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Workshop F - La violenza spiegata sulle rotte del Mediterraneo

20-mag-2014

 CONVEGNO Sguardi di genere e sapere sociologico

Agrigento 29-30 maggio 2014

Workshop F - La violenza spiegata sulle rotte del Mediterraneo

 

Coordinatrici: Maria Rosaria Pelizzari e Maria Antonietta Selvaggio

  

Call for ABSTRACT

 

Spiegare la violenza maschile sulle donne è l’intento di questo workshop. Spiegare nel senso di ricercare, definire, riconoscere le ragioni e le dinamiche di atti e comportamenti maschili ancora oggi rappresentati come gesti irrazionali e/o patologici, come conseguenze di raptus, di momenti di rabbia, stati di alterazione o espressioni di passionalità e persino di amore, per quanto malato.

Questo stereotipo, che continua a riproporsi in particolare nella iconografia e nel lessico dei mass media quando informano o  credono di sensibilizzare il pubblico intorno al problema della violenza di genere, va affrontato con la massima attenzione. Esso, infatti, implica un modo connivente - anche se inconsapevole - di presentare i casi di violenza. I vari contributi dovranno servire ad allestire un laboratorio per l’analisi e la decodifica dei linguaggi e delle rappresentazioni nei diversi ambiti: non solo giornalistico, ma anche storico, letterario, artistico, psicologico, antropologico e sociologico. Allo stesso tempo, si approfondiranno dimensioni culturali radicate, tra vecchie e nuove declinazioni, a partire dalla domanda se le “rotte del Mediterraneo” non stiano veicolando e facendo riemergere forme dure di patriarcato in concomitanza con un revanscismo maschile di matrice occidentale, caratteristico di società come la nostra.

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 Violence explained on the routes of the Mediterranean

 The aim of this workshop is to explain men's violence against women, in the sense of researching, defining and recognising the reasons and the dynamics of men’s behaviours and conducts still now represented as irrational and/or pathological gestures, consequences of a raptus, of a moment of anger or of a mental disorder, as well as expressions of passion and even of love, although a tainted love.

Still coming up especially in the iconography and the language used by the mass media while informing their audience or believing to make it aware of the problem of gender-based violence, this stereotype should be faced very carefully, since it actually amounts to a conniving - though unaware - way to present such cases of violence.

The contributions shall be used to set up a laboratory for the analysis and the decoding of languages and portrayals from different environments: not just journalism, but also history, literature, art, psychology, anthropology and sociology. At the same time, ancient and recent forms of entrenched cultural dimensions shall be analysed in depth, starting from the question of whether the "routes of the Mediterranean" were (or not) conveying and resurfacing harsh forms of patriarchy in conjunction with a men's spirit of revenge of occidental origin, peculiar to societies like ours.

PARTECIPANTI

Davide L- Arcidiacono, assegnista di ricerca ‒ Università di Catania

Francesco Iovine, Ph.D Candidate ‒ Università di Salerno

Giuseppe Masullo, ricercatore – Università di Salerno

Silvana Panza, Ph.D  – Università di Salerno

Antonina Plutino, ricercatrice ‒ Università di Salerno

Lucia Tortora, Ph.D Candidate ‒ Università di Salerno

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PARTECIPANTE: Davide Luca Arcidiacono, assegnista di ricerca ‒ Università di Catania

TITOLO: Violenza nelle Relazioni d’Intimità. Un’analisi sociologica dei fascicoli giudiziari del Tribunale di Catania

Parole chiave: giustizia penale, vittima ideale, impunità del reo

ABSTRACT

 

Le difficoltà delle vittime di violenza nelle relazioni d’intimità (IPV) a intraprendere azioni legali possono dipendere dal loro comportamento e dalle loro aspettative quando si trovano ad affrontare il sistema di giustizia penale, la sua cultura interna (Hearn e Parkin 2001) e selettività (Maguire et al. 2007, Morris 2010). Questi elementi intervengono nelle scelte degli attori del sistema penale circa le misure idonee a salvaguardare queste donne, anche sulla base della costruzione a priori di categorizzazioni della 'vittima ideale' (Christie 1986 Rigakos 1997 Smolej 2010) che farebbero sì che l’impunità nei casi di IPV sarebbe, pertanto, non solo causata dalla mancanza di normative, ma soprattutto dalla loro mancata applicazione (Goode 1971, Gelles 1972, Dobash e Dobash 1979). La risposta del sistema di giustizia penale, infatti, dipende tanto dal comportamento delle vittime quanto dalle percezioni e dalle aspettative che gli attori del sistema penale maturano su di loro e dal ruolo e dalle capacità reali delle agenzie di supporto ( Dobash e Dobash 1992 , Richie 2000 , Alessi et al . 2000, Creazzo 2013).

