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Workshop E - Violenza simbolica e rappresentazioni mediterranee della violenza di genere

26-mar-2014


CONVEGNO Sguardi di genere e sapere sociologico

Agrigento 29-30 maggio 2014

 

Workshop E – Violenza simbolica e rappresentazioni mediterranee della violenza di genere

Coordinatrici: Ignazia Bartholini, Giovanna Vingelli

 

CALL FOR ABSTRACT

 

Il workshop si propone di accogliere contributi orientati ad analizzare gli script che meglio individuano le dinamiche di violenza indiretta presenti nelle relazioni fra i generi. In particolar modo, sarà interessante ospitare contributi di ricerca empirica e di riflessione teorica che hanno analizzato il fenomeno, oltre che in Italia, in altre aree del Mediterraneo e che hanno evidenziato il legame fra:

a. le forme indirette di sopraffazione fra i generi;

b. le rappresentazioni del dominio di genere contenute nella violenza indiretta presente all’interno delle modalità relazionali proprie degli ambiti lavorativi e professionali, oltre che familiari e amicali;

c. gli elementi di rottura o di collegamento fra la violenza implicita e quella esplicita e le situazioni/circostanze che le rendono possibile.

 

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Symbolic violence in gender relations and its representations

The workshop aims to welcome contributions aimed at analyzing scripts that identify properly the dynamics of indirect violence present in the gender relations.

Scholars have the possibility to present studies and researches that have analyzed the phenomenon, as well as in Italy, in other areas of the Mediterranean, and have highlighted the link between:

a- indirect forms of oppression between the genders;

b- domination and representations of power of the indirect violence identifiable in the relational patterns between the genders in the workplace, as well as in the family sphere;

c- the elements of break/connection between the direct and indirect violence and the situations/circumstances that make them possible.

 

PARTECIPANTI:

Chiara Buda, Ph.D Candidate – Università di Catania

Maria Fobert Veutro, Ricercatrice – Università "Kore" di Enna

Mariaeugenia Parito, Ricercatrice – Università di Messina

Zenia Simonella, Ph.D – Università di Milano “Bicocca”

Angela M. Toffanin Ph.D – Università di Padova

 

PARTECIPANTE: Chiara Buda, Ph.D. ‒ Università di Catania

TITOLO: Dinamiche di dominio fra sfera privata e spazi pubblici. Società locali del Mediterraneo a confronto

PAROLE CHIAVE: parità di genere, diritto alla città, vulnerabilità

ABSTRACT

Il tema centrale del paper è costituito dalla rappresentazione e la trasmissione di simboli e pratiche

sociali di forme di dominio di genere attraverso la progettazione dello spazio.

La dicotomia maschio/vita pubblica vs femmina/vita privata sembra aver inibito alla donna per lungo tempo l’esperienza urbana. Il riconoscimento del ruolo delle donne negli spazi pubblici è stato dunque assai tardivo. Tuttavia, le donne subiscono, ancora oggi, una sorta di doppia discriminazione in quanto fruitrici della città e come proponenti di progetti urbani e architettonici.

Gli spazi urbani sono pensati tendenzialmente al maschile e risultano sia temporalmente sia spazialmente inaccessibili alle donne.

La progettazione degli spazi pubblici costituisce una delle forme indirette di sopraffazione fra i generi: una violenza, seppur simbolica, che rende vulnerabili i gruppi sociali più deboli. Si assiste così ad un processo di “vulnerabilizzazione”, che non riguarda solo i rischi legati all’assenza di risorse e di reti sociali, ma di una vulnerabilità urbana che incide sulla possibilità dei cittadini di esercitare il loro diritto alla città e di accedere alle opportunità che la città offre.

Negli ultimi anni, il genere femminile ha intrapreso un’azione di riappropriazione della città negata. Le donne, infatti, costituiscono la percentuale maggiore di city users: sono protagoniste di un’articolata mobilità urbana determinata dalla molteplicità di attività quotidiane connesse alla condizione multiruolo che interpretano. L’ingresso delle donne nel mondo del lavoro ha imposto una redistribuzione dei tempi di vita tra i sessi, che pone loro una sfida di armonizzazione degli orari della città con quelli della propria quotidianità.

La presenza delle donne nelle strade della città non le connota più negativamente come in passato,

ma rappresenta un momento di liberazione.

