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ROBERTO SOTTILE

La lingua “inventata” di Andrea Camilleri: il peso della parola dialettale

Abstract

la singolare lingua delle opere di Andrea Camillerii spinge a considerare – semmai ce ne fosse bisogno – che la scrittura letteraria è fatta di parole e qualche appunto sulle parole può certo aiutare a cogliere i meccanismi del plurilinguismo letterario e, nel caso di Camilleri, le ragioni di un grandissimo successo editoriale e di una straordinaria popolarità. Le opere di Andrea Camilleri mostrano una certa (ma non spropositata) quantità di lessico “prettamente dialettale” (pari a circa il 20% delle parole che non coincidono con quelle dell’italiano letterario). Ma mentre una parte di questo lessico autoctono (costituito da voci di bassa frequenza all'interno di ciascuna opera e nell'intero corpus), permette di riconoscere un alto grado di autenticità e “originalità” della lingua dell'autore – non foss’altro perché connessa alla sua esperienza di parlante dialettofono –, un’altra parte, quella delle voci autoctone di altafrequenza (che compaiono diverse decine di volte all'interno del corpus camilleriano), resta in definitiva identificabile con il lessico della tradizione plurilingue isolana.Questa condizione, aggiunta a un meccanismo di impiego connesso alla costante ripetitività e ricorsività, fa sì che esse siano intellegibili al grande pubblico nonostante la loro significativa distanza formale dalle corrispondenti parole dell’italiano.