I dati della ricerca cercano di analizzare in un prospettiva sociologica le informazioni raccolte presso il Tribunale di Catania attraverso la consultazione dei fascicoli giudiziari (N = 200) in materia di reati contro la donna da parte del partner. Nell'analisi delle risposte del sistema di giustizia penale a questi casi il modello italiano appare quanto mai peculiare, perché nel nostro Paese, non solo si riscontrerebbe una meno accentuata criminalizzazione rispetto a questi reati, ma anche l'evoluzione dei mezzi legali contro l’IPV sembra assai lontana da quella di altri paesi europei del Mediterraneo , come la Spagna, dove i tribunali specializzati in violenza di genere sono stati introdotti già a partire dal 2004 .

I dati analizzati mostrano chiaramente l'applicazione da parte di alcuni attori del sistema penale di una gestione meramente burocratica del loro ruolo già durante i primi momenti di contatto con le vittime, basata principalmente su modelli di risposta codificati. Una sorta di “incapacità addestrata” (Merton, 1966) che può portare a una cecità cognitiva che  di fatto indebolisce l'efficacia delle reti antiviolenza sul territorio, in quanto lascia 'disarmati' tutti gli attori sociali che intervengono sul fenomeno anche in spazi extra-giuridici. Il basso livello di partecipazione dei centro anti- violenza nel procedimento penale e la mancanza del servizio di case-rifugio sono dati molto allarmanti in questo senso.

Questo modo di procedere è in contrasto anche con la dimensione di "ascolto" della vittima, fondamentale nello sviluppo della fiducia tra questa e le istituzioni per una scelta consapevole dell’azione penale. Inoltre, questo ha un impatto anche sulla capacità descrittiva dei documenti probatori, che di fatto si rivelano poveri e lacunosi, incapaci di fornire ai giudici un quadro analitico chiaro sul caso.

A ciò si aggiungono indagini superficiali e un basso livello di protezione alla vittima durante e fuori dal processo. Infine, la maggior parte di questi casi non raggiungono nemmeno il primo grado di giudizio, mentre la restante minoranza rimane in parte impunita o sanzionata con lievi condanne, mentre i lunghi tempi processuali contribuiscono a ridurre ulteriormente l'effetto deterrente delle norme, scoraggiando altresì  quelle vittime che non hanno ancora scelto di denunciare la loro condizione di violenza.

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PARTECIPANTE: Francesco Iovine, Ph.D Candidate – Università di Salerno

Parole chiave: Maschilità, violenza, identità

TITOLO: La costruzione della virilità come matrice di violenza

ABSTRACT

Spiegare la violenza sulle donne, in virtù della pregnanza del tema, richiede la convergenza di elementi prevalentemente storici, etnografici, statistici, antropoculturali, biologici, sociologici, psicologici e anche mediatici. Pertanto, propongo un itinerario di genere che sia in grado di analizzare l’identità maschile attraverso l’organizzazione sociale della differenza sessuale. L’intento è quello di evidenziare gli effetti di tale organizzazione, sussumibili statisticamente nel gap di genere relativo a vari ambiti sociali tra cui la segregazione occupazionale, l’asimmetria sessista nelle posizioni lavorative, nei percorsi di carriera accademica e di retribuzione economica, la mercificazione del corpo femminile a scopi di marketing e la costanza dei dati sul femminicidio a fronte della diminuzione degli omicidi. Nell’epoca post-moderna non si è ancora raggiunta una completa secolarizzazione delle relazioni di genere, che si configurano sotto il profilo di un gioco a somma zero. Il disvelamento delle disparità richiede una necessaria decostruzione della maschilità e della femminilità tradizionalmente intese. Etimologicamente la violenza riconduce alla forza, la cui espressione è connotata da un valenza simbolica spesso accolta favorevolmente nonché incentivata dalle aspettative sociali.

Un esempio è la (im)potenza sessuale, la quale ossessiona da sempre gli uomini, trasversalmente al contesto socio-culturale cui appartengono. L’elevazione della virilità a valore, durante il processo di nazionalizzazione delle masse, ha favorito l’assimilazione di specifici attributi maschili nelle rappresentazioni sociali dell’identità di genere. Coraggio, orgoglio, esuberanza fisica, autorità e freddezza emotiva ancora oggi giustificano e, nei casi più estremi, legittimano una cultura che tollera la violenza. Nel ventennio fascista, in accordo con una strumentalizzazione politica dell’identità di genere, la delicatezza, la sensibilità e tutto ciò che è ascrivibile al quoziente emotivo è stato stigmatizzato all’interno di rigidi stereotipi negativi.

