Politiche per il territorio nel Mezzogiorno: stato dell’arte ed appunti per un’agenda che guardi alla pianificazione
- Autori: Vinci, I.; Passarelli, D.
- Anno di pubblicazione: 2025
- Tipologia: Articolo in rivista
- OA Link: http://hdl.handle.net/10447/702589
Abstract
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), con una dotazione di circa 194 miliardi di euro, rappresenta oggi un fattore determinante per le politiche territoriali nel Mezzogiorno, destinato a produrre effetti ben oltre il 2026. Oltre agli investimenti infrastrutturali, il Piano incide su riforme e ambiti immateriali, influenzando in modo sistemico lo sviluppo urbano e regionale. Le sue ricadute possono essere distinte in dirette, legate ai progetti finanziati, e indirette, con effetti collaterali sul sistema delle politiche pubbliche. Tra le conseguenze dirette emergono gli investimenti nella mobilità sostenibile e nel trasporto pubblico, che includono il potenziamento delle reti ferroviarie regionali, delle infrastrutture urbane e della mobilità dolce. Tali interventi, in alcuni casi, segnano un’inversione rispetto al passato, rilanciando anche linee considerate marginali. Parallelamente, il PNRR ha riattivato le politiche di rigenerazione urbana, sostenendo programmi come il Programma Innovativo per la Qualità dell’Abitare (PiNQuA) e i Piani Urbani Integrati, con un rinnovato ruolo delle città metropolitane. Queste iniziative introducono approcci innovativi, tra cui housing sociale, sostenibilità energetica e attenzione alla questione climatica, con potenziali effetti duraturi. Accanto a tali opportunità, emergono criticità. La pressione attuativa del PNRR ha ridotto l’attenzione verso altri strumenti, come i fondi europei 2021-2027, fondamentali per la coesione territoriale. Inoltre, si registra un indebolimento della pianificazione urbanistica, aggravato dalla fragilità amministrativa degli enti locali. Le risorse umane sono spesso destinate all’attuazione dei progetti del Piano, a scapito delle attività di pianificazione. Nonostante recenti riforme regionali, come in Campania e Sicilia, la pianificazione fatica a consolidarsi, evidenziando una crescente distanza tra investimenti materiali e organizzazione del territorio. Per rilanciare il ruolo del piano urbanistico, emergono alcune priorità: semplificare procedure e normative, ridurre i tempi di redazione, rafforzare le capacità amministrative e promuovere forme di pianificazione intercomunale, soprattutto nelle aree interne. In questa prospettiva, il piano sarà “utile” solo se percepito come strumento concreto, accessibile e capace di orientare efficacemente lo sviluppo sostenibile.
