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ANDREA SCIASCIA

Necessità della teoria

Abstract

Premessa indispensabile ai contenuti del saggio è l’aver voluto inserire, nel Corso di studi in Architettura di Palermo – quinquennale a ciclo unico – dall’anno accademico 2019 – 2020, come modulo integrato del Laboratorio di progettazione architettonica del primo anno, l’insegnamento di Teoria della progettazione architettonica. Qual è l’origine di tale necessità? Le ragioni di questa scelta, condivisa all’unanimità con Il Consiglio di Corso di laurea, hanno una radice lontana e in buona parte autobiografica. Rispetto a tale genealogia è utile spiegare da quale seme è germogliata questa esigenza didattica che traduce il mio interesse per la teoria tout court. La complessa etimologia della parola teoria rimanda, fra i tanti significati, soprattutto al “vedere” ma questo verbo esprime la necessità di mettere a fuoco una determinata questione. Come i miopi contraggono i muscoli del bulbo oculare per leggere in modo più chiaro una figura che si trova ad una certa distanza, allo stesso modo per fare teoria la scrittura alfabetica diventa la "conditio sine qua non" per cui è possibile costruire un discorso verificabile e trasmissibile. Se la scrittura alfabetica si presenta quindi come logos sull’architettura allora nella formazione degli allievi – senza la pretesa di individuare né un centro, né tantomeno il centro della disciplina – rimangono indispensabili i trattati, seppur affrontati, nei limiti del tempo a disposizione, in modo episodico. Se ragionare sulla scrittura e sui trattati è un modo per definire l’humus del corso di Teoria della progettazione architettonica, è stato altrettanto importante – negli anni in cui il Laboratorio di Progettazione architettonica era privo di tale integrazione – porre in discussione alcuni termini. Parole che implicavano delle questioni ampie esplorate da una compagine molto estesa di docenti, in larga parte non di architettura.