Salta al contenuto principale
Passa alla visualizzazione normale.

News del Corso di Laurea di inegeneria elettrica

12-nov-2020

Ascolta


La festa Porsche dei 75 anni di Motorsport? Con le auto elettriche

REVEALED: Porsche 99X Electric breaks cover

Porsche celebra i 75 anni di motorsport. Ma la notizia non è tanto questa. Non è l’anniversario. È come la casa tedesca decide di festeggiare l’evento. Portare le vecchie glorie a Le Mans? No. Farle correre a Spa, o almeno farle sfilare su un circuito iconico? No. Celebrare l’anniversario nel Wec o nel campionato delle 911? No.

Porsche ha scelto un’altra strada: il 2 e 3 maggio 2026, all’E-Prix di casa, in quel che resta dell’aeroporto di Tempelhof – un posto che un tempo serviva a cose più rumorose, come far atterrare aerei da guerra –, la Casa di Stoccarda festeggerà i suoi tre quarti di secolo di corse.

Niente “latrati” del 6 cilindri boxer ma solo sussurri elettrici. Niente 24 Ore, niente endurance, niente 911 che scodano come una volta. No. La festa si farà in Formula E, tra monoposto a batteria. E qui arriva il tocco di genio (o di malinconia, fate voi): in mezzo a questo futuro silenzioso, Porsche farà sfilare le sue reliquie. Una parata di auto storiche, icone sottoposte alla tortura dei giri in parata, come nonne ingioiellate portate al ballo del nipote vegano.

 Un omaggio delicato, quasi pudico. Il passato che viene esibito con garbo, senza disturbare troppo il presente. C’è anche il capitolo carità, perché ai tempi nostri non si può celebrare niente senza fare del bene. Per ogni giro completato dalle due Porsche 99X Electric, la Casa versa 400 euro a enti che aiutano bambini malati. A Madrid hanno già staccato un bell’assegno da 155.200 euro. A Berlino, a metà stagione, Formula E in persona aggiungerà altri 25.000 euro dal suo Better Futures Fund. Bello.

Il motorsport che un tempo era eccesso, rischio, testosterone e gloria, oggi è anche raccolta fondi. Si corre per i bambini, si corre per il pianeta, si corre – soprattutto – per non fare troppo rumore.

Thomas Laudenbach, vicepresidente di Porsche Motorsport, ha detto una frase perfetta: «Il motorsport ha plasmato il nostro marchio per 75 anni – e lo portiamo in vita a Berlino». In vita, sì. Ma in una vita diversa. Come quando si va a trovare un vecchio zio in una casa di riposo e lo si trova seduto in poltrona, ben pettinato, che sorride educatamente. Ci saranno anche ospiti di lusso: Mark Webber, ex pilota di Formula 1, e Richy Müller, attore di Tatort. Un po’ di glamour, un po’ di tv di casa, un po’ di nostalgia per chi ancora ricorda quando le Porsche correvano sul serio, non per fare beneficenza.

Il pubblico – fino a 25.000 persone nei giorni buoni – potrà passeggiare sul Tempelhofer Feld, uno dei più grandi parchi urbani d’Europa, mentre le monoposto silenziose sfrecciano dove un tempo atterravano i Junkers.

È il segno dei tempi: Porsche, marchio che ha costruito la sua leggenda sul rombo, sulla velocità, sulla follia meccanica, sulla cattiveria delle corse ha capito che per sopravvivere deve imparare a celebrare sé stessa in punta di piedi. Con le sue vecchie glorie in parata, come trofei di famiglia esposti nel salotto buono. Con le sue nuove macchine che non fanno rumore. Con una generosa donazione ogni giro, perché oggi anche la vittoria deve essere sostenibile.

Chissà qualcuno ricorderà che la 917, mentre farà il suo giro di parata a Tempelhof, a Le Mans faceva piangere di brutto gli avversari. Chissà se a qualcuno davanti alla la 956 LH del team Rothmans verrà in mente la 24 Ore di Le Mans del 1983 quando Porsche dominò letteralmente la gara, piazzando 9 vetture tra le prime dieci. Unica eccezione la Sauber/BMW al nono posto. E chissà se qualcuno ricorderà la memorabile pubblicità: l’ordine d’arrivo dei primi 10 classificati e lo slogan “Nessuno è perfetto”… Altro che politicamente corretto. Gli avversari andavano battuti e – possibilmente – umiliati. Altri tempi, altre storie. Altre Porsche.

 

 

 


Aviazione elettrica: dalla Norvegia alla Sicilia 

La Norvegia, conosciuta come il Paese simbolo delle auto elettriche, sta ora spostando la sua attenzione verso il cielo. Dopo aver reso la mobilità su strada una delle più sostenibili al mondo, il Paese sta investendo nello sviluppo dell’aviazione elettrica, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale dei voli interni e garantire collegamenti più puliti ed economici. Un volo di prova dell’aereo elettrico Alia CX300 tra le città di Stavanger e Bergen ha dimostrato come la tecnologia sia già abbastanza matura per affrontare rotte brevi, soprattutto quelle che attraversano fiordi e zone isolate. Le motivazioni principali sono due: diminuire le emissioni di CO2 provenienti dall’aviazione e migliorare i trasporti interni in un Paese con orografia complessa. Le sfide, tuttavia, restano significative: l’autonomia delle batterie è limitata, servono colonnine di ricarica negli aeroporti e la normativa deve evolvere. Nonostante questo, la Norvegia punta a elettrificare una parte consistente dei voli domestici entro il 2040.

