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ANDREA SCIASCIA

Tradizione e traduzione

Abstract

Nel confronto internazionale “European City Architecture”, organizzato in occasione del sesto Festival dell’architettura di Parma nell’ottobre del 2011, Andrea Sciascia ha tratteggiato due momenti: quello della tradizione e quello successivo della traduzione. La tradizione trova riscontro nell’eredità culturale di Pasquale Culotta, maturata in circa venti anni di collaborazione in ambito didattico e di ricerca, presso la Facoltà di architettura di Palermo e in concrete esperienze di progettazione architettonica. Mentre per traduzione si intende il modo in cui Sciascia ha interpretato l’esperienza maturata con lo stesso Culotta. Nel paragrafo intitolato tradizione l’autore tratteggia il ruolo assunto da Culotta nella Facoltà di Architettura di Palermo, negli anni Settanta e Ottanta del XX secolo, come anello di congiunzione fra la “lezione” dei docenti autoctoni e quella offerta, a partire dalla metà degli anni Sessanta, dai docenti provenienti da molte altre sedi italiane. Sciascia, più direttamente, fa riferimento alla eco della intensa attività didattica di Culotta, ai progetti e alle realizzazioni dello studio Culotta e Leone, agli scritti dello stesso Culotta e a quelli più recenti di Marcello Panzarella. Nel paragrafo dedicata alla traduzione, descrive la personale attività didattica e di ricerca dimostrando in che modo sopravviva, ovviamente reinterpretato, il “lascito” di Culotta, sul quale s’innestano, con aspetti di originalità, le proprie esperienze di didattica e di ricerca.