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Cordoglio del Dipartimento di Giurisprudenza per la scomparsa del prof. Bruno Celano

18-mag-2022

Il Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Palermo esprime il più sentito cordoglio per la scomparsa del prof. Bruno Celano, tra i filosofi del diritto più influenti della sua generazione. Bruno Celano studia filosofia a Palermo e si laurea con una tesi sul concetto di esperienza tra Hegel e Heidegger sotto la direzione di Giuseppe Nicolaci, prima maestro e poi amico fraterno. Consegue il dottorato di ricerca in Filosofia analitica e teoria generale di ricerca nell’Università statale di Milano con una tesi sulla legge di Hume sotto la direzione di Riccardo Guastini, altro punto di riferimento fondamentale nella traiettoria intellettuale e umana di Bruno Celano. Nel 1994 la sua tesi diviene un libro Dialettica della giustificazione pratica. Saggio sulla legge di Hume, opera imprescindibile per chi è interessato alla distinzione tra fatti e valori. È impossibile ricordare in poche righe i variegati contributi di Celano alla filosofia e alla teoria del diritto. Un cenno meritano senz’altro i suoi studi su Hans Kelsen, i saggi su consuetudini e convenzioni, nonché i suoi studi su stato di diritto, diritti umani e costituzionalismo. Negli ultimi anni stava conducendo, insieme a Marco Brigaglia, suo allievo e amico, una ricerca di ampio respiro sulla naturalizzazione della ragion pratica.

Non ha mai smesso di fare progetti per il futuro. Qualche giorno fa - raccontano i colleghi filosofi del diritto - aveva presentato la richiesta di un anno sabbatico per dedicarsi a una ricerca sul paradosso della nomodinamica, paradosso che aveva già individuato e discusso in alcuni scritti precedenti.

Chi ha avuto il privilegio di conoscere Bruno e di stargli accanto ha ricevuto una lezione di non comune rettitudine morale, di amore per la verità, di senso del dovere che non è esagerato definire eroico, di attenzione per gli altri e di mitezza. Per i colleghi, amici e allievi palermitani discutere con Bruno era al tempo stesso frustrante, perché la sua “vanga” era ben più resistente di quella di tutti gli altri, e enormemente appagante perché grazie a queste discussioni e conversazioni sono potuti diventare studiosi migliori di come sarebbero stati senza averlo incontrato.

Bruno Celano - concludono i colleghi - ha mostrato a molti come la ricerca filosofica possa essere un progetto di vita, una parte del sé che non retrocede in secondo piano nemmeno quando la vita si fa spietata, e la tentazione di "finire a guardarsi l'ombelico", come diceva lui, si fa forte.