO.
Fedele al concetto di “contesto”, espresso fin dal titolo, l’Indirizzo di Recupero dei Contesti Antichi e Processi Innovativi nell’Architettura è ben conscio di come il valore culturale non sia legato soltanto agli episodi “alti” o “altissimi” della storia, ma a quella tradizione costruttiva diffusa che ha fatto la fama delle città italiane, ma anche di episodi di architettura tradizionale sparsi nelle campagne. Anche quest’aspetto meno aulico del territorio costruito esige la stessa paziente analisi, la stessa inventiva tecnologica e progettuale, la stessa responsabilità di scelta e la stessa capacità di gestire processi di alta complessità. Si tratta, fra l’altro, di un aspetto strettamente connesso con aspettative e necessità espresse dal mercato, articolato nello studio e nella messa a punto sia di materiali che di tecniche costruttive tratte dalla tradizione locale, ed insieme nella possibile utilizzazione di materiali e tecniche prodotti dall’innovazione, messi in rapporto di compatibilità con le caratteristiche degli organismi antichi. Gli studi mirati all’analisi dei problemi legati al riuso e alla riqualificazione dell’edilizia del passato conducono alle ricerche sugli aspetti tipologici di questa, dall’analisi funzionale ai sistemi costruttivi, da connettere con gli studi di settore orientati alla conoscenza materica approfondita (rilievi, prove e indagini), al benessere ambientale, al rilievo e alla diagnosi del degrado, alla progettazione del recupero e della riqualificazione dell’edilizia degradata.
3.     FRUIZIONE, VALORIZZAZIONE, PRESENTAZIONE E MUSEALIZZAZIONE.
Perché si possa godere di un bene culturale la prima condizione da soddisfare è che esso sia accessibile e visitabile.È, dunque, precipua cura del Collegio garantire l’approfondimento su tutti i temi concernenti le possibili forme di accessibilità sia del contesto in generale sia del bene in particolare.Nel quadro di tale approfondimento particolare attenzione merita anche la questione relativa all’abbattimento delle barriere architettoniche.Tale questione è stata oggetto di numerosi seminari già organizzati a cura del Coordinatore (oggi referente per l’Indirizzo), prof. M.C. Ruggieri e verrà più attentamente studiata dal XXV ciclo. Ciò posto, va osservato come ogni sito presenti un “palinsesto di valori” assai complesso, che è necessario discutere con la comunità, e che può comprendere anche significati tradizionali, di fruizione estetica o di utilizzazione economica non strettamente connessi al senso originario dei luoghi. Per questo ogni operazione di valorizzazione, presentazione e/o riuso costituisce un processo complesso, da gestire e valutare in ogni singola fase anche attraverso operazioni di concertazione. Rendere edotti i Dottorandi sulla complessità sistemica delle operazioni d’intervento è uno dei compiti precipui della didattica dottorale. Non c’è dubbio, tuttavia, che, all’interno del campo d’indagine qui delineato, la comunicazione del senso che gli antichi costruttori/abitatori attribuivano ai loro insediamenti e alle loro costruzioni resti il principale e che la ricostruzione di tale senso non possa fare a meno di passare attraverso quell’appropriazione conoscitiva e quelle cautele conservative già delineate al p.1. Comunque la comunicazione avvenga, in un museo annesso, all’interno di una grande copertura creata sul sito, attraverso costruzioni virtuali o reali, attraverso accorgimenti propri della presentazione en plein air, o, più semplicemente, attraverso una discreta, ma attenta opera di recupero funzionale, essa, costituisce la riflessione costante cui il Collegio non potrà sottrarsi
4.     MANUTENZIONE E GESTIONE DEI CONTESTI ANTICHI.
Com’è noto, l’intervento costituisce un momento di alta criticità nel processo conservativo. Fin dai primi approcci, dunque, è necessario programmare quale sarà il futuro delle strutture costruttive appartenenti al Patrimonio Architettonico. A maggior ragione è bene farsi da subito un quadro dei processi conservativi che andranno affrontati, qualora s’intenda proporre per tale Patrimonio un nuovo uso eventualmente sottoponendolo all’attenzione del pubblico. Manutenzione e gestione dei siti intervengono, dunque, in qualsiasi momento della loro sussistenza, facendosi più problematici se i siti stessi sono soggetti alla pressione del grande pubblico.
