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"Fragilità è resilienza": inaugurato l'Anno Accademico 2025-2026

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Un lungo applauso, di quelli che non si concedono per protocollo ma per partecipazione autentica, ha avvolto l’Aula Magna gremita del Dipartimento di Ingegneria del campus di viale delle Scienze. Perché la cerimonia di inaugurazione del 220° anno dell’Università degli Studi di Palermo non è stata soltanto un rito accademico, ma un attraversamento collettivo di sentimenti, memorie e responsabilità condivise.

"Fragilità è resilienza" tema della cerimonia, non è rimasto solo un titolo. L’ateneo palermitano ha scelto di raccontarsi partendo da vulnerabilità, storiche e contemporanee, per rivendicare una forza che non nasce dall’assenza di crepe, ma dalla capacità di trasformarle in progetti di crescita per il futuro.

Lo ha sottolineato il rettoreMassimo Midiri, ricordando come l’Università abbia attraversato rivoluzioni politiche, crisi economiche e trasformazioni tecnologiche senza irrigidirsi, ma adattandosi dinamicamente alle sfide del tempo (a questo link la relazione del Rettore).

        

«Viviamo un’epoca  – ha affermato - che percepisce la fragilità come un difetto da correggereNoi vogliamo dire l’opposto: la fragilità non è l’antitesi della forza. È la condizione della trasformazione. È la premessa della crescita. È la matrice della resilienza».

Tra i momenti più intensi, il plauso alla resilienza di Mauro Glorioso, giovane palermitano insignito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella del titolo di Cavaliere al Merito per non essersi arreso dopo un’aggressione che lo ha reso tetraplegico. Grazie a un accordo tra l’Ateneo di Palermo e quello di Torino, Mauro ha potuto completare il proprio percorso di studi e laurearsi in Medicina. «Un risultato personale e comunitario», ha sottolineato Midiri, ribadendo l’idea di un’università come rete solidale, capace di farsi carico delle fragilità individuali senza trasformarle in esclusione.

In questa direzione sono stati presentati i servizi per il supporto psicologico avviati dall’Ateneo a partire dal S.I.A.S.P., il Servizio Integrato di Ateneo, che ha registrato 750 richieste nel primo anno e 7.500 ore di intervento nel 2025, con una significativa riduzione dei sintomi ansiosi e depressivi tra gli studenti seguiti. O il Ce.N.Dis., il Centro di Ateneo per la Disabilità e le Neurodiversità che offre percorsi personalizzati di apprendimento.

«Non sono solo numeri – ha detto il Rettore – ma storie di ragazze e ragazzi che porto nel cuore».

Il richiamo alla fragilità ha trovato eco nella storia stessa della Sicilia. Midiri ha evocato la resilienza dei siciliani, capaci di trasformare ferite in laboratori di pensiero. Il riferimento è andato ad Antonino Zichichi e alla sua intuizione di fare di Erice un centro di confronto scientifico mondiale. Ma anche alle cicatrici di Gibellina, segnata dal terremoto e rinata attraverso l’arte, e a Niscemi, cittadina "sull’orlo del precipizio", simbolo di una comunità che non vuole arrendersi.

«Il luogo in cui si nasce non è neutro – ha ricordato il Rettore – condiziona le opportunità, l’accesso all’istruzione e al lavoro, le reti sociali». Per questo «un grande Ateneo del Mezzogiorno ha il dovere di essere motore di sviluppo culturale, sociale ed economico del territorio. In una terra straordinaria e complessa come la Sicilia, l’università non può limitarsi a trasmettere saperi: deve generare impatto, creare ponti tra ricerca e impresa, tra innovazione e comunità locali».

Accanto alla dimensione più emotiva, la cerimonia ha richiamato con chiarezza anche la responsabilità della Governance. Il direttore generale Antonio Sorce ha posto l’accento sulle fragilità strutturali del sistema universitario italiano: calo demografico, fuga di studenti all’estero, difficoltà di attrarre talenti (a questo link la relazione del DG).

«La resilienza non è solo accademica, è organizzativa», ha dichiarato, sottolineando la necessità di programmare le risorse, garantire equilibrio finanziario e innovare i processi. Il bilancio 2026, ha spiegato, impone una gestione attenta ma non difensiva. «Senza un’amministrazione moderna e competente – ha ammonito – l’università rischia di essere eccellente nelle idee ma fragile nella struttura».

