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IGNAZIO BUTTITTA

La maschia potenza. Pratiche ergologiche e coreutica rituale nella civiltà contadina

Abstract

In occasione di diverse celebrazioni religiose che scandiscono il calendario cerimoniale siciliano, in specie nel corso della Settimana Santa e di alcune feste patronali,   possibile osservare delle modalità  di trasporto dei fercoli processionali (vare) assai peculiari. I santi simulacri, infatti, in tali circostanze, sono fatti correre e danzare sia per le strade dei centri abitati sia, in rari casi, all’interno degli edifici religiosi. Il disordine che connota queste performances coreutiche   solo apparente. Esse obbediscono in realtà  a un preciso codice cinetico: i fercoli vengono ritmicamente alzati e abbassati sulle braccia dai portatori, roteano ripetutamente su se stessi facendo ideale perno sulla statua del Santo, avanzano a tratti in marcia veloce o di corsa, sempre accompagnati da musiche incalzanti. Sebbene uno degli scopi dell’azione rituale sia quello di dar sfoggio individualmente della propria maschia potenza, il desiderio dei singoli portatori di eccellere sui propri compagni non pu  e non deve superare certi limiti, essendo il fine ultimo della esibizione quello di “vincere” su coloro che recano i fercoli antagonisti.   dunque necessario che tra i giovani portatori di una singola vara vi sia il massimo coordinamento e che essi siano capaci di muoversi come “unico corpo”, come una ciurma in voga o una schiera in battaglia. Si rivela così la relazione funzionale e sibolica tra attività ergologiche, esercizi orchestici “profani”, danze collettive eseguite in contesti cultuali e preparazione alle attività  belliche