Salta al contenuto principale
Passa alla visualizzazione normale.

PREMIO/A Carmela Rita Balistreri il “Cornaro alla Ricerca 2011”

18-ott-2011

Assegnato a Carmela Rita Balistreri, Dottore di Ricerca in Biopatologia e titolare di un contratto appena conclusosi  per un assegno di collaborazione ad attività di ricerca dal titolo "Immunogenetica della longevità: studio dei figli dei centenari"-Tutor Drssa G Candore, il Premio Cornaro alla Ricerca 2011 che ha presentato un proposal dal titolo “Implicazioni  biologiche della genetica dell'infiammazione nell'invecchiamento con e senza successo: l'uso dei centenari come modello di studio emergente per la longevità” (supervisore prof. Giuseppina Candore). Il Premio le sarà consegnato, martedì 18 ottobre in occasione del convegno “Active Ageing: strategie e politiche per invecchiare bene” che si terrà presso l'Aula Magna dell'Università degli Studi di Padova.
Da anni il Gruppo di Immunosenescenza, costituito da professori, ricercatori, Post - Doc, PhD e dottorandi, coordinato dal professore Calogero Caruso  è attivamente coinvolto in attività di ricerca sulla Biogerontologia. Nell'ambito degli studi condotti dal gruppo, Carmela Rita Balistreri, Dottore di Ricerca in Biopatologia e titolare di un contratto per un assegno di collaborazione ad attività di ricerca dal titolo "Immunogenetica della longevità: studio dei figli dei centenari" - Tutor Giuseppina Candore, si è occupata dello studio della genetica dell'infiammazione nell'invecchiamento con e senza successo.
"Lo studio - spiega la dottoressa Balistreri - si basa sul ruolo cruciale dell'infiammazione nella fisiopatologia delle malattie correlate all'età. L'infiammazione è fondamentale per la sopravvivenza, programmata dall'evoluzione per difendere l'ospite dalle infezioni. Nei soggetti anziani è dannosa. Del resto l'organismo umano è stato programmato  a vivere fino i 40-50 anni. L'aumentata aspettativa di vita ha determinato una persistente attivazione dell'immunità per contrastare gli stressori infiammatori. Come risultato si hanno una risposta infiammatoria cronica, gravi danni ai tessuti e agli organi e l'insorgenza di malattie. Alla luce di queste osservazioni, si è verificato e confermato il ruolo di alcune varianti genetiche pro-infiammatorie reciprocamente nella longevità e nelle malattie correlate all'età e identificato dei profili pro/antinfiammatori. Modelli di malattie quali l'infarto acuto del miocardio, il carcinoma prostatico e la malattia d'Alzheimer e un particolare approccio empirico basato su tre coorti di soggetti (pazienti, controlli di uguale età, genere, origine geografica ed etnia e centenari) sono stati utilizzati.  I centenari sono stati utilizzati come supercontrolli  per la loro capacità di sfuggire e/o di ritardare l'esordio di quelle malattie aventi un alto tasso di mortalità nella popolazione più giovane, quali le cardio - cerebrovascolari, il diabete e il cancro. I dati ottenuti hanno dimostrato il ruolo della genetica dell'infiammazione nella fisiopatologia delle malattie studiate. Essi hanno inoltre enfatizzato il ruolo chiave del pleitropismo antagonista nelle malattie età correlate studiate e nella longevità. Alleli pro-infiammatori dei geni analizzati sembrano non essere inclusi nel patrimonio genetico favorente la longevità. Ciò suggerisce il loro ruolo opposto in periodi di vita diversi programmati o meno dall'evoluzione. I genotipi infiammatori inducono effetti benefici fino all'età della riproduzione e deleteri durante l'invecchiamento. In altre parole, le malattie età correlate sembrano il prezzo da pagare per  garantire un'ottima salute fino alla riproduzione. Si suppone quindi  che gli alleli associati alla suscettibilità delle malattie età correlate non siano inclusi nel background genetico favorente la longevità. I risultati ottenuti rafforzano questa ipotesi. Genotipi anti-infiammatori sono stati identificati con una significativa frequenza nei centenari rispetto alle altre coorti. Di conseguenza i polimorfismi associati alla longevità sembrano aumentare la chance di sopravvivere a lungo determinando una ridotta risposta infiammatoria in un ambiente con una ridotta carica patogena".