Salta al contenuto principale
Passa alla visualizzazione normale.

MANOELA PATTI

1943. La Sicilia come laboratorio

Abstract

Il 10 luglio del 1943, con l'Operazione Husky, gli Alleati sbarcarono nel primo lembo d'Europa, la Sicilia. Prima del 25 luglio e ben prima dell’8 settembre, la vicenda siciliana prefigurò quello che sarebbe avvenuto nel resto della penisola. Lo sbarco accelerò inoltre la crisi del fascismo, determinandone la caduta. Dopo il successo delle operazioni alleate nel Mediterraneo, conclusesi con l’occupazione della Tunisia nel maggio del 1943, dalle coste nordafricane erano salpate quasi 1.400 navi, con a bordo migliaia di mezzi di sbarco. Si trattò della più grande operazione aeronavale compiuta nel Mediterraneo e superata poi soltanto dallo sbarco in Normandia. Da quel momento, seppure attraverso una lunga campagna militare, gli eserciti anglo-americani avrebbero occupato e liberato l’Italia, per poi amministrarla fino al 1947. L’invasione e poi l’amministrazione della Sicilia hanno costituito uno snodo fondamentale nella storia della Seconda guerra mondiale in Europa, oltre naturalmente a rappresentare un momento di svolta per la guerra e per il futuro dell’Italia. Da tale punto di vista la Sicilia prima, e l’Italia meridionale poi, costituiscono infatti il primo banco di prova della capacità amministrativa degli Alleati di realizzare le promesse della Liberazione dal nazifascismo, ma anche dalla povertà e dalla fame collegate alla guerra, che caratterizzavano la propaganda delle Nazioni Unite. Il saggio ricostruisce le prime fasi dell'amministrazione alleata dell'isola, e il passaggio dalla guerra al dopoguerra.