Va detto, tuttavia, che il processo di emancipazione femminile nel bacino del Mediterraneo non si è realizzato in maniera omogenea. Alcuni paesi in fase di evoluzione socio-politica (quali il Marocco e la Tunisia) affrontano soltanto di recente concetti quali pari opportunità e politiche di genere. Si tratta di realtà in cui le donne “fuori luogo” diventano immediatamente visibili e quindi deboli.

Il paper intende proporre, pertanto, una riflessione in chiave comparata fra società urbane del Mediterraneo in merito al complesso rapporto fra donne, spazi e tempi della città.

 

Riferimenti bibliografici:

Amendola, G. (2010), Tra Dedalo e Icaro: la nuova domanda di città, Roma-Bari, Laterza.

Borelli, G. (a cura di) (2009), La città: bisogni, desideri, diritti. La governance urbana, Milano, FrancoAngeli.

Lefebvre, H. (1978), Il diritto alla città, Padova, Marsilio.

Margalit, A. (1998), La società decente, Milano, Guerini e Associati.

Mazzette, A. (2006), L’urbanità delle donne. Creare, faticare, governare e altro, Milano, FrancoAngeli.

Mela, A., Ciaffi, D. (2006), La partecipazione. Dimensioni, spazi, strumenti, Roma, Carocci.

Sassen, S. (2008), Una sociologia della globalizzazione, Torino, Einaudi.

Young, I. M. (1996), Le politiche della differenza, Milano, Feltrinelli.

Zajczyk, F. (2000), Tempi di vita e orari della città: la ricerca sociale e il governo urbano, Milano, FrancoAngeli.

 

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PARTECIPANTE: Maria Fobert Veutro, ricercatrice – Università "Kore" di Enna

TITOLO: I valori dei giovani riguardo le relazioni tra i generi. Una ricerca con l’uso di stimoli visivi

PAROLE CHIAVE: Valori sociali,  relazioni di genere, strumenti di rilevazione delle informazioni

ABSTRACT

Lo studio che ho intrapreso nasce da due riflessioni. C’è convergenza fra gli studiosi sul fatto che i valori interiorizzati durante la socializzazione governino l’azione degli individui. Sia la scuola weberiana sia quella nata a Chicago definiscono il ‘valore’ un oggetto cui si annette un significato, condiviso da un gruppo di individui più o meno ampio. Thomas e Znaniecki mettono in evidenza la connessione tra valori sociali e azioni umane. Gallino sottolinea che il valore è “criterio di valutazione e termine di riferimento d’ogni atto di scelta”, e altri studiosi contemporanei (Kluckhoh, Marradi) considerano fondante quest’ultimo aspetto: i valori sociali sono criteri generali che governano la scelta fra corsi di azione. Sono convinzioni generali profonde e durevoli, anche se modificabili, trasmesse dall’ambiente sociale fin dalla prima infanzia.

La violenza sulla donna è solo il polo estremo di un continuum che inizia con un insieme di valori (per lo più irrigiditi, stereotipizzati), sulle relazioni tra i generi. Esso promuove e giustifica una volontà di controllo e di possesso dell’uomo sulla donna, nel migliore dei casi di protezione di un soggetto debole e incapace. Per avviare un mutamento culturale sin dalle generazioni più giovani, che decostruisca gli stereotipi e contrasti le forme di violenza simbolica, occorre analizzare approfonditamente questi costrutti e le connessioni con altri aspetti dell’immaginario dei giovani.

Nella prima metà del ‘900, nelle scienze sociali, lo studio e la rilevazione delle costruzioni della mente assunse la forma di un settore di frontiera, cruciale per conoscere strati più o meno profondi dell’immaginario collettivo, che guidano poi le azioni. Si trattava del compiuto riconoscimento dell’influenza della sfera culturale sui fenomeni sociali.

In quegli anni nacquero quell’insieme di tecniche chiamate di scaling, che assegnavano alle risposte degli intervistati posizioni lungo una dimensione valoriale. L’affinamento di queste tecniche è proseguito con la proposta di nuovi strumenti che cercano di fare emergere convinzioni radicate, aggirando le eventuali difese.

