Iperuricemia: significato clinico e nuove prospettive di trattamento
- Autori: Licata, G.; Di Chiara, T.; Petta, S.; Scaglione, R.
- Anno di pubblicazione: 2012
- Tipologia: Contributo in atti di convegno pubblicato in volume
- OA Link: http://hdl.handle.net/10447/102190
Abstract
L’acido urico (AU) è un composto organico, che rappresenta il prodotto finale del catabolismo delle purine (adenina e guanina) endogene ed esogene; è un acido debole, si presenta in forma ionizzata (urato) per il 98% e, a seconda del pH, può essere disciolto in soluzione idroalcolica, o precipitare in forma cristallina (1). La concentrazione ematica dell’acido urico è mantenuta entro limiti fisiologici grazie all’equilibrio tra la produzione e l’eliminazione. Circa due terzi dell’acido urico viene eliminato dai reni, mentre il rimanente viene eliminato con le feci. La solubilità dell’acido urico è di circa 6,8 mg/dl a 37°C. Quando la concentrazione di urato supera questo limite, si creano condizioni favorevoli per la formazione e la precipitazione di cristalli di urato (1). I valori normali di uricemia nell’adulto sono compresi tra 4,5 e 7 mg/dl nell’uomo e tra 3 e 6 mg/dl nelle donne. Essi sono influenzati da diversi fattori, tra cui sesso, età , pressione arteriosa, funzione renale, abitudini alimentari e consumo di alcol (2). Gli esseri umani e i primati superiori non possiedono, a seguito di una mutazione occorsa nel gene codificante l’uricasi, responsabile della degradazione dell’acido urico in allantoina, un composto molto solubile. Per tale ragione la concentrazione degli urati nell’uomo è molto più elevata rispetto a quella della maggior parte dei mammiferi non primati, che possiedono tale enzima. Giornalmente circa due terzi degli urati prodotti vengono escreti dai reni, mentre la maggior parte della quota residua viene eliminata per via intestinale, attraverso un meccanismo di secrezione attiva. Circa il 90% dell’acido urico filtrato dai reni viene riassorbito, così da mantenere l’equilibrio fisiologico e tale processo è mediato da specifici trasportatori di urato (1,2). Da un punto di vista epidemiologico, si definisce iperuricemia la media più due deviazioni standard del valore medio della popolazione sana (7 mg/dl) e rappresenta una condizione metabolica più prevalente rispetto alla gotta. L’aumento dell’AU sierico al di sopra dei valori fisiologici può essere attribuito sostanzialmente a due condizioni: un aumento della produzione di acido urico e/o una ridotta escrezione di urati. L’iperuricemia di per sé non rappresenta necessariamente una malattia né costituisce un’indicazione assoluta alla terapia farmacologica; tuttavia molti studi hanno considerato il ruolo dell’iperuricemia asintomatica (3,4).
