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Appello all'Europa della conoscenza

5-feb-2020

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Photo by Peter Biro

Noi donne e uomini che lavoriamo, studiamo, facciamo ricerca all’Università di Palermo ci rivolgiamo ad altre donne, uomini, giovani delle Università europee per chiedere loro di costruire, insieme, un grande spazio di riflessione e azione che ponga al centro dell’attenzione i temi dei diritti e dell’eguaglianza delle persone, e delle persone migranti in particolare, e che guardi anche ai diritti delle generazioni future.

Crediamo importante che questo appello parta dalla nostra Università poiché la Sicilia è stata ed è teatro primo dell’emigrazione e dell’immigrazione. Abbiamo coscienza e consapevolezza della grave violazione della dignità umana di tante migliaia di donne e uomini, giovani e bambini migranti che hanno cercato di sbarcare nei nostri porti e di quelli che vi sono riusciti. Conosciamo anche le ragioni per cui tanti, troppi, altri giovani, del Sud dell’Italia e dell’Europa, migrano in un altrove indefinito, alla ricerca di una vita diversa da quella che la loro terra d’origine può offrire. Abbiamo, quindi, piena consapevolezza di quanto il Mediterraneo sia uno dei luoghi centrali nei quali si sta disegnando il futuro, non solo dell’Europa.

Crediamo che il ruolo dell’Università sia di contribuire alla costruzione di una conoscenza solida, che rifugga da slogan e semplificazioni e sia fondata su dati certi e su processi di ragionamento appropriati. Tale conoscenza critica, caratterizzata dall’indagine razionale e dal rifiuto dei linguaggi dell’odio e della paura, è l’unico strumento affidabile per assicurare scelte giuste in merito alle politiche migratorie, scelte che garantiscano i diritti inviolabili degli esseri umani e favoriscano l’accoglienza del diverso e dello straniero, creando al contempo le condizioni per la migliore affermazione dei giovani nel Sud dell’Europa così come nel resto del mondo. Perciò riteniamo sia nostro compito promuovere e sostenere tanto la massima circolazione quanto il confronto più aperto degli studenti, dei ricercatori e delle idee nei sistemi scolastici e universitari di tutto il mondo.

Crediamo non più rinviabili una riflessione e un’azione comuni che assumano i seguenti punti come centrali:

1. L’atto del migrare va compreso all’interno delle attuali sfide globali: i mutamenti climatici, l’erosione se non la scomparsa delle risorse primarie non rinnovabili (suolo e acqua) e la conseguente mancanza di adeguate fonti alimentari sostenibili, il prevalere del capitalismo finanziario sull’economia reale, l’affermazione di autoritarismi con grave rischio della democrazia e delle libertà umane. Riconoscere il diritto a migrare entro un quadro in espansione e in evoluzione dei diritti globali può costituire un serio contributo per il rilancio della democrazia e della libertà sia per le generazioni attuali sia per quelle future. 

2. Le politiche migratorie italiane ed europee devono tutelare le persone come titolari di diritti fondamentali riconosciuti dalla comunità internazionale, primo fra tutti il diritto alla salute intesa nel suo senso più ampio. Si impone la garanzia dei diritti umani dei soggetti deboli, costituzionalmente sanciti ma nei fatti troppo spesso gravemente violati. Essi sono tutelati dalla Carta universale dei diritti umani (che da poco ha compiuto 70 anni e che nell’art. 14 riconosce a ogni persona il diritto umano di «cercare e godere asilo dalle persecuzioni»), dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, dalla Costituzione Italiana e dalle carte costituzionali di tutti gli Stati democratici. Politiche alternative, che neghino la libertà di circolazione sul pianeta di tutti gli esseri umani, costituiscono un grave arretramento di civiltà per tutti gli Stati che le mettono in atto.

3. La vita umana è a rischio e la dignità lesa ogni qual volta un essere umano è esposto a condizioni di vulnerabilità estrema, come avviene non soltanto nel Mediterraneo (o nel deserto del Sahara) ma anche in tutti i paesi di transito dove le persone vengono sottoposte a detenzione, a torture, a violenze sessuali. L’indifferenza che proviamo di fronte a ciò che accade e l’irrilevanza che assegniamo alla vita umana ledono i fondamenti della nostra civiltà, che si è costituita anche attraverso un radicale rifiuto di tragiche esperienze del passato. Atteggiamenti estremamente gravi, perché il razzismo spesso non è la causa ma l’effetto delle oppressioni e delle violazioni dei diritti dei soggetti più deboli.

4. L’educazione e la formazione sono il luogo centrale dove possono essere costruiti il rispetto e la valorizzazione delle differenze e la lotta alle diseguaglianze economiche e sociali. È importante che questo principio venga declinato sia nella pratica educativa rivolta ai giovani europei, per renderli più consapevoli della complessità che caratterizza le società odierne, sia in particolare nei confronti dei nuovi cittadini e dei migranti, dai più piccoli agli adulti, in quanto chiunque migri ha diritto alla conoscenza della cultura e della lingua orale e scritta del Paese ospitante, condizione fondamentale per una reale inclusione. La costruzione di progetti educativi aperti ad accogliere punti di vista molteplici e plurali è il primo passo per decentrare lo sguardo, scardinare luoghi comuni e costruire modalità inedite di stare al mondo. 

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