Approvato il Bilancio di previsione autorizzatorio per l'esercizio 2026
Approvato il Bilancio autorizzatorio per il 2026 e quello non autorizzatorio per il successivo biennio 2027 e 2028. Ancora una volta viene confermata la buona salute dei conti dell’Ateneo, con elementi positivi, ma anche con innegabili aspetti critici.
I proventi operativi propri vedono una contrazione del 10% rispetto al 2025 (da 50,2 MLN a 45,2 MLN €), prevalentemente dovuta alla riduzione prevista dei ricavi dalle iscrizioni ai corsi del TFA e della formazione insegnati. Si tratta di una riduzione prevista in via prudenziale, ma l’auspicio rimane quello di recuperare almeno una parte di queste minori entrate a consuntivo dell’effettiva evoluzione delle iscrizioni. D’altra parte, si prevede un incremento di circa 2 MLN € sulle entrate da contribuzione studentesca, anche in questo caso valutate in misura prudenziale e rispetto alle quali ci si possono ragionevolmente attendere ulteriori incrementi rispetto alle previsioni.
Si prevede un importante incremento anche dei contributi esterni, la cui quota principale è ovviamente rappresentata dal Fondo di Finanziamento Ordinario, che viene stimato in crescita di oltre 8 MLN € rispetto alla previsione del 2025 (da 232,1 MLN a 240,2 MLN €). Va tuttavia rilevato che la crescita effettiva rispetto al 2025 sarà molto più contenuta – circa 1 MLN € - in quanto la stima del 2025 era stata effettuata tenendo conto del consistente taglio subito nel 2024, poi in larga misura recuperato con l’effettiva assegnazione del 2025 (e pertanto la quota di Ateneo del 2025 era risultata prossima a 239 MLN di euro).
L’incremento di quasi 1 MLN € previsto per il 2026 rispetto all’effettiva assegnazione del 2025 deriva in parte dall’aumento atteso della quota di costo standard per studenti regolari e in parte dall’aumento previsto del FFO a livello nazionale. Nella Legge di Bilancio dello Stato attualmente in discussione, infatti, è previsto un incremento di qualche decina di milioni, pari allo 0,34%, di cui si è tenuto conto nella stima dell’assegnazione all’Ateneo.
La voce di costo di gran lunga più rilevante è ovviamente rappresentata dagli oneri stipendiali del personale, che sono previsti con una sostanziale stabilità rispetto al 2025, essendo stato valutato un possibile incremento di poco inferiore a 500.000 € rispetto ai 219,9 MLN € del 2025. Il mantenimento di questo costo richiederà, tuttavia, una particolare attenzione ai tempi previsti per le prese di servizio e il ricorso a fondi aggiuntivi per la copertura di parte dei costi stipendiali, a partire da quelli derivanti dai progetti PNRR in via di completamento e dai fondi margine che i Dipartimenti eventualmente prevederanno di impegnare. Con riferimento ai costi del personale, è opportuno evidenziare che la dinamica degli oneri stipendiali porta naturalmente ad un continuo aumento, derivante dalla perdurante imputazione ai bilanci degli Atenei degli incrementi di costo derivanti da norme di legge (scatti stipendiali e incrementi ISTAT per i docenti) e dal rinnovo dei contratti del personale TAB. Tale incremento non è peraltro facilmente prevedibile, in quanto dipende in misura consistente dall’evoluzione dei contratti collettivi nazionali del pubblico impiego, ma in alcune annualità comporta aumenti di alcuni milioni di euro per l’Ateneo (in particolare, si ricorderà l’incremento del 4,8% intervenuto nel 2024, risultato invece molto più contenuto nel 2025).
Si pone pertanto un importante problema di carattere nazionale, in quanto la sostenibilità dei costi stipendiali potrebbe risultare alla lunga compromessa se nei prossimi anni non interverranno significativi adeguamenti dell’impegno dello Stato sul Fondo di Finanziamento Ordinario e sulle modalità di calcolo dell’indicatore di sostenibilità dei costi del personale. Al riguardo va infatti rilevato che il valore del suddetto indicatore, pari al 76,4% per l’Ateneo nel 2024, prevedibilmente crescerà al 78,5% nel 2025 (valore che verrà utilizzato per l’assegnazione delle facoltà assunzionali nel 2026), per rimanere costante nel biennio successivo. Queste problematiche non riguardano ovviamente il solo Ateneo palermitano, in quanto per tutte le università statali si è avuto un corrispondente aumento dell’indicatore, che anche in importanti atenei del nord del Paese ha raggiunto valori prossimi a quello di UNIPA (Genova al 76%, Pisa al 73,5%, partendo rispettivamente dal 70% e dal 68,6% dell’anno precedente). Nel caso in cui venisse superato il valore dell’80%, le facoltà assunzionali dell’Ateneo rimarrebbero limitate al 50% delle cessazioni dell’anno precedente, con un’evidente riduzione della disponibilità di punti organico da impegnare per la programmazione.
Passando ad aspetti di maggiore dettaglio, si deve sottolineare che il Bilancio del 2026 è costruito sulla base di un’analitica valutazione delle previsioni di costo, effettuata dal Direttore Generale e dal Rettore con un’attenta e puntuale interlocuzione con i responsabili degli Uffici. Un aspetto largamente positivo e rassicurante riguarda l’ampia disponibilità di risorse accantonate in numerosi capitoli di bilancio degli anni precedenti, sui quali l’Area Finanziaria sta effettuando un’attenta valutazione, per consentirne una progressiva liberazione a copertura di costi che dovessero emergere nel corso dell’esercizio 2026 e dei successivi. A ciò si aggiunge l’imponente disponibilità di risorse residue sui progetti del PNRR che, con la prossima conclusione delle attività, forniranno all’Ateneo un rilevante polmone per investimenti futuri. Per questo importante risultato è necessario riconoscere l’efficace impegno collettivo di tanti colleghi del personale docente e TAB e ringraziare in misura particolare gli Uffici impegnati nella rendicontazione e nella gestione dei progetti (in primis OASI, Aree Ricerca, Risorse Umane e Centrale Acquisti, Dipartimenti), i docenti che con generosità hanno rendicontato ore/uomo in misura estremamente significativa e i responsabili scientifici dei progetti.
Alcune voci di costo sono attualmente coperte in misura inferiore alle attese necessità (tra queste, il FFR, la manutenzione ordinaria degli immobili, i contratti di insegnamento, i tirocini, le licenze software), ma si prevede che gli importi previsti vengano successivamente integrati con risorse che si libereranno con la chiusura dell'esercizio 2025 e che potranno essere "ribaltati" tra le disponibilità del 2026. Il Senato Accademico ha particolarmente sottolineato la necessità di effettuare tempestivamente tali integrazioni, per le quali l'Amministrazione ha fornito ampie rassicurazioni sulla possibilità di copertura entro il primo semestre del prossimo anno.
