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IGNAZIO BUTTITTA

Montagne, alberi, grotte. Paesaggi e spazi del sacro tra mondo antico e contemporaneità folklorica

Abstract

La sacralità di un luogo non può essere intesa come una qualità che preesiste e si rivela all’uomo, piuttosto come una qualità che viene assegnata sulla base di criteri culturali, ossia sulla base di specifiche e condivise rappresentazioni e esperienze della realtà. La sacralità dei luoghi è sempre connessa a una leggenda, al rinvenimento di un’immagine, di una reliquia, ovvero a un’apparizione, a un miracolo, a un evento straordinario, ed è sancita ‘positivamente’ dall’uso cultuale di cui questo diviene sede o ‘negativamente’ da divieti di contatto. Vi sono certamente caratteristiche naturali o artificiali del paesaggio che possono contribuire a raπorzare la percezione sacrale di un luogo ma non a determinarla. Se è vero che numerosi luoghi sacri possiedono una bellezza e un fascino costitutivi della loro dimensione religiosa nondimeno non mancano i luoghi che non coinvolgono in alcun modo chi è estraneo alla tradizione cultuale di cui questo è parte. Questi temi saranno discussi attraverso l’esame di alcuni casi etnografici desunti dal lavoro di eminenti studiosi (Hertz, Brelich) e direttamente osservati: quello del culto di san Besso presso il Monte Fautenio, quello della Santissima Trinità di Monte Autore, quelli della Madonna del Mirto di Palianis, di Santa Veneranda a Skotino e di Santa Rosalia a Palermo.