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GIUSEPPE ABBATE

La dimensione pubblica delle risorse idriche in Sicilia tra sprechi e prospettive future

Abstract

Il nostro Paese, come il resto del globo, sta affrontando negli ultimi decenni crisi ambientali e climatiche sempre più gravi che mettono in pericolo esseri viventi e risorse naturali. Le città e i territori sono sempre più fragili e impreparati a fronteggiare alluvioni, esondazioni, frane, eventi meteo estremi – in costante aumento – insieme a fenomeni di siccità e desertificazione. Le cause sono dovute ai cambiamenti climatici, agli impatti delle pressioni antropiche sui territori e, a vari livelli, a forme inadeguate di management delle risorse naturali. Il contributo affronta questioni legate alla risorsa acqua, elemento indispensabile per l’uomo e per l’ambiente, la cui qualità e disponibilità è sempre più compromessa a tutte le latitudini dall’alterazione delle falde acquifere, dall’inquinamento, dalle condizioni vetuste delle infrastrutture idriche, dalle modalità di gestione della risorsa stessa. Recenti studi registrano diverse criticità, tra cui quella che non a tutti i cittadini è garantito il normale accesso ai servizi idrici – come indicato già nel 2015 nell’SDG 6 dell’Agenda 2030 – inoltre, la qualità e la gestione dell’acqua varia a seconda dei territori e delle stagioni. In Italia, tra le diverse regioni che storicamente soffrono la carenza d’acqua nel settore civile, agricolo e industriale, rientra la Sicilia, scelta come caso studio, dove la gestione delle risorse idriche rappresenta un’operazione complessa, caratterizzata da una combinazione di fattori naturali, strutturali e gestionali che incide profondamente sulla qualità della vita dei cittadini e sul futuro dell’isola.