Le PMI come attori di innovazione per la creazione di valore sostenibile nei territori: il progetto AGROPEF
Giovedì 18 dicembre 2025 si è svolto presso l’Aula Capitò del Dipartimento di Ingegneria (Edificio 7) dell’Università degli Studi di Palermo l’evento “Le PMI come attori di innovazione per la creazione di valore sostenibile nei territori: il progetto AGROPEF”, promosso dal Centro di Sostenibilità e Transizione Ecologica (CSTE) dell’Università degli Studi di Palermo.
La giornata si è aperta con la sessione mattutina, coordinata dal professor Maurizio Cellura, Direttore del CSTE, e dal professor Carmine Bianchi, componente del Consiglio Scientifico del CSTE e referente SDG 17, che hanno guidato i lavori introducendo i temi centrali dell’incontro legati al ruolo delle PMI nei processi di innovazione sostenibile.
Il Prof. Cellura ha inquadrato l’iniziativa come un momento conclusivo di un percorso di ricerca orientato alla comprensione delle barriere culturali, organizzative e operative che ostacolano l’adozione di strumenti di misurazione dell’impronta ambientale da parte delle piccole e medie imprese. È stato, inoltre, sottolineato come la vera sfida della transizione ecologica risieda nella capacità di governare la complessità attraverso approcci interdisciplinari e collaborativi, evidenziando il ruolo centrale delle PMI, che rappresentano la quota prevalente del tessuto produttivo italiano, nei processi di decarbonizzazione e di sviluppo sostenibile, in linea con i principi inclusivi dell’Agenda 2030.
Dopo la registrazione dei partecipanti, i saluti istituzionali hanno visto gli interventi del Prof. Livan Fratini, Direttore del Dipartimento di Ingegneria e del Dott. Antonio Lo Coco, Presidente dell’Associazione Industriali di Confcommercio Palermo. Il Prof. Fratini ha sottolineato l’importanza della sinergia tra i diversi ambiti disciplinari dell’Ateneo come luogo privilegiato di incontro tra ricerca, innovazione e territorio. Ha inoltre richiamato l’attualità delle tematiche affrontate, evidenziando come i problemi di sostenibilità siano particolarmente rilevanti anche nei settori manifatturieri tradizionali, dove il cambiamento culturale rappresenta una sfida ancora aperta.
Il Dott. Lo Coco ha offerto una testimonianza diretta dal campo, richiamando l’attenzione sulla necessità di rafforzare la cultura della sostenibilità all’interno delle imprese, soprattutto di piccole dimensioni. Nel suo intervento ha ribadito come la sostenibilità non possa essere ridotta al solo aspetto ambientale, ma debba necessariamente integrare le dimensioni della governance e dell’impatto sociale, secondo l’approccio ESG. Ha, inoltre, sottolineato l’importanza dell’aggregazione tra imprese come strumento per superare i limiti strutturali delle micro e piccole realtà produttive, portando esempi concreti di iniziative promosse da Confcommercio per favorire misurazione, consapevolezza e inclusione sociale.
Il programma è proseguito con l’intervento del dottor Fulvio Ardente della Commissione Europea – Joint Research Centre, che ha illustrato i principi e le finalità della metodologia Environmental Footprint, con particolare riferimento al Product Environmental Footprint (PEF). Ha spiegato come l’approccio di ciclo di vita (LCA) consenta di valutare gli impatti ambientali di un prodotto lungo l’intera catena del valore, superando i limiti di analisi circoscritte ai soli confini aziendali.
Nel suo intervento ha evidenziato che la PEF nasce per garantire risultati comparabili, verificabili e riproducibili, riducendo il rischio di greenwashing e creando condizioni di equità nel mercato europeo. Ha inoltre sottolineato l’importanza dell’individuazione degli hotspot ambientali, spesso localizzati nelle fasi di approvvigionamento o di fine vita del prodotto, come nel caso del packaging.
Il Dott. Ardente ha infine richiamato il ruolo strategico della PEF per le PMI, che, se adeguatamente supportate da reti, università e associazioni di categoria, possono utilizzare questo strumento per migliorare le proprie prestazioni ambientali, rafforzare la competitività e rispondere in modo proattivo alle sfide della transizione ecologica.
A seguire, il professor Paolo Inglese, Ordinario di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree dell’Università degli Studi di Palermo, ha affrontato il tema della qualità dei prodotti alimentari, riflettendo sul rapporto tra estetica, metodo produttivo e sostenibilità ambientale. Il Prof. Inglese ha sottolineato come la qualità non possa essere valutata esclusivamente in base all’aspetto del prodotto, ma debba essere interpretata come il risultato di processi produttivi responsabili, capaci di integrare efficienza, rispetto dell’ambiente e valorizzazione del territorio. In questo senso, l’estetica diventa espressione visibile di un sistema agricolo attento e sostenibile.
Il cuore della mattinata è stato dedicato alla presentazione del progetto AGROPEF, illustrato dal Prof. Maurizio Cellura e dal Prof. Carmine Bianchi, che hanno descritto obiettivi, metodologia e potenziali ricadute del progetto per le PMI agroalimentari, mettendo in luce le opportunità offerte dall’applicazione della Product Environmental Footprint in termini di competitività e posizionamento sui mercati.
Successivamente, la Dott.ssa Marta Bonura ha presentato le esperienze delle aziende pilota coinvolte nel progetto AGROPEF, in particolare il Pastificio Gallo e Donnafugata, illustrando i risultati ottenuti e le principali evidenze emerse dall’applicazione della metodologia PEF. L’analisi è stata completata dall’intervento della Dott.ssa Noemi Grippi, borsista del CSTE, che ha approfondito i fattori abilitanti e ostativi nell’adozione della Product Environmental Footprint, con un focus specifico sulle aziende vitivinicole siciliane.
Nel pomeriggio, l’evento è proseguito con un focus group aperto a tutti i partecipanti che, grazie agli interventi di diversi dottorandi in Transizione Ecologica provenienti da città e contesti internazionali differenti, ha permesso di ampliare significativamente la prospettiva del confronto. Il dibattito si è concentrato sui fattori che favoriscono o ostacolano l’adozione della Product Environmental Footprint da parte delle PMI, non solo nel Mezzogiorno ma in una dimensione più ampia e comparata, analizzando aspetti economici, culturali, infrastrutturali e di governance.
La giornata si è conclusa con una riflessione condivisa sull’importanza di strumenti, incentivi e strategie capaci di accompagnare le imprese nei percorsi di transizione ecologica, valorizzando il contributo della ricerca e delle nuove generazioni di studiosi. È emerso con chiarezza il ruolo centrale delle PMI come attori chiave nella creazione di valore sostenibile nei territori, all’interno di un quadro sempre più interconnesso a scala nazionale e internazionale.
