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ANGELA BELLIA

La lastra plumbea di Piazza Armerina (VI sec. a.C.), Archetipo di iconografia musicale dionisiaca?

Abstract

La raffigurazione di una lastra di piombo, proveniente dal territorio di Piazza Armerina del VI sec. a.C. e acquistata dal Museo Archeologico Regionale di Agrigento, è di particolare interesse. Vi è rappresentato un corteo dionisiaco composto da due gruppi di satiri e di sileni, ciascuno dei quali tiene un tralcio di vite e una corda collegata ad un carrus navalis dentro cui è raffigurato Dioniso che regge il corno potorio tra due satiri impegnati a suonare l’aulos a canne doppie. Allo stato attuale degli studi, questo tema figurativo, oltre alla lastra rinvenuta in Sicilia, è presente su tre vasi attici a figure nere, databili agli ultimi decenni del VI sec. a.C. La raffigurazione sembra riferirsi alle Antesterie, festività in onore di Dioniso, legate al vino e celebrate in primavera ad Atene. Le fonti scritte e figurative documentano le fasi della cerimonia che si svolgeva nell’arco di tre giorni e prevedeva l’apertura delle giare d'argilla dove era stato conservato il vino dopo il raccolto autunnale, il loro trasporto nel santuario di Dioniso e l’assaggio del vino nuovo. Durante la fase centrale della festa chiamata Choes, il ‘giorno dei boccali’, veniva disputata una gara tra bevitori, il cui inizio era segnato dal suono di uno o più strumenti musicali a fiato. Inoltre, veniva celebrato, probabilmente con un corteo, l'arrivo di Dioniso dal mare su un carro a forma di nave in un’atmosfera di grande allegria. La scena della lastra sarebbe uno dei singolari esempi di evocazione della processione, tuttavia non va escluso che possa essere la rappresentazione della ripetizione rituale della cerimonia. È verosimile che, durante la festa, venisse portata in giro una statua di Dioniso su un carro a forma di barca o che qualcuno assumesse il ruolo del dio circondato da altri uomini mascherati da satiri che suonavano l’aulos. Allo stato attuale degli studi, la lastra è una rarissima testimonianza della circolazione di disegni con particolari motivi iconografico-musicali e un fortunato caso di conservazione del “cartone” della scena dionisiaca presente nelle officine dei ceramisti attici della fine del VI sec. a.C.