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ANGELO MISURACA

L’open source nella Pubblica Amministrazione italiana

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L’Open Source nella PA italiana non è facoltativo. È la scelta predefinita, salvo motivata eccezione.

In Italia l’uso del software open source nella Pubblica Amministrazione (PA) non è solo una scelta tecnica, ma è disciplinato da un quadro normativo preciso, centrato soprattutto sul Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) e sulle linee guida dell’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale).

 

Il riferimento normativo principale è il CAD (D.lgs. 82/2005), in particolare:

Art. 68 CAD → obbligo di valutazione comparativa tra diverse soluzioni software
Art. 69 CAD → disciplina il riuso del software tra PA

Inoltre, il CAD stabilisce che, a parità di condizioni tecniche o di funzionalità, si deve preferire software open source.

In pratica la PA deve confrontare varie opzioni:

  • software sviluppato internamente
  • software già sviluppato da altre PA (riuso)
  • software open source
  • software proprietario

Non può scegliere liberamente il proprietario senza motivazione. Può usare software proprietario solo se giustificato.

 

Un principio fondamentale è il cosiddetto “riuso”:

  • il software sviluppato per una PA:
  • deve essere reso disponibile ad altre PA
  • deve essere rilasciato con licenza aperta (open source)

Questo significa evitare duplicazioni di spesa pubblica e creare un ecosistema condiviso.