Salta al contenuto principale
Passa alla visualizzazione normale.

VINCENZO PROVENZANO

La crisi economica e finanziaria in Sicilia: elementi di scenario e opportunità del Terzo Settore

  • Autori: Provenzano, V.
  • Anno di pubblicazione: 2012
  • Tipologia: Proceedings (TIPOLOGIA NON ATTIVA)
  • Parole Chiave: terzo settore,crisi, Sicilia
  • OA Link: http://hdl.handle.net/10447/79831

Abstract

La crisi economica di questi ultimi anni ha ulteriormente aggravato la situazione complessiva della Sicilia, che da sempre registra ampi divari strutturali rispetto alle regioni più avanzate dell’Italia e dell’Unione Europea. Non è causale che un indicatore sintetico di questi divari come il prodotto interno lordo pro capite, sia inferiore del 32 per cento rispetto a quello medio delle regioni europee e con un tasso di disoccupazione tra i più alti in Europa. Ancora più grave è la situazione delle famiglie siciliane di cui circa il 27 per cento è inclusa nei parametri di povertà relativa. Per comprendere meglio la situazione siciliana è utile, però, osservare una caratteristica del modello economico prevalente oggi, che è quello di una economia dei flussi monetari. L’espressione riflette il fatto probabilmente ovvio che il denaro condiziona i comportamenti degli individui e delle società tout court. Un passaggio essenziale, invece, è di riequilibrarne il rapporto con la persona: da obiettivo finale a strumento per un benessere diffuso di cui le politiche di welfare sono fattore primario. Un secondo elemento di sistema è che l’Unione Europea, così come è stata disegnata in questi anni e in particolare dall’avvento dell’Euro, non risponde più alle attuali esigenze dei suoi cittadini. Una delle principali cause è l’insufficienza di meccanismi di solidarietà tra gli Stati membri; questo deficit è stato perfettamente intuito dagli operatori dei mercati finanziari, che su questa carenza hanno costruito meccanismi speculativi di ampio respiro. I principali soggetti imputati sono gli Stati che hanno perso inconsapevolmente ampi margini di sovranità, e del ruolo delle politiche pubbliche e delle istituzioni nell’influenzare il benessere complessivo dei cittadini, mortificato nelle sue diverse componenti.Qual è, quindi, il peso del Terzo Settore in una situazione così complessa e come s’innesta all’interno di un quadro socio-economico regionale, in cui le principali istituzioni isolane non sembrano in grado di rispondere alle diverse sollecitazioni? Un elemento è dato dalla capacità che il Terzo Settore può offrire nell’innestare meccanismi d’innovazione sociale. Welfare to work, povertà, famiglia, riduzione dell’esclusione finanziaria, imprenditoria sociale sono alcuni dei temi che il Nonprofit siciliano deve affrontare con un apporto competente, operativo, identitario delle sue organizzazioni e i cui passaggi richiedono una forte sensibilità delle sue classi dirigenti. In questa direzione il Terzo Settore può offrire il suo apporto ad una Regione che ha ampi spazi di sperimentazione e che su molte aree necessita di cambiamenti radicali per rispondere a sfide non sono solo economiche, ma che contemplano un diverso concetto di persona, le cui preferenze e necessità sono mutate e che difficilmente sono da ancorare ad una figura di consumatore-cittadino ormai deteriorata e che non riflette le aspirazioni delle nuove generazioni.