      

Eppure, proprio in questo scenario complesso, l’Università di Palermo mostra segnali in controtendenza. Il 2025 è stato l’anno più produttivo dell’ultimo decennio per numero di laureati: oltre 8 mila, circa il 5% in più rispetto all’anno precedente. Negli ultimi anni gli immatricolati sono cresciuti del 9,5%, quelli alle lauree magistrali del 25% e gli iscritti complessivi del 7%. Per l’anno accademico 2026-2027 saranno attivi 165 corsi di studio, 11 lauree magistrali, 80 lauree triennali oltre a 35 programmi di dottorato e 48 scuole di specializzazione.

Anche la reputazione internazionale è in cresciuta: nel ranking QS l’Ateneo ha guadagnato sette posizioni in Europa in un solo anno, migliorando di oltre duecento posizioni a livello mondiale in tre anni. Il 2025 segna, inoltre, un traguardo storico: 626 nuovi studenti stranieri, di cui 416 iscritti alle lauree magistrali, 45,6% in più rispetto all’anno precedente, il doppio rispetto a tre anni fa.

UniPa si conferma inoltre presidio geopolitico nel cuore del Mediterraneo, istituzione di pace che accoglie studenti provenienti da Paesi segnati da conflitti e persecuzioni, attraverso il centro MIGRARE e l’adesione ai corridoi universitari per rifugiati, con borse di studio e percorsi di integrazione.

La voce degli studenti è risuonata nell’intervento della rappresentante Martina Maria Gennusa: «Che questo nuovo anno accademico – ha detto - sia un anno di consapevolezza, non di perfezione. Un anno di coraggio, non di paura. Un anno in cui l’università continui a essere non solo luogo di formazione, ma spazio di crescita umana e civile. E che Palermo, con tutte le sue fragilità, continui a insegnarci che resistere non significa sopravvivere, ma continuare a credere nel futuro» (A questo link l'intervento della rappresentante degli studenti).

Dal personale tecnico-amministrativo e bibliotecario è arrivato il richiamo alla responsabilità civica dell’istituzione, nelle parole della rappresentante Valeria Lo Bianco, che ha ricordato come l’università sia «un modello culturale fondato su relazioni e ruoli» e abbia un dovere morale verso inclusione, partecipazione e parità di genere, da tradurre in scelte organizzative concrete. (A questo link l'intervento della rappresentante del personale TAB)

La prolusione del professor Salvatore Gullo, direttore del S.I.A.S.P., ha infine offerto un’analisi lucida sulle nuove vulnerabilità: nel 2025 il 27% degli under 30 è stato interessato da sindromi ansiose e depressive. «La tecnologia deve potenziare la relazione, non sostituirla», ha sottolineato, invitando a riscoprire una resilienza autentica, «la capacità di abitare il dolore senza spezzarsi». (A questo link la prolusione del professore Gullo)

      

A chiudere la mattinata, il dialogo tra lo scrittore Marco Rovelli, ospite della cerimonia, e la prorettrice all’Inclusione, Pari opportunità e Politiche di genere, Beatrice Pasciuta sui temi dei diritti e delle trasformazioni sociali.

«Dobbiamo mettere l’accento sul diritto al fallimento – ha sottolineato Rovelli -  e non è affatto scontato. Se andassimo a cercare questa espressione nei testi del passato, difficilmente la troveremmo. Oggi invece esiste, circola e significa qualcosa di preciso. La giovane generazione ci interpella su questo punto. Se lo scopo di un’istituzione è la relazione — perché condividiamo uno stesso spazio, fisico e di vita — allora dobbiamo interrogarci su come abitiamo insieme anche l’esperienza del fallimento. Non è solo un insuccesso, è una minaccia all’identità. Rivendicare il diritto al fallimento significa prendere le distanze dalla struttura di una società che non riguarda soltanto il sistema scolastico, ma un intero modello culturale fondato sulla performance e sulla produzione di sé”.

Infine, per la prima volta, è stato eseguito l’Inno ufficiale di Ateneo, scritto e composto dal professore di UniPa Mario Varvaro e interpretato dal coro di Ateneo UniSonus Palermo.

Questo momento inedito colloca l’Ateneo tra le prime – e tra le pochissime – università italiane a dotarsi di un proprio inno originale. (A questo link la scheda di approfondimento)

 

                        

 

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