Dall’impresa sociale all’impegno civile e politico: tre donne premiate dall’Università di Palermo per la seconda edizione del Premio Artemisia
Tre storie diverse, unite dalla capacità di trasformare una visione in un progetto concreto e di generare opportunità, relazioni e cambiamento. Si è svolta ieri pomeriggio, nella Sala Magna del Complesso Monumentale dello Steri, la seconda edizione del Premio Artemisia dell’Università degli Studi di Palermo, conferito a Maruzza Battaglia, fondatrice di LAB.ZEN 2, a Nicoletta Cosentino, ideatrice di Cuoche Combattenti, e, alla memoria, a Elda Pucci, prima e finora unica donna sindaca di Palermo.
Alla cerimonia sono intervenuti il rettore dell’Università degli Studi di Palermo Massimo Midiri e il sindaco di Palermo Roberto Lagalla.
Alle premiate sono stati consegnati la pergamena e il sigillo dell’Ateneo, nel corso di una cerimonia che ha messo al centro il valore dell’impegno femminile e il confronto tra generazioni.
«Un Ateneo – ha detto il rettore dell’Università degli Studi di Palermo, Massimo Midiri – non è soltanto il luogo nel quale si trasmettono e si producono conoscenze. È anche il luogo nel quale una comunità riconosce il valore delle esperienze, delle idee e delle persone che contribuiscono a trasformare la società. Siamo qui per riconoscere tre donne che, in modi profondamente diversi, hanno trasformato una visione di valore in realtà».
Uno degli elementi centrali della cerimonia è stato il confronto tra le protagoniste del Premio e alcune giovani dottorande.
Violetta Sanzeri e Federica Festa hanno dialogato con Maruzza Battaglia e Nicoletta Cosentino, approfondendo il loro impatto sul territorio, sull’autonomia e sulla costruzione di nuove possibilità per le donne.
Profondamente emozionata, Maruzza Battaglia ha ripercorso la nascita di LAB.ZEN 2 e la scelta di dedicare il proprio percorso professionale allo Zen.
«Sono molto emozionata di ricevere questo premio – ha raccontato -. Quando per la prima volta sono entrata allo Zen 2 ho deciso in quel momento di lasciare tutto. Mi occupavo di fecondazione assistita».
Da quella scelta è nato un progetto che ha messo insieme formazione, lavoro e creatività. «Non offrivo un lavoro, ma un sogno. LAB.ZEN al quadrato perché vuol dire futuro, crescita. Ho puntato sul lusso e sulla bellezza. Volevo donare bellezza a un quartiere abbandonato».
All’inizio Battaglia portava personalmente le borse realizzate nel laboratorio alle boutique del lusso. Oggi guarda al futuro del progetto: «Il mio sogno è lasciare un’eredità. Vorrei che qualche giovane prendesse questo laboratorio e potesse portarlo avanti».
Per Nicoletta Cosentino, il riconoscimento arriva mentre Cuoche Combattenti celebra sette anni di attività e nove anni dalla nascita dell’associazione.
«È un percorso in cui, in nove anni, i passi fatti sono stati tanti», ha spiegato. «Prima non si parlava di violenza domestica anche come violenza economica e isolamento, ma soprattutto di violenza fisica. Abbiamo contribuito ad accendere un faro importante su questi aspetti».
Il progetto utilizza la cucina e la produzione alimentare come strumenti di inclusione ed empowerment femminile, con l'obiettivo di offrire anche una possibilità concreta di autonomia lavorativa. Un messaggio che arriva anche attraverso le etichette dei prodotti di Cuoche Combattenti: «Le nostre etichette sui barattoli delle conserve parlano. Sono frasi semplici, ma possono essere un monito e un campanello d’allarme. Vogliamo arrivare alle donne che non sanno che hanno bisogno di chiedere aiuto».
Il Premio conferito alla memoria di Elda Pucci è stato ritirato dalla nipote omonima e dalla cugina Ida Pucci Minafra, presenti alla cerimonia.
La figura della prima e finora unica donna sindaca di Palermo è stata al centro del dialogo tra Alessandra Contino, dottoranda di ricerca in Studi di genere dell’Ateneo, e Claudia Giurintano, ordinaria di Storia del pensiero politico dell’Università degli Studi di Palermo.
Medica, pediatra e docente universitaria, Pucci fu eletta sindaca di Palermo nel 1983. Nel corso del dialogo è stato ricordato il suo impegno politico e antimafia in un contesto nel quale la città faticava ancora a riconoscere pienamente queste dimensioni.
Una sindaca definita «di rottura», anche per la volontà di rendere pubblica e visibile la propria idea di amministrazione. Tra gli episodi ricordati, quello seguito all’uccisione del capitano D’Aleo, quando Pucci volle portare il dibattito in Consiglio comunale direttamente nella piazza, utilizzando gli altoparlanti. La partecipazione di appena una decina di persone è elemento che restituisce il clima nel quale si svolgeva quell’impegno.
Accanto all’azione politica e all’impegno antimafia, è stata sottolineata l’attenzione di Pucci per gli ultimi e i più fragili, il suo impegno nell’associazionismo e quello professionale nel campo della medicina, della pediatria e della cura dei piccoli pazienti.
A introdurre e moderare l’incontro è stata Beatrice Pasciuta, prorettrice all’Inclusione, alle Pari opportunità e alle Politiche di genere e alla Vivibilità e al Benessere lavorativo dell’Università degli Studi di Palermo, che ha sottolineato il significato del Premio.
«Lo scopo del Premio è contribuire a una narrazione, a una sorta di pantheon, delle donne che hanno fatto cose importanti per gli altri e per la società», ha spiegato. Un riconoscimento che nasce anche dalla volontà di portare fuori dall’Università i valori e le esperienze maturate al suo interno.
Un impegno che, ha sottolineato Pasciuta, deve essere testimoniato «senza retorica e senza pietismo». Le protagoniste dell’edizione sono «tre donne straordinarie» messe a confronto con tre giovani ricercatrici, in un dialogo tra generazioni differenti.
E su Elda Pucci: «È importante che l’attenzione sia sempre accesa. I passi avanti non sono mai definitivi». Il Premio diventa così anche una riaffermazione dei valori che hanno guidato le esperienze del passato.
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