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GIUSEPPE DI CHIARA

Conoscere giudiziale, flussi di coscienza e paradigmi della complessità: itinerari, metodi, risorse, garanzie

Abstract

Il saggio esplora le profonde trasformazioni ontologiche e fenomenologiche che l'avvento delle nuove tecnologie e dell'intelligenza artificiale (IA) sta producendo nel sistema dell'accertamento penale. Muovendo da suggestioni letterarie e filosofiche — dalla cibernetica di Calvino alla sfida della complessità di Morin — il contributo analizza il passaggio dal "conoscere giudiziale" di stampo classico a una nuova dimensione bulimica dell'informazione, alimentata dalla congerie alluvionale dei big data e dai processi di digitalizzazione avanzata. Lo studio si concentra sulla metamorfosi del dato informativo grezzo, paragonato a un frammento generato dal "big bang" del fatto-reato, che entra nell'orbita del processo subendo l'attrito e la lavorazione delle regole di procedura e delle exclusionary rules. In questo contesto, l'IA non viene vista solo come uno strumento tecnico, ma come una sfida metodologica che impone di ripensare gli statuti delle macchine euristiche nel processo penale per contrastare rischi emergenti, quali la proliferazione di deep fakes e la distorsione delle operazioni induttive e abduttive. L'analisi affronta criticamente i modelli di interazione uomo-macchina, distinguendo tra il controllo gerarchico dell'umano (Supervisor Human Control) e la collaborazione sistemica (Human-Machine Teaming), per approdare a una riflessione sull'ineludibilità del "criterio dell'umano" e del senso di giustizia derridiano come argine alla mera calcolabilità algoritmica. Il lavoro conclude sottolineando l'esigenza di governare la complessità attraverso presìdi di garanzia avanzati e una formazione specialistica continua, al fine di salvaguardare la singolarità irripetibile del giudizio di fronte alle lusinghe dell'onnipotenza tecnologica.