Il mio contributo va in questa direzione: per indagare su valori e stereotipi interiorizzati e di cui si è in buona parte inconsapevoli sto conducendo una ricerca in cui vengono sottoposti a ragazze e ragazzi due insiemi di stimoli visivi: una serie di raffigurazioni graficamente ambigue, tratte dal T.A.T (Thematic Apperception Test), e una serie di altri stimoli visivi non ambigui, almeno sotto l’aspetto grafico, come le immagini pubblicitarie. I primi risultati appaiono interessanti.

 

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PARTECIPANTE: Mariaeugenia Parito, Ricercatrice Università di Messina

TITOLO: L’uguaglianza di genere nella costruzione narrativa dell’identità europea

ABSTRACT

Nel dibattito sulla costruzione di una identità europea, come questione cruciale del processo integrazione, un posto di rilievo è attribuito ai diritti umani, intesi come base su cui fondare senso di condivisione e appartenenza. Da questo punto di vista, La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea costituisce un interessante capitolo di una «nuova narrativa dei diritti» (S. Rodotà, 2012), costruendo un discorso che pone al centro la “persona” e i “valori indivisibili e universali della dignità umana, della libertà, dell’eguaglianza e della solidarietà” che diventano per la prima volta valori fondativi dell’Unione. Il passaggio dal soggetto astratto alla persona situata in uno specifico contesto, rimanda ai bisogni e al concreto vissuto delle persone indicando esplicitamente le condizioni suscettibili di attenzione in vista della realizzazione del principio di uguaglianza. In particolare, viene tra l’altro sancita la parità tra donne ed uomini ed il divieto di discriminazione che, in questo modo, diventano valori che l’Unione Europea si impegna a salvaguardare sul piano interno dei 28 Stati membri mentre al contempo riconosce “responsabilità e doveri nei confronti degli altri”, verso l’esterno. L’uguaglianza di genere diventa pertanto parte di quella trama di diritti tramite la quale l’Unione europea svela dimensioni che vanno oltre quelle dell’economia e del mercato e che potrebbe costituire la base per un progetto di unificazione che scaldi le menti ed i cuori dei cittadini, come da anni auspicato, invece che scontrarsi con una disaffezione crescente. L’uguaglianza di genere, in quanto principio, valore e diritto, entrando a far parte delle dinamiche discorsive ampiamente diffuse e riconosciute può costituire un aspetto fondamentale dell’Europa, anche in relazione alla possibilità di difendere e promuovere il suo riconoscimento in Paesi coinvolti nella circolazione dei flussi di persone e contenuti simbolici.

In questo quadro di riferimento, il paper intende individuare, in una prima fase, gli elementi chiave delle politiche dell’Unione europea mirate a promuovere l’uguaglianza di genere e la lotta alle discriminazioni sia nei negli Stari membri che in quei Paesi dove vengono sistematicamente violati, in una seconda fase, le attività d’informazione e comunicazione avviate per sostenere queste politiche. La comunicazione è un aspetto centrale per favorire una nuova cultura di genere rispettosa delle differenze e libera dagli stereotipi, che contribuisca a sradicare la violenza fisica e simbolica e gli squilibri di contesti sociali in cui vengono tollerate o assecondate difformità di condizioni. Il riconoscimento formale dei diritti non corrisponde necessariamente alla loro diffusione ed accettazione; la dimensioni simboliche sono particolarmente rilevanti quando si tratta di intervenire su aspetti culturali radicati.

 

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PARTECIPANTE: Zenia Simonella Ph.D., Università di Milano Bicocca

TITOLO: Un genere di violenza nella comunità scientifica? Biologhe e fisiche tra omologazione e differenziazione

PAROLE CHIAVE: Violenza simbolica, habitus, comunità scientifica

ABSTRACT

La letteratura più recente su genere e organizzazioni ha tematizzato il concetto di ‘dilemma ideologico’ per evidenziare, da un lato, il riconoscimento da parte delle donne della discriminazione subìta e dall’altro la negazione da parte delle stesse delle differenze di genere (gender neutrality). Queste espressioni rappresentano eufemismi sociologici (R.K.Merton) ovvero termini impersonali, che possono nascondere la storia dei rapporti di dominio tra i generi e il potere simbolico esercitato e subìto.