A partire dal patriarcalismo delle società arcaiche, al femminicidio fortemente radicato in molte culture, passando per la misoginia delle religioni e per gli errori divulgati dalla scienza, sino ad arrivare ai moderni nazionalismi impregnati di virilismo, intento rintracciare gli elementi che hanno contribuito a configurare storicamente il modello ideale di identità maschile.

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PARTECIPANTE: Giuseppe Masullo, ricercatore ‒ Università di Salerno

TITOLO: Gender diversity, riconoscimento e inclusione sociale: il caso degli stranieri LGBT italiani

Parole chiave: gender diversity, immigrazione,  omofobia e violenza, rappresentazioni sociali

ABSTRACT

Il lavoro descrive le fasi di una ricerca che avrà lo scopo di esplorare la condizione della popolazione   immigrata  LGBT presente in Italia, e in particolare quella proveniente da alcune aree del Mediterraneo. Una prima parte consta di una riflessione teorica sulla gender diversity in relazione ai temi della migrazione, con l’obiettivo di evidenziare che tipo di problemi specifici incontrano la popolazione LGBT immigrata nel nostro Paese, in particolare  per le difficoltà poste dal riconoscimento del diritto di asilo e dalle discriminazioni razziali e sessuali.

Una seconda parte fa riferimento alla ricerca empirica, ovvero attraverso le storie di vita degli stranieri si cercherà di descrivere le condizioni sociali nelle quali, nei diversi Paesi di provenienza, si generano e si esprimono l’omofobia e le condotte violente contro le persone LGBT. S’intende valutare inoltre l’impatto “simbolico” che la società d’accoglienza produce eventualmente sul modo di (ri)pensare l’omosessualità da parte delle persone straniere, anche attraverso l’analisi di aspetti significativi dell’immaginario.

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PARTECIPANTE: Silvana Panza, Ph.D ‒ Università di Salerno

TITOLO: Alla ricerca dell’identità perduta tra epiphany e paralysis 

Parole chiave:  gender,  maltrattamenti,  epiphany/paralysis, identità

ABSTRACT

La sociologia, analizzando il concetto di violenza, lo descrive come una costruzione storico-culturale che dovrebbe manifestarsi quale evento straordinario nella relazione tra i generi. In realtà, come dimostrato da molteplici studi e soprattutto evidenziato dalle cronache quotidiane, gli abusi e i maltrattamenti a danno nella maggioranza dei casi del genere femminile non ha più nulla a che vedere con la straordinarietà. Infatti, dobbiamo ormai indagare la gender violence come qualcosa che è spesso insita nella costruzione stessa della relazione intima, allo stesso modo in cui la sociologia classica analizza la coesione sociale durkheimiana o i conflitti di classe e l’alienazione di Marx.

Questo paper riporta i risultati di uno studio qualitativo su campo, effettuato presso due centri anti-violenza e anti-stalking nella città di Salerno, nati negli ultimi due anni: il centro “Frida” e lo Sportello anti-violenza e anti-stalking del Comune. Oggetto dell’indagine svolta è stata l’ esperienza di maltrattamenti di molte donne salernitane che si sono raccontate spinte dal bisogno di riappropriarsi del proprio sé, ormai decostruito e inesistente. E, tuttavia, spesso è emerso dalle loro testimonianze quel senso di inadeguatezza al cambiamento ovvero quel sentimento di paralysis che riportò a casa la Eveline joyciana, dal suo padre-padrone, nel luogo in cui qualche anno prima sua madre era deceduta in preda alla pazzia.

Le molestie, di fatto, avvengono soprattutto nell’intimità delle mura domestiche, nella dimora dove ognuna di loro dovrebbe sentirsi più protetta e al sicuro. La casa diviene così “the bloody chamber” nella quale un Bluebeard aspetta la sua “amata” (Carter 1979).

L’osservazione sociologica, attraverso le storie, ha esaminato diverse variabili del fenomeno quali il territorio (la città di Salerno); le motivazioni, sia quelle che inducono alla denuncia le vittime, sia  le cause degli atti violenti perpetrati dal carnefice; infine la classe sociale di appartenenza, l’età e il background culturale delle testimoni. Si è cercato inoltre di indagare il tipo di personalità e/o i disturbi del soggetto molestatore.

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PARTECIPANTE: Antonina Plutino, ricercatrice  ‒ Università di Salerno

TITOLO: Luoghi, spazi e attori della violenza di genere in aree del Mediterraneo

Parole chiave: femminicidio, luogo, spazio

ABSTRACT

Pensare alla violenza di genere come un territorio in cui irrompe la cieca realtà priva di mediazioni simboliche, come luogo della rottura di ogni patto e legame, è arduo: le relazioni di genere hanno uno stretto legame con il luogo geografico,  inteso non come palcoscenico sul quale si svolgono le azioni umane, ma come un produttore di significati e un riproduttore di meccanismi e di dinamiche sociali in cui le relazioni di potere contribuiscono alla costruzione e gestione dello spazio.

