«Più belle e più popolari le dive che hanno bambini»: maternità e divismo nel rotocalco generalista del secondo dopoguerra
- Autori: Busetta, L.
- Anno di pubblicazione: 2018
- Tipologia: Articolo in rivista
- OA Link: http://hdl.handle.net/10447/708573
Abstract
Se il ruolo del cinema è centrale all’interno della stampa generalista del secondo dopoguerra, altrettanto cruciale è il legame fra sessualità e immagine divistica che in questo contesto emerge e si diffonde. Nell’ampia circolazione di immagini divistiche riscontrabile sul periodico “Oggi” tra la fine degli anni ‘40 e la prima metà degli anni ’50, osserviamo come siano soprattutto i riti di passaggio a costituire gli assi portanti su cui si orientano discorsi sessuali. La figura del matrimonio diviene strumento principale di controllo sociale, mentre la maternità assume una funzione di incanalamento del desiderio sessuale nelle forme normate della famiglia e della procreazione. È in particolare attorno ad alcune celebri maternità che emergono nel periodo dell’immediato dopoguerra (quelle di Ingrid Bergman, Rita Hayworth e Silvana Mangano) che il racconto sulla vita privata della celebrità si fa racconto pubblico e programma normativo sui comportamenti sociali all’interno del contesto nazionale. Il corpo femminile, la sua gestione e il suo controllo, è in questo senso il fulcro rilevante su cui si incrociano discorsi collettivi e orientamenti politici, “testo culturale” che orienta l’orizzonte simbolico di una società fortemente segnata dall’impronta della cultura cattolica, in cui la famiglia eterosessuale costituisce il luogo naturale dell’esercizio dell’asimmetrica relazione fra i sessi. L’analisi della rappresentazione della maternità divistica sulla stampa ad ampia diffusione è utile dunque a leggere non solo la disposizione concettuale della moralità corrente, ma anche a portare alla luce i sintomi di trasformazioni sociali e politiche più ampie, che trovano nel tema sessuale un terreno di incontro e di scontro privilegiato.