Il concetto di violenza simbolica (P. Bourdieu) è capace invece di tematizzare questi aspetti, considerando soprattutto una forma particolare di coercizione nel rapporto tra dominanti e dominati (spontanea ed estorta, con la complicità del dominato), per il modo in cui è stato pensato e costruito. Infatti, si tratta di un concetto aperto, flessibile, che può essere rielaborato dallo studioso nella pratica della ricerca attraverso la propria immaginazione scientifica. La violenza simbolica si esprime con particolare vigore in un’organizzazione come la comunità scientifica, nella quale la ricerca dell’universalità (si rammenti, per esempio, la norma dell’universalismo del CUDOS mertoniano) e la costruzione storica dell’immagine di homo scientificus (senza sesso, senza età, senza storia, senza emozioni) hanno caratterizzato lo sviluppo di tutta la scienza moderna.

A partire dai risultati di una ricerca qualitativa condotta su di un campione di biologhe e fisiche 1 , si vogliono mettere in evidenza alcune forme di violenza simbolica subìta dalle scienziate intervistate ed evidenziare, in particolare, le strategie di omologazione e di differenziazione da loro adottate per rendere “compatibile” l’habitus di genere e l’habitus scientifico. Si vuole infine esplorare una nuova direzione di ricerca a proposito del rapporto tra scienza ed emozioni, mente e corpo. Infatti, la comunità scientifica, in questo suo sforzo di essere universale, ha via via rimosso la centralità del capitale emotivo nei processi di generazione della conoscenza, che invece gioca un ruolo fondamentale per lo sviluppo della ricerca e la sua comunicazione. In questo senso, si può avanzare l’ipotesi (già indicata da Bourdieu), da testare empiricamente, che gli scienziati uomini siano essi stessi vittime di violenza simbolica, con la messa a tacere della loro sfera emotiva nella formazione della comunità e dell’habitus scientifico, divenendo in definitiva dominanti e dominati, agenti e vittime della violenza simbolica stessa.

1 La ricerca è stata già pubblicata: “Ethos and Symbolic Violence Among Women of Science: An Empirical Study”, in Social Science Information, Vol. 51, n.3, September 2012 (con A. Cerroni).

 

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PARTECIPANTE: Angela M. Toffanin, Ph.D, Università di Padova

TITOLO: Quando il Mediterraneo si allarga. Violenza simbolica e rappresentazioni di femminilità e maschilità reciproche tra donne migranti e nativi/e

PAROLE CHIAVE: violenza di genere; violenza simbolica; relazioni nella vita quotidiana

ABSTRACT

Il contributo si propone di indagare l’orizzonte simbolico in cui si situano pratiche, esperienze e significati legati a violenza di genere e processi di riconoscimento. Tale lettura è effettuata attraverso l’analisi di rappresentazioni di modelli di femminilità, maschilità, amore “romantico” che emergono da interviste condotte con donne nate e cresciute in Paesi del Centro e Sudamerica e migrate in Italia.

Nei loro racconti di vita, le intervistate si riferiscono a tali rappresentazioni per definire la situazione, in particolare per quanto riguarda relazioni amorose, familiari e professionali. Volendo approfondire pratiche e significati di violenze che sono situate in un orizzonte simbolico e culturale strutturato sulla base di regole e pratiche di genere date per scontate, il focus della ricerca ha riguardato la “normalità” dei processi della vita quotidiana e di relazioni considerate una concretizzazione sociale della struttura dei rapporti di potere nel campo del genere.

Il coinvolgimento di donne migranti ha permesso, tra l’altro, di utilizzare il gioco di specchi tra “italiani/e” e connazionali, a cui possono essere attribuiti pratiche, ruoli, modelli di genere che sono presentati come “culturalmente definiti”, dunque naturalizzati e normalizzati. Analizzare i racconti di esperienze vissuti e raccontati da terreni meno quotidiani per la ricercatrice ha permesso di osservare le condizioni di vita e di lavoro di donne che vivono nell’area del Mediteranno, mettendo in luce come modelli diversi di femminilità, maschilità, amore, relazioni celino in maniera diversa le asimmetrie (non solo di genere, ma anche culturali e sociali), e come siano associati, nelle narrazioni, a diverse modalità di vulnerabilità e di agency.

L’analisi è stata condotta nel corso di una ricerca dottorale focalizzata sulla violenza contro le donne e sui processi di riconoscimento nel campo dei rapporti di genere. La ricerca ha utilizzato la violenza simbolica (Bourdieu, 1998) quale approccio interpretativo e l’intersezionalità (Crenshaw, 1991, Mason, 2002) quale sguardo analitico.