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GIORGIA COSTANZO

Recensione a Gianfranco Marrone, "Della significazione. Testualità, traduzione, culture", Milano, Mimesis, 2024 (pp. 514)

Abstract

Da Cipputi a Steinberg, da McDonald’s a Calvino, da Charlie Brown a Pasolini. E ancora quadri, romanzi, campagne pubblicitarie, disegni, occhiali, spazi commerciali, film, autobiografie, fumetti e social media. Come può un volume attraversare campi di indagine diversi come quelli, tra gli altri, del design, pittura, branding, letteratura e cinema, e considerare testualità così eteroclite scongiurando al lettore l’inevitabile vertigine di tanta complessità? Quale fil rouge tiene insieme oggetti e fenomeni così diversi rendendo possibile costruire un’opera sfaccettata e coerente al tempo stesso? Ciò può accadere solo se essi vengono considerati non tanto per il piano dell’espressione che li differenzia, quanto per le forme e le strutture che ne articolano la significazione sociale e culturale, e cioè all’interno di un lavoro eminentemente semiotico. O meglio, può accadere se attraverso di essi è possibile mettere in scena il lavoro del semiologo stesso, la cui cassetta degli attrezzi rivela le proprie potenzialità euristiche quando messa alla prova su campi diversi, facendo lavorare la semiotica sotto forma di “organon per le scienze umane”, come la pensava Bruno Latour insieme a Paolo Fabbri.