PalermoTuttaPorto
- Autori: Tuzzolino, G.F.; Margagliotta, A.; Sarro, A.; De Marco, P.; Anello, A.; Belvedere, E.; Ganazzoli, A.; Norata, P.; Passarello, P.; Richiusa, E.; Saja, D.; Rampulla, G.; Marchese, R.
- Anno di pubblicazione: 2025
- Tipologia: Altro
- OA Link: http://hdl.handle.net/10447/712251
Abstract
Palermo al centro del Mediterraneo, tra Occidente e Oriente, tra Europa e Africa, crocevia di culture, ritrova una centralità nella riconoscibilità della sua fisionomia di città di mare: tutta-porto. L’acqua torna protagonista dello spazio urbano, lambendo nuovamente l’edificato storico e ripristinando una spazialità di cui è intrisa la memoria. Il dipanarsi di una linea raduna e racconta fatti diversi di una città nuova, nuovamente concatenata a quella antica. La colmata formata dai resti degli edifici bombardati nella Seconda Guerra mondiale – che ha compromesso la forma della città allontanandola alla vista e al contatto fisico con il mare – viene frantumata da una linea catalizzatrice, scavata da canali e risagomata; davanti ad essa, nuove “isole” sono modellate con figure geometriche semplici e fluttuanti, tra esse interconnesse. Si rafforzano segni esistenti, trame urbane, preziosi vuoti, tessiture vegetali; si ricostituiscono piazze e giardini; si impiantano nuovi agrumeti; si moltiplicano gli approdi e gli affacci sul mare (a volte con muri dalle traiettorie tese, incastrati nel terreno, altre volte, con percorsi compresi nel loro spessore; in altri casi ancora, con piattaforme galleggianti sull’acqua). Grandi e piccoli servizi trovano una collocazione adeguata, così come spazi aperti, evocativi, pensati per eventi e incontri. La città riconquista la sua vocazione al dialogo e all’accoglienza. Gli edifici tornano a fronteggiare il mare; ma pure eventi distanti, come i monti della Conca d’Oro e Montepellegrino, riguadagnano la scena urbana. E tutto resiste e continua ad esistere, persino i segni delle contraddizioni del presente che, letti e interpretati, vedono attribuiti nuovi significati: l’architettura, con il suo potere, connette lo spazio esistente alla storia delle trasformazioni coerenti del luogo, incluse le vicende apparentemente secondarie e contraddittorie: avvertendo la vocazione dell’antica, e anche della nuova, città.