Si tratta di un problema che esige l’interazione di molte considerazioni diverse, cui tutte le discipline presenti saranno chiamate a concorrere, contribuendo a definire quelle personalità di Dottori di Ricerca problematici, attenti e responsabili che si auspica come prodotto finale.
5.     MATERIALI E TECNICHE DELLA TRADIZIONE.
Qualsiasi intervento che aspiri a confrontarsi con i contesti antichi non può prescindere da una approfondita conoscenza dei materiali e delle tecniche in essi presenti. Questi ultimi, nel bacino del Mediterraneo, che è l’ambito geografico virtualmente oggetto, nella sua totalità, dell’attenzione di questo Dottorato, presentano una grande varietà, la quale comprende, da un lato le architetture megalitiche o le architetture in terra cruda (fra l’altro oggetto di un gruppo di ricerca nazionale cui ha partecipato l’ex-dipartimento DPCE), dall’altro la complessità formale e costruttiva dei grandi monumenti greci e romani e delle architetture susseguenti, fino all’Ottocento, dall’altro ancora i semplici espedienti dell’edilizia minore, talvolta estremamente problematici ai fini di una corretta valutazione degli interventi necessari. Molti dei Docenti si sono già ampiamente occupati di queste tematiche, con risultati notevoli, sia per la quantità che per la varietà delle iniziative.
6.     ARCHITETTURA MODERNA NEI CONTESTI ANTICHI.
Sotto questa particolare dizione sono compresi tutti quegli interventi di architettura moderna che hanno luogo nei Contesti Antichi quali: coperture di emergenze delicate, museificazione tramite copertura o con edifici annessi, interventi tesi a favorire l’accessibilità dei siti o la comunicazione, a garantire il comfort del pubblico, ecc. Vanno, inoltre, considerati tutti quegli interventi, con funzioni non strettamente connesse alla tutela o alla presentazione, che comprendono comunque al loro interno emergenze storiche, in ispecie nel caso dell’archeologia urbana, un settore in via di sviluppo che va studiato con particolare attenzione. I Componenti dell’Indirizzo intendono dunque orientarsi su quella progettazione contemporanea attenta ed eticamente responsabile in grado di contribuire realmente alla valorizzazione del costruito storico, per frammenti, brani, o interventi più consistenti, lasciando ad altri l’attenzione a tutti quei fenomeni variamente trendy che hanno così ampiamente contribuito non alla valorizzazione, ma alla distruzione del nostro heritage.
7.     RECUPERO DI AREE URBANE A CONNOTAZIONE STORICA E INTERVENTI D’URGENZA.
La ricchezza del sottosuolo europeo ha ormai da lungo tempo evidenziato la necessità di una corretta pianificazione degli interventi sul territorio, non soltanto per quanto concerne l’archeologia urbana, ormai proposta all’attenzione internazionale attraverso i convegni e le ricerche prodotte dall’APPEAR, ma anche per quanto concerne i grandi interventi infrastrutturali e perfino, più modestamente, la gestione agricola del territorio ‘sensibile’, com’è ben evidenziato dalla recente normativa britannica in tal senso. Fra i compiti degli architetti e degli ingegneri, cui particolarmente
questo Dottorato si rivolge, vi è dunque anche quello di formulare strategie di pianificazione attente alla ‘mappatura’ storico-archeologica del territorio, di analizzare e applicare i migliori criteri d’intervento, e infine di intervenire quando operazioni di trasformazione non accuratamente studiate abbiano prodotto rischi per il patrimonio o lo abbiano lasciato esposto in situazioni di degrado ambientale, di polluzione, di difficoltosa conservazione o di difficile fruizione. Una particolare attenzione a questi aspetti di conservazione preventiva e d’intervento d’urgenza deve quindi entrare a far parte della formazione dei Dottorandi avendo peraltro già costituito l’oggetto di pregresse attenzioni in tal senso, sia attraverso ricerche dei Docenti, sia attraverso seminari agli allievi.
