"Eravamo tanti, eravamo insieme". Il Risorgimento di Anna Banti
- Autori: Di Gesu', M.
- Anno di pubblicazione: 2026
- Tipologia: Prefazione/Postfazione
- OA Link: http://hdl.handle.net/10447/706407
Abstract
Il saggio, postfazione a Noi credevamo di Anna Banti, offre una lettura critica del romanzo inserendolo nella tradizione del romanzo risorgimentale italiano. Ambientata nel 1883, l'opera narra le memorie di Domenico Lopresti, patriota calabrese settantenne che ripercorre la propria vita di cospiratore — gli anni nelle carceri borboniche, la partecipazione all'impresa garibaldina, la disfatta di Aspromonte — giungendo a un bilancio amaro sul Risorgimento e sull'Italia unita. Il titolo, con il suo "noi" plurale e il verbo all'imperfetto, condensa la tensione tra solidarietà collettiva e fede tradita. Il saggio inscrive il romanzo nella tradizione “contro-risorgimentale” — da De Roberto a Tomasi di Lampedusa, da Sciascia a Consolo — che ha riletto il processo unitario in chiave critica e demistificante. All'interno di questa genealogia, Noi credevamo occupa una posizione originale e a lungo trascurata: adotta una lingua arcaizzante e mimetica, una struttura memoriale che tende al monologo interiore. Banti non intende scrivere un romanzo storico, bensì una «interpretazione ipotetica della storia», fondata su un rigoroso lavoro documentario. Scritto nel 1967, alla vigilia del Sessantotto, il romanzo intercetta le tensioni del proprio tempo e si fa atto di coscienza civile, invitando il lettore a confrontarsi con una memoria inquieta che non consola, ma interroga il significato del credere in un ideale collettivo.
