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Per chi vuole sostenere il movimento open access: quali passi compiere

26-giu-2014





Chi sono gli attori dell’open access?

L’open access è allo stesso tempo una filosofia ed un insieme di procedure operative: come tale richiede la compartecipazione di tutti i protagonisti del ciclo della comunicazione scientifica, da quelli istituzionali (enti di ricerca, studiosi, editori e fornitori, enti governativi) a quelli di supporto (biblioteche, fondazioni e istituti privati, utente finale).

 


Cosa possono fare le Università e i centri di ricerca per l’open access?

Il ruolo delle Università nella diffusione dell’open access è assolutamente rilevante e di primo piano: basti pensare che è proprio in ambito accademico che il movimento si è creato e diffuso a livello internazionale. L’azione delle Università, e degli enti di ricerca in genere, consiste principalmente: nell’adesione e consenso mediante la sottoscrizione dei documenti e le dichiarazioni sull’open access; nell’impegno a costituire e implementare il deposito istituzionale di Ateneo in cui far confluire i prodotti della ricerca degli studiosi afferenti, le tesi e le dissertazioni di studenti, dottorandi e assegnisti, gli atti e i paper delle conferenze ospitate; nell’esortazione agli studiosi stessi ad alimentare il deposito con i loro pre-print e articoli; nell’adozione di politiche specifiche mediante apposito regolamento di Ateneo e linee guida che esortino i ricercatori ad alimentare l’archivio istituzionale; nel sostegno ai docenti che vogliono fondare nuove riviste affinché queste siano ad accesso aperto; nella divulgazione dell’open access tramite gli appositi canali di comunicazione e promozione (sito web, eventi, pubblicazioni…). 

 


Cosa possono fare ricercatori e studiosi?

Il ruolo dei ricercatori nel sostegno all’open access è di primaria importanza a livello sia ideologico che operativo. Il primo passo è il superamento dei preconcetti legati ad una visione dell’accesso aperto come il canale per le pubblicazioni di minor rilevanza e dei timori per la mancanza di avallo dell’editoria scientifica tradizionale (spesso oltretutto legata a motivazioni commerciali ben più che di qualità dei prodotti); fatto questo, mediante un’opera attenta di approfondimento e attenzione alla realtà, al ricercatore è richiesta un’opera di promozione dell’open access tra i suoi colleghi e di analoga educazione delle nuove generazioni di studiosi.

Dal punto di vista strettamente operativo è importante che il ricercatore-autore: preveda che tra i propri fondi di ricerca una parte venga destinata alle pubblicazioni su quelle riviste open access che richiedono il sostegno economico dell’autore; faccia attenzione ai contratti editoriali in modo che apposite clausole e addenda consentano la conservazione dei diritti legati all’accesso aperto dei propri prodotti; sottoponga gli articoli scientifici ai comitati editoriali di journal open access; depositi sistematicamente i propri pre-print e post-print nell’archivio istituzionale del suo Ateneo o ente di ricerca e in archivi disciplinari fruibili liberamente online; incentivi la diffusione di atti di convegni e congressi di cui fa parte tramite canali accessibili gratuitamente; partecipi ai comitati editoriali e alla validazione di articoli di riviste ad accesso aperto; valuti la possibilità di fondare lui stesso un journal open access per la propria area di specializzazione; collabori con l’amministrazione dell’ente di afferenza nelle attività di creazione e mantenimento del deposito istituzionale e di redazione delle politiche da adottare per il sostegno all’open access.

 


Anche le istituzioni governative possono avere un ruolo?

Assolutamente sì, e non potrebbe essere altrimenti. I governi hanno la responsabilità del sostegno all’open access mediante azioni che vanno dalla ratifica di dichiarazioni internazionali (quale quella di Berlino) alla possibilità di dar vita a programmi coordinati a livello nazionale per garantire l’accesso aperto alla produzione culturale della nazione; dal sostegno economico e tecnico ai centri di ricerca nazionali perché creino, implementino e mantengano in vita i propri depositi istituzionali alla creazione di progetti per la digitalizzazione e l’accesso libero ai documenti che compongono il patrimonio culturale e storico del  Paese; dai finanziamenti alla ricerca anche in considerazione di quote specificamente dedicate al sostegno dell’editoria open access alla creazione di borse di studio i cui risultati vengano diffusi secondo i canali tipici dell’accesso aperto.