Nonostante lo status femminile sia radicalmente cambiato negli ultimi decenni in famiglia, nell’ambiente di lavoro e nella società civile, il perdurare di aspetti spesso contraddittori e problematici dimostra come  permangono differenze sostanziali nella vita quotidiana degli uomini e delle donne: vi sono sacche di resistenza che impediscono una piena realizzazione del diritto di cittadinanza sul piano della legge, della politica, della scienza, dell’educazione.  Lo svantaggio femminile oggi si esprime in forme nuove rispetto al passato, per cui le odierne strategie di oppressione alimentate dal patriarcato, assumono le fisionomie più disparate e occulte, tra cui la riassunzione di paradigmi culturali sessisti, xenofobi e integralisti, tesi a rafforzare l’esclusione dei “diversi”. Così tali strategie sono più difficili da individuare e banalmente s’insinuano nel pensiero e nello spazio collettivo.

Ovviamente la discriminazione di genere è ben lungi dall’essere un problema della sola Italia: femmicidio e femminicidio sono crimini di Stato tollerati dalle pubbliche istituzioni per incapacità di prevenire, proteggere e tutelare la vita delle donne, che vivono diverse forme di discriminazioni e di violenza durante la loro vita. Le donne in una società maschilista e violenta diventano vittime delle esigenze degli aspetti vulnerabili della femminilità. Gli aspetti economici, sociali e politici sono spesso all’origine di tutto questo e  pongono profondi interrogativi sui fattori che inducono e/o favoriscono il fenomeno e sulle possibili forme di contrasto. La fruizione degli ambienti urbani e dei territori da parte delle donne pone all’attenzione alcune specificità: il femminicidio è l’atto attraverso il quale l’uomo ottiene la sovranità e il dominio di un corpo vs territorio.

L’approccio geografico parte dall’identificazione dei quadri spaziali in cui un processo di violenza di genere  si attua per passare poi a formulare un’ipotesi esplicativa che includa il ruolo svolto dalla componente femminile, in cui vanno individuati contemporaneamente i differenziali rilevanti, esaminando la distribuzione della componente femminile e il tipo di correlazione con le altre variabili geografiche  in riferimento all’impatto sul territorio, per cui verrà utilizzata sia una scala locale che regionale ed internazionale per realizzare lo studio del caso che consentirà di verificare l’ipotesi di partenza ed eventualmente affinarla.

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PARTECIPANTE: Lucia Tortora, Ph.D Candidate, Università di Salerno

Parole chiave: cyberstalking, misoginia, web

TITOLO: Il fenomeno della misoginia nel web: cyberstalking e revanscismo maschile

ABSTRACT

L’individuazione e la comprensione delle cause della violenza di genere non possono prescindere dalla consapevolezza dell'intreccio problematico esistente tra i fattori storico-culturali caratterizzanti la struttura sociale e il percorso di costruzione dell'identità maschile e femminile. Il tutto, in una realtà in costante mutamento. I retaggi culturali del patriarcato oggi sono sempre maggiormente messi in discussione dai nuovi ruolo delle donne all'interno della società. Ciò comporta che il dominio maschile risulti destituito in molti ambiti tradizionalmente ritenuti appannaggio esclusivo degli uomini. L’ipotesi è che da qui si generino  nuove forme di patriarcato o fenomeni espressioni di un vero e proprio revanscismo maschile. Questi ultimi trovano terreno fertile in stereotipi di genere profondamente radicati nella cultura più diffusa, favorendo il perpetrarsi di una violenza inflitta al genere femminile in quanto tale (B. Spinelli, 2006).

Nell'ampia gamma delle tipologie di soprusi commessi ai danni delle donne non sono da sottovalutare le gravi espressioni di misoginia presenti in particolare nel web, dove appare in crescita il fenomeno del cyberstalking, sempre più spesso al centro delle cronache. I dati statistici mostrano che il 90% degli insulti e delle molestie online riguarda le donne, tanto da indurre molte di esse ad abbandonare blog e forum. Tuttavia, questa forma di violenza sembra essere largamente tollerata, persino legittimata e, il più delle volte, banalizzata.

Il contributo che qui si propone intende fornire una lettura del fenomeno attraverso l'analisi di blog e siti internet dai contenuti emblematici, nonché valutare la percezione presso le giovani generazioni dei tanti stereotipi e di quel tipo di immaginario che rendono il cyberstalking socialmente accettabile.