8.     VIRTUAL REALITY E ALTRE FORME DI RICOSTRUZIONE DIGITALE.
La conoscenza dell’architettura antica, nelle sue molteplici forme, non necessariamente si traduce in interventi diretti sulla stessa, ma può anche essere finalizzata a una sua
‘presentazione’, attraverso il disegno digitale, con tutte le possibili variazioni d’interattività di quest’ultimo (vedi la Carta di Ename dell’ICOMOS). Tali pratiche stanno diffondendosi soprattutto allo scopo di rendere i siti storici facilmente comprensibili al pubblico, restituendo un’immagine convincente di situazioni ormai difficilmente leggibili, ma costituiscono anche un efficacissimo strumento di conoscenza. L’approfondimento della ricerca nel campo delle tecnologie di modellazione e di rappresentazione dell’architettura è quindi uno degli obiettivi formativi del nostro Dottorato, anche tenuto conto che esse costituiscono una forma di controllo progettuale particolarmente necessaria quando si operi in contesti “difficili”.
L’acquisizione delle tecniche CAD ormai mature e l’aggiornamento continuo dei nuovi sviluppi del settore danno al progettista la consapevolezza delle nuove potenzialità che le tecnologie informatiche consentono. La possibilità di esplorare nuovi campi nella configurazione dell’architettura e la capacità di vedere direttamente gli esiti del progetto, percorrendo direttamente tutte le fasi del processo formativo ed anticipandone le soluzioni, sia in termini percettivi che in termini produttivi e costruttivi, è una delle mete oggi più attuali della ricerca. In tal senso viene esplorato il fronte della configurazione dell’involucro architettonico, in quanto espressione complessiva dell’architettura nello spazio e del suo linguaggio mutevole e per questo in via di trasformazione. Un altro aspetto di attuale interesse è quello della continua verifica delle possibilità realizzative delle configurazioni formali con l’acquisizione di processi CAM/CAD e simulazioni delle tecnologie costruttive di sistemi e componenti dell’involucro architettonico.
9.     CARTE INTERNAZIONALI E NORMATIVE NAZIONALI.
L’intensa attività svolta dall’ICOMOS e dalle sue varie emanazioni che si occupano di musei, di siti e di archeologia (ICOM, ICTOP, ICHAM, ICIP, TICCICH, ecc.) hanno prodotto una lunga serie di carte internazionali nelle quali le problematiche della conservazione, gestione, valorizzazione, musealizzazione e comunicazione dell’Heritage sono state approfonditamente sviscerate nel tentativo di generare quel ‘sentire comune’ sull’argomento, che è ancora ben lontano dall’esistere. Tale produzione, che ha visto a confronto i maggiori esperti mondiali, non può essere trascurata. Lo stesso può dirsi per una scrupolosa attenzione alle normative vigenti che costituiscono orizzonte imprescindibile per qualsiasi riflessione che voglia avere un minimo di concretezza
10.     LA STORIA COME VALORE ECONOMICO E LA RICADUTA TURISTICA DEL PATRIMONIO.
I cosiddetti beni culturali sono dei beni non soltanto nel senso che essi costituiscono il patrimonio culturale e ambientale non rinnovabile della comunità, ma anche nel senso che essi possono produrre ricadute economiche concrete sulla comunità stessa, soprattutto attraverso fenomeni quali il grande turismo, il turismo culturale e quello alternativo, ma anche attraverso le sperimentazioni tecnologiche che è possibile innescare per la loro conservazione e per il loro recupero. Data la grande varietà di interventi di vario costo che è possibile prevedere per la salvaguardia e la presentazione di tale patrimonio, il ‘palinsesto di valori’, cui abbiamo accennato al punto 3, deve essere valutato anche attraverso le classiche analisi costi-benefici tipiche delle scienze economiche.
11.     RISCHIO SISMICO E ALTRE PROBLEMATICHE D’ECCEZIONE.
Negli ultimi anni, in conseguenza di una serie di eventi catastrofici quali guerre, tsunami, cicloni, terremoti, ecc. l’UNESCO ha posto particolare attenzione alla tematica degli interventi d’urgenza sui beni culturali disastrati (si veda l’attività del Blue Shield), alla prevenzione di tali disastri (ivi compresi i più comuni rischi di human disaster come gli incendi), e all’intervento a posteriori. Anche questo argomento potrà pienamente rientrare fra gli interessi del Dottorato in proposta, tenuto conto della sua fondamentale vocazione alla tutela.
