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A palazzo dei Normanni la proclamazione dei Dottori di Ricerca

6-ago-2015

E’ stata la festa dell’Università di Palermo e delle sue “eccellenze”, ovvero dei 289 giovani che hanno completato il XXV ciclo e sono stati proclamati Dottori di Ricerca nel corso di una cerimonia, nella sede istituzionale del Parlamento siciliano, a palazzo dei Normanni.
A fare gli onori di casa il vice presidente vicario dell’Assemblea Giuseppe Lupo, il quale ha dichiarato: “I giovani sono una nostra risorsa della nostra Regione e non possiamo pensare di superare questa crisi che perdura da otto ani in Sicilia, senza potere utilizzare queste importanti competenze”.
Presenti il rettore Roberto Lagalla, i 39 coordinatori dei dottorati attivati a Palermo e le Autorità accademiche e istituzionali, tra cui il Ministro dell’Interno Angelino Alfano, il sottosegretario del Miur Davide Faraone, il card. Paolo Romeo, il prefetto Francesca Cannizzo e il prof. Fabrizio Micari.
“Solo 7 su 100 giovani ricercatori entrano all’Università – ha affermato il rettore Roberto Lagalla – si tratta di un meccanismo di reclutamento da rivedere e da implementare, ma restano favoriti nelle prospettive occupazionali: il 91,5 per cento del ciclo 2010 e il 98 per cento del ciclo 2008 sono oggi occupati, con differenze oscillanti tra l’87 per cento e il 97 per cento, rispettivamente nelle aree delle discipline umanistiche e di ingegneria ed informatica”.
Il rettore nella sua relazione ha evidenziato che a fronte di una così intuibile evidenza, si registra in Italia un investimento/PIL in alta formazione e ricerca (10 per cento dal 2009 ad oggi: circa 900 mln) pari al 1,1 per cento (media UE 1,7 per cento), con contestuale invecchiamento (solo 12 PO<40 anni) e contrazione quantitativa (-15 per cento dal 2008 a oggi) del corpo accademico. Parimenti è nettamente inferiore, rispetto alla Germania (520 mila) e al Regno Unito (429 mila), il numero di addetti alla ricerca in Italia (solo 151 mila). Nonostante ciò, l’Italia resta al primo posto in Europa per qualità delle pubblicazioni scientifiche ma è ultima per numero di brevetti. Vi è, di fatto, una cronica debolezza a trasformare il know-how della ricerca in opportunità imprenditoriali, il che motiva anche l’insufficiente utilizzazione dei fondi europei. Aggiuntivamente, nonostante la dimostrata capacità degli studi universitari a favorire occupazione e reddito a distanza di tre anni dal conseguimento del titolo di studio, solo il 50 per cento dei diplomati si iscrive all’università, con punte massime del 52,5 per cento nel Nord-Ovest e minime del 42,3 per cento nelle Isole. Negli ultimi cinque anni le immatricolazioni sono diminuite del 5,3 per cento a livello nazionale (da due anni costanti, anzi in lieve aumento anche a Palermo) e al terzo anno di corso si rileva un tasso di abbandono intorno al 15 per cento. Il fenomeno si manifesta con maggiore evidenza nel Mezzogiorno dove più critica è l’emergenza occupazionale e dove molte famiglie faticano a sostenere economicamente lo studio dei figli. Paradossalmente, proprio in Sicilia le politiche per il diritto alla studio, intestate per legge alle Regioni, latitano più che altrove al punto che, per l’anno 2013/2014, la recente graduatoria del Sole24Ore colloca la Regione Siciliana all’ultimo posto in Italia con una copertura di appena il 32,3 per cento rispetto al fabbisogno di borse di studio, a fronte di una media nazionale (già di per sé non soddisfacente) pari al 74,9 per cento. “Tali risultati di certo non imputabili alla responsabilità delle Università, così come altri parametri che influenzano i ranking di merito degli Atenei come, ad esempio, la mobilità extraregionale in ingresso o la capacità brevettuale rispetto a territori a più elevata densità industriale e produttiva – inevitabilmente sanciscono un apparente gap di rendimento a danno delle Università meridionali, condannate alla retroguardia delle classifiche, ed alimentano il fascinoso richiamo di quelle che qualcuno ha sapientemente e ironicamente definito le “glamour university”, rigorosamente al di là delle stretto di Messina e capaci di affabulanti investimenti in marketing e comunicazione. Scontiamo, di fatto, ancestrali ritardi sociali e carenze di programmazione politica che si riverberano sulle nostre Università le quali – con serietà, volontà e determinazione – si sono sottoposte alle procedure di accreditamento e valutazione giustamente imposte a livello nazionale. Tuttavia, in occasione della pubblicazione di questa o quella graduatoria, esse vengono liquidate con facili e sbrigativi commenti giornalistici, talvolta anche in sede locale, che, invece, meriterebbero più attente analisi sociali ed adeguate politiche di sostegno regionale. Si ignora, ad esempio, che - a dispetto delle glamour universities – il recupero degli investimenti spesi nella formazione universitaria avviene, per un laureato palermitano, nelle stesso arco temporale di quanto avviene per un laureato alla Statale di Milano o a Roma Tre, facendo registrare la migliore performance tra le Università del Mezzogiorno. Tuttavia, oggi non si può più ignorare che il lavoro faticoso e costante, silenzioso ma proficuo di questa Università, pur in una difficilissima situazione di contesto, ha consentito di raggiungere entrambi gli indicatori ministeriali di virtuosità economico-finanziaria; la 5a posizione nazionale (mai prima raggiunta) nella graduatoria Censis dei mega-Atenei; il riconoscimento del più alto indice di internazionalizzazione tra gli Atenei del Centro-Sud; il mantenimento di un livello di finanziamento pubblico a tutt’oggi compatibile con il pieno dispiegamento delle funzioni istituzionali di didattica, ricerca e terza missione tra le quali ultime spiccano le azioni di trasferimento tecnologico e di incubazione d’impresa”.
Significativo quanto espresso dal prof. Giacomo De Leo, pro-rettore alla Ricerca, incaricato del coordinamento delle attività dei Delegati alla ricerca e del raccordo funzionale con il Consiglio Scientifico di Ateneo, il quale ha definito il settennato del rettore Roberto Lagalla “un arcobaleno indice di energia, forza e vitalità che ha conferito una spinta notevole alla ricerca in un momento molto difficile per il nostro Paese”.
Per il delegato alle attività connesse alla regolamentazione e al funzionamento dei dottorati di ricerca Aldo Schiavello: “E’ un giorno importante per il nostro Ateneo perché questi giovani hanno raggiunto una preparazione di altissimo livello e meritano di continuare il percorso accademico, oppure approdare in altri ambiti lavorativi”.
Nel suo intervento il ministro Alfano ha assicurato che questi giovani dottori di ricerca avranno un percorso privilegiato per l'ingresso nel mondo della scuola e per l'inserimento nella Pubblica amministrazione. Poi ha aggiunto che le Università del Sud pagano un gap nel contesto economico e sociale. “I laureati siciliani non hanno nulla da invidiare agli altri laureati delle università italiane, dobbiamo batterci perché i fondi europei vadano sempre più nel sistema università-impresa che è l’unica chiave di volta che può dare un respiro e una prospettiva al nostro sistema economico e produttivo, per questo dobbiamo evitare la fuga di cervelli che provoca un danno economico alla Sicilia”.