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GENNARO SCHEMBRI

Di canto e crepe: Rosa Balistreri nel cinema di Paolo Licata

Abstract

L’articolo analizza la rappresentazione cinematografica di Rosa Balistreri nel film L’amore che ho di Paolo Licata, mettendo in luce il modo in cui il regista costruisce un ritratto complesso della cantante siciliana, lontano tanto dalla celebrazione folklorica quanto dalla semplice ricostruzione biografica. Il contributo colloca Rosa Balistreri all’interno della tradizione musicale popolare siciliana, interpretandone il canto come forma di resistenza culturale e memoria collettiva legata a secoli di marginalità, povertà e subalternità. Il saggio evidenzia come il film assuma la musica non come accompagnamento, ma come struttura narrativa ed emotiva capace di attraversare il racconto e dare voce ai traumi, ai desideri e alle contraddizioni della protagonista. In conclusione, il contributo interpreta L’amore che ho come un’opera capace di trasformare il biopic in esperienza poetica e sensoriale, nella quale il canto di Rosa Balistreri diventa gesto politico, memoria incarnata e forma di resistenza. Il film viene così inserito nel panorama del nuovo cinema d’autore italiano contemporaneo, attento al rapporto tra identità, memoria e rappresentazione del reale.