Salta al contenuto principale
Passa alla visualizzazione normale.

CLELIA BARTOLI

Esperimenti di economia eretica e conviviale

Abstract

Lo scritto delinea un originale metodo di ricerca-azione, il “Metodo dell’Altrimenti”, che sposa la filosofia del diritto con l’antropologia giuridica. L’autrice, tuttavia, non si limita a descriverlo astrattamente, ma dà conto di una sua specifica applicazione sul tema delle istituzioni economiche svoltasi nel territorio delle Alte Madonie, nella provincia di Palermo, nell’ambito del PRIN PNNR "One Too Many Moneys". Il metodo si fonda su una concezione costruttivista della realtà sociale (J. Searle) e sull’ipotesi di C. Castoriadis di una funzione istituente dell’immaginazione (C. Castoriadis). Analogamente al metodo scientifico baconiano, si articola in due fasi (pars deconstruens e pars reconstruens) ma si distingue da esso per il fatto di non mirare a descrivere la realtà naturale, bensì a istituire un’ontologia sociale. E, nello specifico, mira a generare istituzioni “eretiche” (nel senso di alternative a quelle vigenti) e “conviviali”, nell’accezione proposta da Ivan Illich e ulteriormente sviluppata dall’autrice stessa rispetto a quattro parametri (dialettica mezzi/fini; relazione utente/strumento; geometrie di potere; desiderio). Il carattere “conviviale” si pone in antitesi a quello “manipolativo” su uno spettro nel quale una medesima istituzione (intesa in senso lato come pratica sociale) può muoversi da una direzione all’altra. La ricerca-azione – svolta applicando il metodo dell’altrimenti – ha coinvolto un’ampia fetta di popolazione madonita, diverse realtà associative e istituzioni locali. Oltre i giovani delle scuole, la componente certamente più attiva era rappresentata da decine di donne prevalentemente anziane dell’Auser. Durante i numerosi laboratori di immaginazione giuridico-politica che sono stati condotti, i partecipanti nel ruolo di co-ricercatori: a. hanno individuato diverse modalità di scambio economico senza denaro molto diffuse tra i contadini madoniti fino agli anni ’70 e alcune tuttora presenti (pratiche di economia del dono secondo l’accezione di M. Mauss, di baratto, di volontariato, di sharing economy o si riattualizzazione tra i neo-rurali del mutualismo agricolo); b. hanno riflettuto sull’impatto sul piano relazionale e comunitario degli scambi monetari e non monetari e c. hanno infine immaginato e “costituito” una nuova istituzione (la fiera generosa) che ha preso effettivamente corpo attirando abitanti del luogo, giornalisti e curiosi. La scelta di un campo di ricerca spazialmente marginale, come le aree interne del Meridione italiano, ha permesso di attingere a pratiche consuetudinarie “eretiche” rispetto al modello economico formalizzato e dominante, fertilizzando lo sguardo critico verso l’esistente. Inoltre l’esperimento ha rappresentato un laboratorio vivente per osservare la nascita di un’istituzione e della relativa elaborazione normativa dal basso.