Festival S.U.D. 2026: Storie Umanità Dialoghi
Dal 20 al 22 maggio si è svolta la seconda edizione del Festival SUD, organizzato dal Dipartimento Culture e Società al Cre.Zi Plus ai Cantieri Culturali alla Zisa.
La declinazione dell’acronimo SUD proposta quest’anno (Storie, Umanità, Dialoghi ) ha messo al centro il carattere della manifestazione: tre parole che rimandano efficacemente all’obiettivo di realizzare uno spazio aperto di confronto, partecipazione e riflessione, in cui far dialogare l’Università con la città e con il territorio.
Mercoledì 20 maggio l’apertura del Festival al cinema De Seta ha visto la partecipazione di Massimo Midiri, rettore di Unipa, del sindaco Roberto Lagalla, e di Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, che nei loro interventi hanno condiviso l’idea promossa dall’iniziativa: favorire il confronto libero e aperto tra istituzioni e cittadini in un tempo di disumanizzazione e ripiegamento individuale, con l’obiettivo di rafforzare legami e promuovere la relazione con l’Altro.
Valentina Favarò, direttrice del Dipartimento, ha introdotto il Festival ribadendo che questa seconda edizione mirava “a stabilire un legame continuo e profondo con la città, in uno scambio osmotico tra il territorio e l'istituzione universitaria, che possa aprirsi anche ad un livello più ampio, non solo cittadino ma regionale e nazionale”.
In linea con gli obiettivi del festival si è espresso il Rettore Midiri, definendolo “un’iniziativa che mira al rafforzamento di una comunità e favorisce la realizzazione di un sistema universitario permeabile”, in grado di tracciare una vera e concreta inversione di tendenza rispetto alla fuga dei giovani del Sud verso altri paesi. “Solo questa restanza” ha continuato “potrà favorire la vita culturale, civile e anche economica del nostro territorio”. L'intervento del sindaco di Palermo Roberto Lagalla si è incentrato sulla necessità di rivolgersi soprattutto ai ragazzi, primi e principali destinatari di iniziative volte alla costruzione del dialogo tra le varie componenti sociali della città: “i ragazzi devono essere i destinatari del nostro impegno rispetto al loro presente e al loro futuro. Occorre, dunque, uno sforzo intellettuale collettivo di tutte le istituzioni, politiche e culturali, che possa tradursi in un cambiamento concreto, in una rigenerazione urbana sociale e culturale, legata anche alla specificità di Palermo, una città tragicamente a due velocità, nella quale numerose eccellenze convivono (ma a distanza) con aree di profondo disagio culturale e materiale”.
Anche l’arcivescovo Corrado Lorefice ha ribadito “la centralità della sinergia che le istituzioni devono proporre per abbattere i muri dentro Palermo e fuori. Si tratta di ritrovare il senso comunitario della vita che, negli ultimi mesi, ha permesso di liberare una rete in grado di aiutare i cittadini a tutti i livelli, come l'esperienza dell'Università diffusa allo Zen o degli Orti urbani.” Queste iniziative, tutte promosse dall’università di Palermo, sono esempi concreti di come si possa intervenire efficacemente sulla realtà umana e materiale della città, adottando “uno sguardo nuovo per guardare il mondo dal Sud: come cosa comune e non come campo di battaglia”.
Il dialogo dal titolo “Quale umanità?” tra il cardinale Matteo Maria Zuppi e la direttrice Valentina Favarò ha rappresentato un momento significativo per la comunità accademica e per la città: il cardinale Zuppi ha offerto una lettura lucida e toccante delle dinamiche complesse della contemporaneità, partendo dalle parole al centro del Festival 2026 (Storie, Umanità, Dialoghi).
Tutto l’intervento è stato un richiamo al dovere, autorevole e denso di sensibilità, rivolto a tutte le istituzioni (politiche, culturali, sociali) e a ciascun individuo: tutti dobbiamo “contribuire a creare una vera cultura dell'incontro nel contesto contemporaneo della rissa. Occorre uscire da protagonismi e convenienze, passare dall'io al noi. È il metodo proposto da Papa Francesco: la realtà si cambia solo se ci stai in mezzo”. In questa prospettiva solo se Città, Università e Chiesa lavorano insieme si può realizzare un cambiamento concreto, in una società dominata da paure e narcisismi. Si tratta di promuovere una trasformazione cruciale sia a livello collettivo che individuale: “passare alla prospettiva del pensarsi relativo che è diversa dal relativismo. È l'idea di pensarsi in relazione con l’Altro, e non di porsi al centro. L’Altro, così, non diventa un pericolo da dominare, diversamente da quanto ci mostra quotidianamente questa stagione della forza, in cui prevale il modello: io minaccio, mi impongo, sto sopra gli altri”.
Partire dalle storie dei singoli, contrastare la disumanizzazione nelle relazioni e dialogare con l’Altro, significa promuovere un rovesciamento radicale dei circuiti contemporanei della politica, della vita sociale, economica e perfino delle comunicazioni planetarie.
L’unico modo è far prevalere la speranza: significa affrontare le sfide che, del resto, anche più laicamente la costituzione italiana si è posta. La carta fondativa della Repubblica ribadisce la consapevolezza dell'esistenza imprescindibile di un legame di ogni cittadino con gli altri, obbligandoci a pensarci insieme ad altri”. “Resta questa” ha concluso il cardinale Zuppi, rivolgendosi ai docenti e agli studenti presenti, “l’unica via attraverso la quale si può realizzare una svolta vera nelle nostre vite: il pensarsi insieme, sentirsi parte. Solo questo è il metodo per sconfiggere la globalizzazione dell'indifferenza”.
“La cultura dell’incontro promuove il dialogo e la pace si fa col dialogo non con il riarmo perché la guerra diventa un vortice che fa precipitare tutti in una voragine, nell’abisso dello sconforto e della mancanza di speranza.” Il forte appello del cardinale Zuppi alla condivisione di un progetto collettivo di rinascita umana e sociale ci impone di non limitarci ad un ottimismo di circostanza ma di impegnarci in un'azione guidata sempre dalla speranza. “C’è un prezzo da pagare, il precorso implica fatica, dubbi, delusioni, ma proprio perché è vero però che la paura ci incattivisce e ci rende soli, ciascuno troverà se stesso soltanto se troverà l'altro, costruendo relazioni”.
In questa prospettiva il contributo dell’'università diventa fondamentale: essa può e deve diventare un punto di riferimento per il dialogo tra le culture e tra gli esseri umani, farsi costruttrice e agente di diffusione della cultura dell'incontro.
Il Festival SUD è stato pensato, organizzato e vissuto proprio per questo.
