L’open source nella Pubblica Amministrazione italiana
L’Open Source nella PA italiana non è facoltativo. È la scelta predefinita, salvo motivata eccezione.
In Italia l’uso del software open source nella Pubblica Amministrazione (PA) non è solo una scelta tecnica, ma è disciplinato da un quadro normativo preciso, centrato soprattutto sul Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) e sulle linee guida dell’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale).
Il riferimento normativo principale è il CAD (D.lgs. 82/2005), in particolare:
Art. 68 CAD → obbligo di valutazione comparativa tra diverse soluzioni software
Art. 69 CAD → disciplina il riuso del software tra PA
Inoltre, il CAD stabilisce che, a parità di condizioni tecniche o di funzionalità, si deve preferire software open source.
In pratica la PA deve confrontare varie opzioni:
- software sviluppato internamente
- software già sviluppato da altre PA (riuso)
- software open source
- software proprietario
Non può scegliere liberamente il proprietario senza motivazione. Può usare software proprietario solo se giustificato.
Un principio fondamentale è il cosiddetto “riuso”:
- il software sviluppato per una PA:
- deve essere reso disponibile ad altre PA
- deve essere rilasciato con licenza aperta (open source)
Questo significa evitare duplicazioni di spesa pubblica e creare un ecosistema condiviso.