12.     COPERTURE TEMPORANEE E ATTREZZATURE PER IL CANTIERE DI SCAVO.
Tale tematica si riferisce ad uno dei campi di indagine che è stato sempre presente nel Dottorato in Recupero dei Contesti Antichi e che sarà ancora presente nel nuovo Indirizzo del Dottorato in Architettura. Gli scavi archeologici differiscono gli uni dagli altri anche e soprattutto per le peculiarità di ogni sito da investigare: aree architettonico-monumentali, aree archeologiche, aree libere, aree nei centri urbani. Ogni tipologia di scavo, pertanto, comporta non solo diversità di programmazione, di costi e di gestione ma anche adeguate attrezzature per l’esecuzione dello scavo, la conservazione dei reperti indagati e la tutela di quei contesti particolari in cui lo scavo è praticato.
Tra le attrezzature di natura non specificatamente tecnica e indirizzate esclusivamente al monumento o al bene architettonico in generale, fanno parte quelle rivolte alla protezione temporanea durante le operazioni di scavo e quelle più particolari e progettate collocate quando il monumento, portato alla luce, necessita di maggiore protezione, anche con l’obiettivo di soddisfare alle necessità di fruizione da parte dell’utente/visitatore. Tali coperture temporanee sono oggetto di indagine attraverso parametri che rispondono ai requisiti di leggerezza, di trasportabilità, di facilità di montaggio e smontaggio, di flessibilità e che devono rispondere a indicatori di valutazione che riguardano principalmente i materiali e i sistemi costruttivi impiegati attraverso le loro prestazioni.
13.     RILIEVO E ANALISI DELLE MATRICI GEOMETRICHE DEI CONTESTI ANTICHI.
Qualsiasi processo di conoscenza dell’architettura, antica o moderna, in buono stato o in forma di rudere, non può prescindere da quello strumento fondamentale che è il rilievo, e per questo alcune delle tesi di Dottorato pregresse hanno già avuto per oggetto i più moderni sistemi di rilevamento e di incameramento-dati (è pertanto di notevole interesse la collaborazione con gli esperti dell’Università di Gotland già avviata in passato e che si intende mantenere in futuro). Il rilievo stesso, inoltre, può essere elaborato in forme analitiche di estremo interesse, soprattutto se, alla luce di una conoscenza delle antiche tecniche di cantiere e delle strumentazioni di misura tipiche delle varie epoche, esso può far emergere matrici geometriche particolari, spesso dotate, come frequentemente avveniva, di significati misterici o rituali o, per altri versi, dettate da particolari esigenze dei materiali o del cantiere.
14.     TECNOLOGIE AVANZATE PER L’INTERVENTO.
Nell’ambito della conservazione dell’architettura nuove strade ancora da percorrere sono quelle sui materiali di ultima generazione e sull’indagine tecnologica innovativa, che possono portare a risultati più efficaci e affidabili. Le ricerche affrontate in questo settore, con il contributo finanziario di fondi Ministeriali e di Ateneo (COFIN, ex 60%, CoRI, Comitato Scientifico NanoLab), che vede anche la partecipazione di alcuni dei componenti il Collegio dei Docenti del Dottorato, hanno già fornito risultati e conoscenze in merito all’applicazione di tecnologie innovative, in particolare delle nanotecnologie. Tale innovazione contribuisce ad affrontare diversamente le problematiche irrisolte sui temi della conservazione e della protezione dei beni culturali e sul consolidamento delle strutture antiche allo stato di rudere. Il protocollo operativo parte dall’indagine sulle attuali metodologie operative e sui prodotti a scala nanometrica esistenti sul mercato per quanto concerne la conservazione della materia da restaurare. In tale settore il Dottorato ha partecipato all’organizzazione del Primo Convegno Internazionale: Nanotech for Architecture. Innovative technologies, techinique and nanostructured materials (Palermo, 26/28 Marzo 2009). L’obiettivo principale è quello di migliorare con le nanotecnologie (o con altre tecnologie avanzate) le caratteristiche di affidabilità, di compatibilità e di durata nel tempo dei prodotti esistenti, attraverso la sperimentazione di prodotti innovativi costituiti dai nanomateriali e da altre tecnologie sperimentali.
