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ROBERTO SOTTILE

Place Identity e marcatezza diatopica nella canzone dialettale siciliana

Abstract

Il ritorno alla “località”, anche mediante il dialetto, quale simbolo di microspazialità fisica e culturale, con lo scopo di creare il necessario contrappunto al senso di straniamento e alienazione determinato dal modello globale, sembra particolarmente vero per la canzone dialettale contemporanea. Non sarà un caso, dunque, che molti autori neodialettali, già impegnati nella espressione di un’identità di luogo mediante il ricorso al dialetto che, in quanto tale, si configura come codice diatopicamente marcato e quindi intimamente legato a uno specifico spazio, non sanno fare a meno di richiamare nei propri testi, a puntello della “località” linguistica, contesti fisici del loro vissuto. Potrebbe, allora, essere utile provare a seguire le linee di svolgimento di queste due tipologie di approccio alla località: da un lato il richiamo, per lo più mediante la toponomastica dialettale, a specifici setting fisici utili a simboleggiare se non a rappresentare la proiezione verso il microluogo come “ritorno alle radici” in funzione antiglobale; dall’altro l’uso di un dialetto non più “locale” (cioè “regionale” o, comunque, “altro dalla lingua nazionale”), bensì “localissimo” in quanto caratterizzato, soprattutto sul piano fonetico e lessicale, da tratti che ne garantiscono l’autenticità diatopica e la coincidenza col micro-luogo di provenienza dell’artista che ne faccia uso. In quest’ultimo caso sarà interessante notare come, nell’ambito di una opzione linguistica pro loco, finiscano per acquistare grande dignità lirica anche varietà dialettali fino a qualche anno fa ritenute “rozze e volgari” e comunque inadatte a essere impiegate in funzione poetica.