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LAVINIA SPALANCA

La poetica leggerezza di Sbarbaro e Saccorotti

Abstract

In questo articolo si propone un originale accostamento fra l’immaginario figurativo di Camillo Sbarbaro e l’universo artistico dell’amico pittore Oscar Saccorotti. Nel testo iconico saccorottiano, infatti, Sbarbaro identifica le tracce di una comune poetica, all’insegna dell’essenzialità di un’arte scevra da vacui estetismi e da aprioristiche teorizzazioni. La stessa identificazione pittura-poesia suggerita dall’autore di “Pianissimo” – valida anche in senso inverso come omologia fra poesia e pittura – riflette il consapevole riconoscimento critico di una comune formalizzazione estetica. Dagli interventi sbarbariani dedicati a Saccorotti, qui presi in esame, si può cogliere allora una sorta di «autoritratto involontario», per dirla con lo stesso autore ligure, accomunato al pittore da una peculiare poetica della precarietà, sublimata in leggerezza. L’articolo, che si avvale di testimonianze di storici dell’arte come Federico Zeri, si pone alla confluenza fra critica letteraria e critica d’arte.