Anche in Sicilia esistono condizioni paragonabili a quelle norvegesi: molte isole minori e la necessità di collegamenti rapidi. Ecco alcune rotte che potrebbero adattarsi bene all’aviazione elettrica:

• Palermo – Pantelleria (~180 km): collegamento strategico per turismo e residenti.

• Trapani – Lampedusa (~200 km): rotta più lunga, ma entro l’autonomia dei velivoli elettrici.

• Catania – Reggio Calabria (~90 km): ponte aereo brevissimo, ideale come dimostrazione.

• Palermo – Ustica (~70 km): rotta molto corta, oggi servita soprattutto da traghetti.

• Collegamenti con le Eolie: Lipari, Stromboli, Vulcano e altre isole, oggi raggiungibili quasi solo via mare. 

Norvegia e Sicilia condividono la stessa esigenza: collegare comunità isolate con voli brevi. Se la Norvegia ha già avviato test di aerei elettrici, la Sicilia potrebbe diventare un laboratorio mediterraneo, sfruttando la sua rete di isole e l’elevata domanda turistica

 

 

Riassunto dell'articolo "Pochi ingegneri elettrici: è allarme" (Sole24ore 17 marzo 2025)

Negli ultimi anni, il settore dell’ingegneria elettrica in Italia sta affrontando una crisi silenziosa ma preoccupante: la scarsità di laureati. Nel 2023, solo 528 studenti hanno conseguito una laurea magistrale in ingegneria elettrica, appena il 2% del totale dei laureati magistrali in ingegneria. Un dato ancora più allarmante se confrontato con la forte richiesta da parte delle imprese, che stimano un fabbisogno almeno cinque volte superiore.

Questa carenza si riflette in modo diretto sulle difficoltà che le aziende affrontano nel reperire profili qualificati, indispensabili per sostenere la transizione energetica, lo sviluppo delle reti elettriche intelligenti e l’innovazione industriale. Secondo Confindustria, il 69,8% delle imprese lamenta serie difficoltà nel trovare ingegneri elettrici, figure fondamentali per affrontare le sfide della digitalizzazione e della sostenibilità.

Il problema è aggravato dalla concentrazione dell’offerta formativa in pochi atenei: solo 14 università italiane offrono il corso magistrale in ingegneria elettrica. Tra queste, anche l’Università di Palermo, che nel 2023 ha contribuito con 31 laureati, posizionandosi tra le prime dieci sedi in Italia per numero di neolaureati in questo settore. Una presenza significativa, che rappresenta un punto di riferimento per il Mezzogiorno, seguendo le cifre di atenei come Napoli Federico II (70 laureati) o il Politecnico di Milano (68), lasciando presagiere ai propri studenti che avranno la possibilità di interagire con Aziende su tutto il territorio nazionale.

 



Riassunto del documento "Domanda e offerta di Ingegneri elettrici nel mercato del lavoro" (Fondazione CNI, 2024)

1. Contesto e tendenze dei laureati in Ingegneria Elettrica

  • Negli ultimi 15 anni, 6.739 studenti hanno conseguito la laurea magistrale in Ingegneria Elettrica.
  • Dopo una crescita fino al 2019, il numero di laureati si è ridotto: nel 2023, 528 studenti hanno ottenuto la laurea, pari al 2% del totale dei laureati in ingegneria.
  • Il Politecnico di Milano è il principale ateneo per numero di laureati (133 nel 2023), seguito da Padova (70) e Bologna (65).

2. Domanda di laureati e occupazione

  • Gli ingegneri elettrici sono tra i più richiesti dal mercato, con un tasso di disoccupazione ad un anno dalla laurea pari al 3,3%.
  • Le imprese spesso reclutano i migliori candidati prima ancora della laurea.
  • La difficoltà di reperimento è elevata: l’87% delle assunzioni risulta difficile, principalmente per la mancanza di candidati (73,7%).

3. Principali sbocchi professionali

Ingegnere elettrotecnico e dell’automazione industriale(34,2% dei laureati occupati a 5 anni dalla laurea).

    • Nel 2023, le aziende italiane avevano programmato l’assunzione di 2.810 ingegneri elettrotecnici.
    • 2.201 assunzioni effettive con una retribuzione media di circa 39.000 € annui.

4. Conclusioni

  • Gli ingegneri elettrici rappresentano una nicchia tra i laureati in ingegneria, ma sono altamente richiesti.
  • Il mercato offre molte opportunità di lavoro, con un rapporto domanda-offerta sbilanciato a favore dei laureati.
  • La scarsità di candidati rende la professione molto ambita e ben remunerata.

 


17/2/2025 Ingegneria elettrica per la e-mobility partecipa alla welcome week 2025Wwemobility