Salta al contenuto principale
Passa alla visualizzazione normale.

ANDREA SCIASCIA

Paesaggio, città e nuove identità

  • Autori: Sciascia, A.; Palerm, M.; Baya, H.; Santangelo, M.; Amirante, R.; Aprile, M.; Bertelli, G.; Cappiello, V.; Castagnaro, A.; Caturano, U.; Celestini, G.; Costi, D.; Ricci, M.
  • Anno di pubblicazione: 2017
  • Tipologia: Capitolo o Saggio (Capitolo o saggio)
  • OA Link: http://hdl.handle.net/10447/281105

Abstract

Alcuni termini su cui sembra coagularsi la riflessione di oggi – ad esempio, resilienza, rigenerazione e vulnerabilità – si pongano sulla scia di molti altri slogan, confermando una modalità che ha sempre caratterizzato il mondo dell’architettura. Il procedere per parole chiave come sintesi di punti di vista ideologici ha storicamente influenzato il dibattito. Progettisti abili hanno cavalcato con perizia slogan, magari essendone gli inventori, utilizzandoli come réclame per promuovere il loro lavoro. In realtà, però, bisogna osservare il processo opposto e cioè se il progetto è in grado di dare sostanza alle parole. Di più, se l’architettura realizzata riesce a fornire una etimologia ai termini che si addensano ciclicamente come sintesi di verità, è necessario dare un seguito concreto ai significati delle stesse parole chiave. Se dobbiamo porre il paesaggio al centro –pensando al titolo del convegno non come ad uno slogan ma ad un modo per inquadrare una specificità– si scopre che l‘unica risposta pertinente rispetto al paesaggio è quel la di praticare un‘azione interscalare; ovvero una maniera di intendere il progetto senza quelle false limitazioni dei settori scientifico disciplinari ICAR 14, 15 e 16. In buona parte questa affermazione deriva da una diretta esperienza di ricerca, sviluppata con un PRIN di qualche anno addietro, che ha confermato l’impossibilità di separare l‘architettura dal paesaggio, o se si preferisce il progetto di architettura da quello del paesaggio.