15.     ARCHEOLOGIA URBANA.
Abbiamo già variamente accennato a questo settore di studi, il quale dovrebbe avere, soprattutto in Italia, una particolare attenzione. In esso convergono competenze di recupero, di progettazione contemporanea, di urbanistica e, ove possibile, di museografia. Analizzare i sistemi attraverso i quali il sostrato archeologico delle città può essere conservato pur rispettando le necessità implicite nello sviluppo contemporaneo, dovrebbe costituire una delle attenzioni precipue della ricerca del nostro Indirizzo, eventualmente in collaborazione con l’altro. Al momento, si è costruita, e si sta cercando di tenerla aggiornata, una casistica didattica di riferimento, che potrà essere oggetto di ulteriori approfondimenti, con il contributo dei Docenti delle aree ICAR/14 e ICAR/16.
16.     SOSTENIBILITÀ.
Già da qualche decennio la questione ambientale per uno sviluppo sostenibile è oggetto di attenzione, a causa del prevedibile esaurimento delle risorse non rinnovabili. Uno dei settori maggiormente responsabili del consumo di risorse naturali è quello dell’edilizia: l’energia impiegata nel settore residenziale e nel terziario rappresenta oltre il 40% del consumo finale di energia della Comunità Europea; in Italia, tale percentuale raggiunge il 45%. A questo va aggiunto il dissipamento di una grande quantità di materie prime quasi sempre non rinnovabili e non riciclabili impiegate durante la realizzazione degli edifici. Tutto ciò acquista ancor più rilevanza per gli edifici esistenti, dove le esigenze di adeguamento richiedono interventi diffusi e complessi per l’impossibilità, spesso, di modificare in modo puntuale materiali e strutture tradizionali. Un forte segnale di come stia crescendo la sensibilità nei confronti di tali problematiche traspare dai recenti tentativi di attuare adeguate normative. Basti citare:
- la direttiva 91/2002/CE del parlamento europeo sul rendimento energetico,
- il D.L. n. 192 del 2005 "Attuazione direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico nell'edilizia",.
- le norme per l’edilizia sostenibile dell’ITACA (Istituto per l’Innovazione e Trasparenza degli Appalti e la Compatibilità Ambientale) schema di legge regionale – marzo 2007.
- la proposta di legge-quadro della consulta per la sostenibilità edilizia – marzo 2008.
Diviene, quindi, inderogabile un forte impegno della ricerca, in ambito universitario, in un settore strategico come quello dello sviluppo sostenibile. Sul tema dello sviluppo sostenibile in atto si stanno sviluppando diverse linee di ricerca che l'Architettura Tecnica e la Tecnologia dell’Architettura:
1) nei confronti dell’organismo edilizio nel suo complesso attraverso particolari conformazioni che ottimizzino le azioni degli agenti naturali;
2) nei confronti degli elementi tecnici con la ricerca applicata ad elementi del sistema tecnologico.
17.     ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE.
L’archeologia industriale, benché non sia propriamente “antica”, è definita archeologia, in quanto le pratiche del suo recupero sono molto simili a quelle del contesto archeologico strictu sensu, dovendo occuparsi della conservazione e della restituzione ad una comprensione generalizzata di modi di produzione ormai desueti, ma, nel contempo, particolarmente innervati con la tradizione del territorio. In quella cura della conservazione allargata che caratterizza l’Indirizzo, il recupero, il riuso o l’eventuale musealizzazione dei contesti industriali del passato (un settore nel quale in Sicilia c’è ancora tutto da fare) entrerà a far parte della ricerca del Collegio, già forte di alcune esperienze in tal senso. Le grandi dimensioni, le difficoltà connesse alla conservazione di strutture spesso pioneristiche (per i loro tempi), le quali si sono avvalse talvolta di tecnologie pseudo-moderne, rendono questo campo d’indagine connesso al lavoro della tecnologia, nei suoi due settori ICAR 10 e ICAR 12. Alcune esperienze pregresse ci consentono di affermare che questo ambito di ricerche potrà essere proseguito con successo.
18.     CONTESTI ANTICHI E CONTESTI NATURALI.
All’interno del Collegio esistono numerose competenze, già espressesi in passato sia attraverso le pubblicazioni dei Docenti che attraverso alcune tesi di Dottorato, attente al rapporto fra il costruito e l’ambiente. Tali competenze sono particolarmente importanti e interessanti per quanto concerne i Contesti Antichi, peri-urbani o extra-urbani, per i quali un corretto rapporto fra l’architettura e il suo intorno, naturale o antropico, assume un valore di autentico “significato”. Quest’aspetto della conservazione e, collateralmente, della nuova progettazione, sarà, come in passato, particolarmente seguito all’interno delle proposte scientifiche del Dottorato, il quale, senza per nulla voler esorbitare in competenza non sue, quali potrebbero essere l’Architettura del Paesaggio o simili, non può non essere avvertito su questo genere di problemi: la tutela e la conservazione, o sono olistiche o non sono.