 


Cosa si può chiedere alla filiera editoriale per evitare che si scoraggi l’open access?

L’editoria tradizionale può in parte rappresentare l’ostacolo maggiore al diffondersi e incentivarsi dell’open access: il passaggio importante per i grandi editori è la comprensione, anche solo in considerazione dell’attuale crisi economica che investe tutti i settori compresa la ricerca scientifica e l’attività accademica, che l’open access può essere un valore che si affianca ai canali tradizionali non necessariamente in contrasto ma in aggiunta, ad esempio per poter fornire gratuitamente alcuni dei contenuti disponibili. In questo senso le strade già oggi ampiamente battute anche dagli editori internazionali maggiori prevedono l’accesso libero ai metadati di tutti gli articoli presenti nelle piatteforme, al testo pieno di alcuni selezionati dai comitati editoriali, all’intero contenuto di specifici journal, a parte degli archivi contenenti i documenti degli anni precedenti. Ovviamente gli editori hanno anche la possibilità di creare nuovi journal open access e di strutturare appositi depositi disciplinari.

Ad un diverso livello, un impegno importante da parte degli editori consiste nel non ostacolare gli autori dei lavori scientifici sia nella conservazione, al momento della stipula del contratto, dei diritti legati all’accesso aperto dei propri prodotti che nell’archiviazione di pre-print e post-print.

 

 

Quale ruolo hanno i bibliotecari?

Il ruolo tradizionale di mediazione culturale dei bibliotecari trova ampio spazio anche in ambito digitale e in particolare nella diffusione dell’open access; il loro impegno è sia ideologico-programmatico che fattivo. Per prima cosa i bibliotecari devono essere ben informati e aggiornati sul tema e impegnarsi a diffondere le relative notizie a tutti gli utenti anche mediante la divulgazione di avvisi in biblioteca e sul sito web istituzionale, pubblicazione di brochure e guide, organizzazione di incontri a tema; un impegno di più alto livello sta nella partecipazione all’attività dell’Ateneo relativa alle politiche istituzionali e alla compilazione di linee guida in tema di open access (anche attraverso la divulgazione di apposita documentazione agli organi di governo e al corpo accademico, per illustrare il problema della crisi dei prezzi dei periodici scientifici e l’apporto che l’accesso aperto può dare nella soluzione del problema). Una spinta importante, poi, può provenire dai bibliotecari nella decisione di creare l’archivio istituzionale e soprattutto nell’ausilio da fornire a docenti e ricercatori nell’attività di deposito e metadatazione dei lavori di ricerca.

Un’attività che i bibliotecari devono inserire tra le proprie è, infine, quella di selezionare, catalogare e rendere disponibili nelle proprie collezioni riviste e risorse open access di qualità, eventualmente anche implementando apposite directory di ricerca.

 


E gli enti privati possono sostenere l’open access?

Società culturali e fondazioni di ricerca possono incentivare l’open access sia mediante azioni analoghe a quelle delle Università e degli enti pubblici (diffusione di riviste e atti di convegno gratuitamente fruibili, partecipazione a depositi disciplinari, incoraggiamento dei membri dell’istituzione all’autoarchiviazione, istituzione di borse di ricerca i cui risultati e le cui conseguenti pubblicazioni siano ad accesso libero…) sia soprattutto mediante specifici finanziamenti, sovvenzioni e programmi di sponsorship a ricerche da rendere pubblicamente disponibili in open access, con il relativo impegno a pagare i costi del processo editoriale.

 


Cosa può fare il cittadino-lettore?

Il presupposto fondamentale della partecipazione del cittadino al movimento dell’open access sta nella consapevolezza che le ricerche finanziate con fondi pubblici devono essere accessibili a tutti gratuitamente. L'utente finale può pretendere dal governo tutte le attività possibili in questo senso; deve tenersi informato sui servizi e le risorse che le biblioteche mettono a disposizione per l’accesso libero a contenuti scientifici; non deve farsi fuorviare dai luoghi comuni legati alla minor validità di questi contenuti e deve fidarsi dei professionisti dell’informazione che impegnano parte della propria attività nel sostegno all’open access; deve consultare quotidianamente le risorse aperte di riferimento nel proprio settore di studio o di interesse.

 


Per saperne di più:

What you can do to promote Open Access pagina curata daPeter Suber, disponibile in traduzione italiana sul sito dell’Università di Padova