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NESMES - PMI

Progetto

Il progetto è finalizzato allo studio del fenomeno del contrabbando di sigarette sia da una prospettiva criminologica sia di politica criminale, con l’obiettivo di fornire spunti in merito a possibili linee evolutive delle normative penali nazionali ed internazionali, affinché le stesse siano al contempo più efficaci e giuste.

Da un punto di vista criminologico l’ipotesi di partenza, che il progetto intende verificare, si fonda sull’idea che, in gran parte, nel Mediterraneo il contrabbando di sigarette costituisce fenomeno interconnesso con lo smuggling di persone e col traffico di droga.

L’ipotesi in questione verrà verificata per il tramite di un’analisi criminologica dei fenomeni criminali oggetto di studio. In particolar modo, facendo affidamento su un solido network accademico strutturato tra 5 diversi Paesi europei (Germania, Grecia, Italia, Portogallo e Spagna), il gruppo di ricerca provvederà alla raccolta di un sufficiente quantitativo di dati sui vari fenomeni analizzati (contrabbando di sigarette, smuggling di persone e traffico di stupefacenti). Sulla base di tale raccolta, il team proverà a rispondere a problematiche di vitale importanza quali ad esempio: sono tali attività criminali realizzate dai medesimo soggetti? Chi sono tali soggetti? Qual è il ruolo delle organizzazioni criminali? Vengono sfruttate le medesime rotte? Sono realizzate per il tramite delle stesse strategie criminali?

Da un punto di vista più strettamente giuridico, l’obiettivo intermedio sarà verificare in che misura le normative penali predisposte sia a livello europeo sia da alcuni Stati di “frontiera” come Italia, Spagna e Grecia contro il contrabbando di sigarette possano dirsi efficaci. Nel far ciò, il team estenderà la ricerca altresì alle normative di due Stati europei soltanto indirettamente coinvolti da tali fenomeni criminali, come Germania e Portogallo.

Partendo da tale assunto, il progetto persegue l’obiettivo finale di delineare possibili linee evolutive delle attuali politiche criminali, sia preventive che repressive, per migliorare la “qualità” delle normative tanto europee quanto statali in merito ai fenomeni criminali oggetto di studio. Tali normative dovrebbero essere fondate, in primo luogo, sulla considerazione secondo la quale combattere il commercio illecito costituisce uno strumento necessario per contrastare la criminalità organizzata e le sue molteplici attività illecite; e, in aggiunta, sulla consapevolezza del ruolo primario svolto dall’Unione europea in tale materia, dovuto all’odierna dimensione delle frontiere dei singoli Stati membri, che non rappresentano più soltanto frontiere nazionali, ma piuttosto frontiere dell’intera Unione.