19.     TECNOLOGIE e MATERIALI ECO-COMPATIBILI.
Questo settore d’interessi è strettamente connesso a quello, già citato, della sostenibilità. Il benessere, il confort, la cura della salute, strettamente legati all’uso di materiali appropriati, non possono essere estranei ad alcun tipo di progettazione e neppure a quanti, da progettisti, si occupino di creare spazi per un eventuale pubblico, legato all’interesse per il patrimonio culturale, oppure siano coinvolti nel recupero di edifici antichi, i quali, il più delle volte, si trovavano ad essere ben più “ecologici” di quelli di oggi, sicché le loro caratteristiche non debbono essere stravolte attraverso l’uso di nuovi materiali, spesso profondamente “sbagliati”. Qualsiasi argomento il Dottorato si troverà ad affrontare, dunque, una specifica attenzione ai materiali eco-compatibili, costituirà un momento ineludibile di attenzione.
20.     TIPOLOGIE DEL COSTRUITO.
Questo settore d’interessi è stato particolarmente presente nel pregresso Dottorato in “Ingegneria Edile: Tradizione e Innovazione” e resterà fra i punti di principale attenzione da parte del nuovo Indirizzo, sia in vista di una migliore comprensione del contesto costruito, sia in vista della definizione di criteri aggiornati per progettazioni nuove. La costruzione di momenti scientifici di analisi dell’esistente (locale o internazionale) caratterizza d’altronde tutta la politica formativa del Dottorato in Architettura.
21.     LA SCIENZA DEL PROGETTO
Il dottorato, da alcuni anni, ha posto al centro del suo interesse una elaborazione sulla scienza del progetto. In questo modo ha operato una scelta esplicita nel senso di individuare il progetto non solo come oggetto, ma come strumento di ricerca.Si tratta di una questione centrale per i Dottorati in Progettazione o Composizione Architettonica, discusso nei convegni nazionali che si sono svolti negli anni scorsi e sulla quale non è emersa una risposta unitaria. La stesura di un progetto e la sua scrittura sono al centro dell’elaborazione prevista, al fine di connotare il progetto come un’operazione scientifica: ciò vale in particolare in relazione a un’altra tematica, quella del restauro del moderno, in quanto ci si confronta con un edificio esistente e con il suo sistema di regole.La tematica della scienza del progetto ha coinvolto in parte negli ultimi anni anche il progetto artistico in senso lato (pittura, scultura) e ha riguardato il periodo del XX secolo
22.     IL RESTAURO DEL MODERNO
Il lavoro degli ultimi cicli è fondato sul tema del restauro del moderno. Il riferirsi a casi conclamati, a veri e propri monumenti della contemporaneità, consente meglio di porsi in relazione con un sistema di regole: diviene esplicito come lo studio di questi edifici non possa prescindere da una analisi delle fasi di formazione del progetto, da una indagine che assume con nettezza i caratteri della obiettività e della trasmissibilità. Si tratta di questioni che, nel nostro dottorato, assumono importanza in particolare negli ultimi due anni di ogni ciclo, il secondo dedicato esplicitamente alla stesura di un elaborato progettuale, il terzo da destinare ad una riflessione sugli esiti scientifici del prodotto.Sulla questione della possibile variazione d’uso, si tratta di scegliere un uso che sia compatibile con la qualità degli spazi esistenti. Si tratta di elaborare un progetto, in grado di mettere in luce le qualità migliori dell’edificio sul quale si interviene. In questo senso, non c’è una sostanziale differenza tra restauro e progetto, in quanto ogni progetto si trova davanti a vincoli di varia natura, rispetto ai quali bisogna operare delle scelte in coerenza con le condizioni di partenza. In tal modo il lavoro sul progetto e attraverso il progetto non si configura come esperienza personale e autoreferenziale, ma come approfondimento dei principi degli edifici sottoposti ad analisi e intervento.