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Uffici di comunicazione dell'Ateneo

L'Univercittà. Principi di fondo per un progetto di comunicazione integrata dell'Università di Palermo

di Gianfranco Marrone

 

Lo sfondo teorico generale che orienta queste linee guida è la convinzione che la comunicazione istituzionale non si esaurisce nel processo intenzionalmente prodotto per trasmettere un preciso messaggio da un emittente/istituzione a un destinatario/pubblico. Essa comprende anche, e prima di ogni altra cosa, (i) tutte quelle altre comunicazioni pronunciate da soggetti non istituzionali, in modo spesso non intenzionale, e rivolte, per es., ad altri pubblici, nonché i discorsi che i media svolgono sull’istituzione, fabbricandone una certa immagine; (ii) le azioni che tale istituzione svolge nel suo ambito precipuo e in altri più o meno affini, a partire da codici di comportamento più o meno espliciti e controllati, più o meno eticamente fondati. Si comunica di più, e meglio, con le azioni e i fatti, con i progetti e la loro esecuzione, con gli eventi e il loro controllo, che non con le parole e i discorsi. Ogni azione ha infatti un suo preciso significato, entro il sistema complessivo entro cui viene svolta. È per tale ragione che in queste pagine parliamo di azione comunicativa.

 

Come tutte le istituzioni e organizzazioni, Unipa non va considerata la semplice sommatoria delle azioni comunicative svolte dai soggetti che la compongono, ma come un sistema che inevitabilmente li trascende, come un soggetto collettivo e immateriale che parla e opera in quanto tale, con un’identità propria da costruire, esibire e salvaguardare. Unipa è l’insieme delle sue parti, ma è – o almeno dovrebbe essere – qualcosa al tempo stesso di più astratto e più efficace. La cui identità è la risultante dei suoi discorsi e comportamenti, come anche dei discorsi che su di essa altri soggetti sociali possono proferire. Un sistema, dunque, che trascende i singoli individui, e che per questo deve essere monitorato e stimolato, controllato e indirizzato.

 

Proprio a partire da questa sua anonima astrattezza, fa parte integrante e costitutiva del sistema Unipa non solo l’azione comunicativa dei soggetti umani, ma anche quella, silente ed efficace, delle sue strutture fisiche e materiali, a iniziare da quelle architettoniche e urbanistiche: edifici, uffici, aule, viali, percorsi, attrezzature e quant’altro è o diviene spazio vissuto dai soggetti che – vuoi per ragioni istituzionali, vuoi per motivi più casuali – attribuiscono loro un senso e un valore. Lavorare sugli spazi universitari, comprendere il modo in cui essi ‘parlano’ a chi interagisce con essi, ripensarli in funzione di un’attività comunicativa integrata, ristrutturali in vista di una serie di ulteriori azioni che in essi e con essi possono essere svolte, è parte fondamentale di questo progetto.

 

Da ciò ne deriva che l’utenza universitaria va molto al di là di quella istituzionale, legata alla formazione, alla didattica e alla ricerca. Oltre ai docenti, agli studenti e al personale tecnico-amministrativo, insistono su Unipa –  e possono, o dovrebbero farlo, ancora di più – tutta un’altra serie di soggetti che in senso stretto (limitato e limitante) non le competono, ora perché genericamente interessati alla cultura, ora perché in cerca di esperienze altre, di modi di vivere integralmente, e positivamente, la città (basti pensare, per es., ai soggetti che si rivolgono al Policlinico). Insomma Unipa non è un qualsiasi Ateneo che, per caso, si trova a essere collocato in una città, ma ne è, e ne deve essere sempre più, una sua parte costitutiva, attiva, progettualmente rivolta a essa, con il compito non secondario di coinvolgerla e farsene coinvolgere.

 

Ciò non toglie che Unipa sia innanzitutto un Ateneo, e che come tale abbia propri, ovvi compiti istituzionali. E va considerato anche che, proprio per questo, essa si nutre dell’immagine generale e complessiva che gli Atenei possiedono nel nostro sistema-paese – tutt’altro che positiva in questo preciso momento storico, politico e culturale –, in qualche modo la subisce, e con essa deve confrontarsi e fare i conti. L’apertura alla città ha dunque anche quest’altro ruolo strategico, atto a ridimensionare l’attuale immagine negativa dell’università italiana, se non addirittura a modificarne il valore. E da questo punto di vista, il recente movimento studentesco, al di là degli intenti politici immediati che rivendica, ha e deve avere una importanza basilare, proprio perché ‘movimento’, esigenza e voglia di fare, dinamismo da orientare e indirizzare per produrre ulteriori senso e valore.